Complici del silenzio
di // pubblicato il 07 Maggio, 2010
Argentina 1978, la giunta militare che fa capo al generale Videla vede nell’organizzazione del Mundial di calcio una grande occasione utile a riabilitare l’immagine del paese latino a livello internazionale, oscurando agli occhi del mondo le gravissime violazioni dei diritti umani perpetrate quotidianamente contro la popolazione civile, con l’uso sistematico della tortura e il sistema delle sparizioni che dal 1976 al 1982 ha inghiottito nel nulla 30.000 cittadini argentini.
Maurizio Gallo e l’amico Ugo sono un giornalista e un fotoreporter italiani accreditati al servizio stampa per seguire le partite dei mondiali che arrivano a Buenos Aires con la festosa incoscienza di chi si prepara ad assistere con entusiasmo alle prodezze sportive della nazionale, ignorando completamente la situazione politica argentina e tutto ciò che si nasconde dietro la facciata che il regime offre ai riflettori del torneo calcistico internazionale.
Maurizio ha uno zio fratello di suo padre che dopo essere emigrato da decenni in Argentina vive con la famiglia nella capitale, il giornalista accompagnato dall’amico fotoreporter si reca a pranzo dai parenti dove ha occasione di conoscere il marito della cugina Pablo Pere che lavora per il governo in un non meglio precisato incarico.
L’italiano è anche latore di una busta per l’ex moglie di un amico argentino emigrato in Italia ed ha l’ingenuità di telefonarle da casa dello zio, in presenza del uomo governativo. Maurizio crede si tratti di una somma di denaro e questo mette in moto immediatamente le indagini segrete di Pablo Pere nei confronti della donna.

Ignaro di essere stato pedinato e usato per indagare sulla vita di Ana, questo il nome della bellissima donna argentina a cui deve recapitare la busta dall’Italia, Maurizio la incontra e dopo una cena e una serata passata in un locale tipico dove si balla il tango, i due trascorrono la notte insieme con il patto voluto da lei che al mattino seguente si sarebbero detti addio senza tentare di rivedersi mai più. Il giornalista italiano accetta l’accordo ma il mattino seguente sente l’attrazione ancora forte e la nascita di un sentimento che gli impediscono di tenere fede a quanto stabilito.
Complici del silenzio di Stefano Incerti rappresenta il tentativo di coniugare una storia che ha la struttura di un thriller con il forte impegno di un cinema di denuncia civile, attraverso una vicenda inventata ma molto verosimile, scritta dal regista con Rocco Oppedisano, un italiano stabilitosi da anni a Buenos Aires, la pellicola indaga le responsabilità di tutti coloro che hanno consentito con la loro omertà, che in Argentina potesse prendere campo e consolidarsi il regime militare responsabile dei pesanti crimini contro l’umanità di cui oggi siamo a conoscenza.

I complici del silenzio a cui fa direttamente riferimento il titolo del film sono stati prima di tutto quegli argentini che trovandosi in posizione di privilegio, o sentendosi protetti attraverso conoscenze politiche forti, come accade nel film alla famiglia dello zio, hanno voltato la faccia dall’altra parte facendo finta di non sapere tