Conservatorio di Santa Maria degli Angiolini - un luogo ritrovato -

di Elisabetta Morici - pubblicato il 24 Dicembre, 2009 in Approfondiamo su...

Se domandate alla maggior parte dei Fiorentini di indicarvi la strada per l’antico convento di Santa Maria degli Angiolini, molto probabilmente non avrete una risposta pronta.
Eppure è al centro di Firenze, non lontano da piazza Santissima Annunziata, lungo la strada ora denominata via della Colonna, all’angolo con via della Pergola e poco distante dal museo archeologico.
Ed è lì che la mattina del 24 novembre 2009 è stato inaugurato a Firenze il coro delle monache e la Sala della Duchessa all’interno del Conservatorio di Santa Maria degli Angiolini, un piccolo gioiello nel cuore di Firenze, sconosciuto alla maggior parte dei fiorentini stessi.
Con questa inaugurazione si completa un ciclo di restauri iniziati qualche anno fa e la cui prima fase si era conclusa nel 2006 con il pieno ripristino della chiesa del complesso.

Il Coretto è lo spazio sopraelevato che affaccia all’interno della chiesa sottostante, separato da una grata, ed era destinato alle monache di clausura: in questo modo potevano assistere alle funzioni religiose senza essere viste.

La sala della Duchessa è posta invece al piano terra di questo vasto complesso conventuale ma, a dispetto del nome, nessun documento attesta essere stato usato dalle duchesse di casa Medici o Lorena. È una vasta sala decorata con delicati affreschi ottocenteschi che a causa della posizione e soprattutto dell’alluvione del 1966, aveva sofferto notevoli danni causati dalla forte umidità.
Questi ambienti si inseriscono all’interno del complesso denominato Conservatorio di Santa Maria degli Angeli: un luogo che ci riporta indietro al tempo di Lorenzo il Magnifico e al suo sogno di edificare in questa stessa area di Firenze il suo grande palazzo “alla romana”e che lo portò ad acquisire molte proprietà della zona.

Le prime notizie che abbiamo di questa chiesetta risalgono appunto al 1507, quando “ebbe principio nella sua fondazione da sei buone donne benché di bassa stirpe,che fino dell’anno 1507 si ritrovavano in questa città di Firenze, quali deliberando, unite insieme, di volere servire a Dio…”(dal libro di Memorie del Monastero). Il Richa (1755) ci riporta i loro nomi che suonano d’antico: Domenica di Clemente Checchi di Castelfranco, Ginevra e Maria di Andrea di Berna da Santa Maria Impruneta, Lisabetta di Andrea Pollandi da Sesto, Taddea d’Ippolito Valenti di Firenze e Lucrezia di Leonardo di Piero di Firenze.

Il documento, conservato nell’archivio del Conservatorio, attesta che vengono concessi privilegi dall’allora papa Giulio II della Rovere. Nel 1508 le sei donne, con l’aiuto economico del monsignore Marco Strozzi, acquistano una casa nel Canto del Rosaio- nell’odierna via della Colonna- che era stata edificata da Lorenzo de Medici, una della quattro che il Magnifico possiede nella zona. Oggi è possibile identificare questa edificio con quello all’angolo fra via della Pergola e via Laura e che ancora conserva dei peducci quattrocenteschi in pietra serena, poi divenuto sagrestia del convento di Santa Maria degli Angiolini.

Il luogo scelto per la costruzione del convento è ovviamente attenta: posto a tramontana e ben ventilato, insiste sull’area di nuova espansione della città di Firenze, ancora non congestionata e con molti tiratoi dell’Arte della Lana fra orti e giardini.

Un tiratoio è ricordato in via della Pergola, un altro -quello dell’Aquila- fra via dei Servi, via del Castellaccio e via Alfani, mentre sul lato opposto a quello del convento vi era quello di via degli Alfani che è visibile anche nella pianta della Catena del 1570 c. così come nella pianta del Buonsignori del 1584.

L’area è proprio quella che avrebbe dovuto vedere la nascita della grandiosa reggia medicea che è ricavabile dal foglio del progetto (GDSU282A) di Giuliano e Antonio il Vecchio da Sangallo: sarebbe dovuto diventare l’edificio più imponente costruito dai Sangallo per la committenza medicea, facendo risorgere l’architettura all’antica di una villa monumentale con giardini all’interno delle mura cittadine e inserita nel contesto urbano. 

Il convento, quindi, da subito nasce circondato da vasti e imponenti complessi, come il Tiratoio dell’Arte della Lana e lo Spedale degli Innocenti, e la creazione di nuove direttrici come via Laura, strada che secondo il piano del Magnifico risale al 1491.

Quando, nel 1513, il figlio di Lorenzo viene eletto papa divenendo Leone X, probabilmente fa suo il piano per la villa monumentale che vorrebbe realizzare, ma questo non intaccherà i privilegi che il convento aveva acquisito, tanto che sarà proprio lui a confermarli autorizzando in modo definitivo la creazione di un convento di suore di clausura, terziarie domenicane, dedite alla carità, con la prima priora suor Vincenza Nemmi già dal 1509.

Ben presto il primo nucleo conventuale verrà accresciuto per motivi pratici, accogliendo dentro alle sue mura molte giovani desiderose di consacrare la vita a Dio. Verranno quindi acquisiti nuovi edifici circostanti, soprattutto comperati dalle proprietà di Bartolomeo della Scala, noto umanista e Cancelliere della Repubblica fiorentina e che aveva nel quartiere le sue maggiori proprietà; dopo la cacciata dei Medici nel 1494 il suo ruolo politico appare ridimensionato e saranno soprattutto i suoi eredi ad avere problemi economici durante i primi decenni del XVI secolo. Così, le monache di Santa Maria degli Angiolini acquistano nel 1525 alcuni terreni, mettendo a frutto l’opportunità di beneficiare a pieno delle potenzialità di un’area che doveva ancora trovare una definizione urbanistica chiara. Fra il terzo e il quarto decennio del Cinquecento il cantiere del Convento procede a piccoli passi ma con un incredibile numero di maestranze impegnate, dai legnaioli ai mastri muratori, lastraioli e scalpellini.

Il fermento edilizio si interrompe con l’assedio delle truppe imperiali e la recrudescenza della peste, che durerà dall’estate del 1527 alla fine del 1528. La terribile peste si porterà via anche il pittore Domenico Puligo, che lascerà incompiuta la pala d’altare che stava dipingendo per la chiesa di Santa Maria degli Angiolini con una intensa Presentazione della Vergine al Tempio, terminata poi dai suoi collaboratori.

Dopo il 1527 la famiglia di suore terziarie torna a crescere di numero e quindi verrà intrapresa una nuova fase di ampliamento del monastero con nuove celle e chiostri. La costruzione si amplia talmente fino a raggiungere il vicino Convento della Crocetta, dal quale verrà diviso con l’apertura dell’ultimo tratto di via della Pergola secondo l’ordine di Cosimo I Duca di Firenze nel 1548: “una strada per utile della città chiamandosi fino ad ora la Viaccia”.

E’ questo momento che vede la costruzione della nuova chiesa, che verrà consacrata nel 1571 dal vescovo di Cortona Matteo Concini.
L’edificio ha la tipica struttura delle chiese conventuali di clausura: aula unica, presbiterio rialzato e grande coro monastico sostenuto da un’ampia volta ribassata, disposto superiormente con le grate aperte verso l’altare maggiore, attraverso le quali le monache potevano assistere alle funzioni religiose.

Tanti sono stati gli interventi nel complesso effettuati nel secondo e terzo decennio del Cinquecento, che gli studiosi non azzardano precise descrizioni; lo schema è regolare, con cortile centrale, ma il convento di quell’epoca è oggi ben difficile da riconoscere. La pianta di Stefano Buonsignori ce ne dà una idea approssimativa nella sua veduta a volo d’uccello di Firenze del 1584. 

L’allora chiesa di Santa Maria degli Angiolini non doveva essere tanto diversa da quella che possiamo visitare oggi, sia per dimensione che per volumetria. Forse, la navata era un poco più corta e dietro all’abside ci doveva essere un piccolo orto, sacrificato per la cappella seicentesca ancora in uso. Il campanile a vela reca la data del 1594, forse quella della sua edificazione.
L’altare della chiesa verrà rifatto nel 1615 a spese di suor Angela Tebaldi, ornato di marmi e pitture. Durante il restauro è effettivamente apparsa la data del 1616 negli affreschi del pittore Curradi, che decorerà l’interno della navata. Verranno in questo momento costruiti i due altari laterali, che ancora oggi si ricordano con i nomi delle famiglie committenti, Tebaldi e Gianfigliazzi e che presentano secondo alcuni studiosi una architettura vicina allo stile del Buontalenti.

Nel periodo barocco grazie alla ingente eredità lasciata al convento dal cappellano del cardinale Carlo de’ Medici e canonico di San Lorenzo Alessandro Berti, la chiesa viene decorata di stucchi e dipinti di Francesco Curradi e Matteo Rosselli.
Nella seconda metà del Seicento nel convento si sviluppa una officina monacale dedicata alla realizzazione di ricami preziosi sia per uso interno che per essere venduti. I lavori di decorazione, di sistemazione ed ampliamento, per quello che era possibile vista la zona ormai densamente urbanizzata, andranno avanti per tutto il secolo e durante i primi decenni del Settecento, fino ad arrivare alla sistemazione e rifacimento del nuovo altare nel 1762.

Il grande cambiamento arriverà con l’avvento delle riforme apportate da Pietro Leopoldo I d’Asburgo Lorena, la nuova dinastia che al posto degli estinti Medici aveva preso il governo del Granducato di Toscana. Nel 1785 viene tolta la regola della clausura con il motuproprio del Granduca e il convento, così come molti altri in città, verrà trasformato in Conservatorio, ovvero un Educandato, dedito all’istruzione di fanciulle, ruolo che, con alterne vicende, ha però sempre mantenuto.

Le Religiose, trasformate in Oblate e obbligate a lasciare l’abito religioso per una uniforme - indossata dalle signore di Santa Maria degli Angiolini fino al 1955 - diventarono le educatrici “delle giovinette di civile condizioni e di figlie del popolo”, ruolo che venne ribadito anche dalla legge dello Stato italiano con Regio decreto del 1876. 
Pochi dei Conservatori toscani hanno mantenuto la famiglia religiosa al suo interno come è invece accaduto qui, dove, nel 1955, alla famiglia religiosa delle suore Angioline si sono affiancate le suore di Santa Marta. Le presenza delle suore Angioline si è ormai estinta al Conservatorio, ma le suore di Santa Marta hanno raccolto il loro compito che ancora oggi è parte importante della vita della città di Firenze e memoria della ricca storia che si è succeduta fra queste antiche mura.

Il recupero di questo luogo ci permette quindi una immersione nella cultura storica fiorentina, dove si possono scoprire opere artistiche di grande bellezza ma legate ad un periodo artistico dei meno conosciuti per la città di Firenze. Il linguaggio del Seicento e del Settecento ci svela l’eleganza e raffinatezza degli artisti locali; nella chiesa convivono armoniosamente le opere devote di Francesco Curradi e Matteo Rosselli insieme agli stucchi tardo-barocchi e alle opere settecentesche delle architetture di illusione - le quadrature prospettiche del Sacconi - mentre dall’altare l’opera sopravvissuta del Cinquecento del Puligo sembra vegliare e ricordarci del fermento religioso che ha concorso alla realizzazione del Convento di Santa Maria degli Angiolini e dei suoi spazi.
Il coretto, prima del restauro, appariva con le pareti annerite e lo spazio era occupato da innumerevoli oggetti, oltre a stalli lignei di un coro incompleto i cui pezzi erano stati usati anche per far da spalliera ad un divano al piano inferiore del convento!

La funzione del luogo era ormai perduta e la stanza è stata utilizzata per molto tempo come un magazzino, senza troppe attenzioni per gli affreschi.
I saggi stratigrafici sulle pareti e sulla volta hanno rivelato la presenza di pitture che sono state riportate alla luce. La fase più antica di decorazione pittorica è rappresentata da quattro Santi e una Annunciazione, posti sui lati brevi. San Vincenzo Ferrer e Santa Rosa da Lima, dipinti nel corso del XVII secolo, sono opposti a San Domenico e Santa Caterina da Siena che incorniciano lateralmente l’Annunciazione, datata 1584 e siglata I.G. sul sedile della Vergine. E’ questa immagine una riproposta dello stesso soggetto della chiesa della SS. Annunziata, fra le più ricopiate a Firenze.

Attorno a queste pitture sono apparse, grazie al restauro, delle finte architetture di periodo barocco, con mensoloni, vasi di fiori e riquadrature geometriche per completare evidentemente la decorazione dell’ambiente.
Fra le opere che sono state ritrovate nel coretto vi sono innumerevoli reliquiari e statue bronzee, fra le quali spiccano due oggetti attribuiti al Giambologna, che era parrocchiano della chiesa, abitando in zona: un San Giovanni Battista che faceva parte di una acquasantiera ormai scomparsa - sembra una copia più piccola di quello presente nella cappella Salviati in San Marco - e una croce astile lignea con la figura del Cristo in bronzo dorato.
Altro prezioso oggetto è una formella in stucco dipinto posta su uno dei lati lunghi che rappresenta la natività ; il restauro ha rivelato accesi colori in contrasto col fondo oro e sulla mangiatoia vuota è stato collocato un Bambino Gesù impreziosito da capelli realizzati con fili di oro e seta. Il paziente restauro è stato condotto da Concita Vadalà, che si è occupata anche della importante catalogazione di tutto ciò che è stato rinvenuto all’interno del Coretto e della Sala della Duchessa per una più facile identificazione nel prosieguo dei lavori.

Il coro in legno di cipresso è stato recuperato e reintegrato, così da poter essere nuovamente posti nel coretto, insieme a due inginocchiatoi che erano sempre presenti all’interno della stanza ma che avevano subito modifiche pesanti per essere utilizzati in modo alternativo. La pulizia delle superfici lignee ha poi messo in luce quella originaria che era stata decorata a finto legno di noce con una tecnica di tempera ad olio.
Nella Sala della Duchessa gli interventi hanno dovuto tener conto della rovinosa alluvione del 1966 che aveva invaso questi locali, degradando anche il pavimento che è stato completamente rifatto. Prima del restauro delle pitture murali si poteva ancora riconoscere il segno del livello che l’acqua aveva raggiunto il 4 novembre del 1966, a circa un metro e mezzo di altezza.

Il restauro ha riportato alla vita un luogo elegante, ornato da decorazioni a grottesche realizzate nella metà dell’Ottocento, dalla sofisticata tavolozza cromatica e incredibile ricchezza di particolari: insetti, rettili o uccellini ingabbiati che si stagliano su ampie campiture chiare. La stanza è destinata a diventare la sede del Consiglio di Amministrazione della Fondazione che oggi gestisce il Conservatorio, ritornando così ad essere parte integrante della vita di questo affascinante convento.

Con questi restauri non si può mettere, però, la parola fine al recupero del complesso. 
Dovrà essere concluso il riallestimento del coretto così da permettere una fruizione godibile dei beni artistici di maggiore interesse e una piena rivalorizzazione del patrimonio tessile appartenuto alle Suore Angioline, frutto del loro lavoro nei secoli che, come si augura Brunella Teodori, della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, possa un giorno essere oggetto di una mostra “ricostruendo quel tempo sospeso della vita conventuale in cui fiorirono arti monastiche oggi perdute”. Per piccoli gruppi di persone che fossero interessate alla visita della chiesa e degli altri locali visitabili, è possibile prenotare al numero 055-2478051.

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Dove e quando

  • Indirizzo: Firenze, via della Colonna

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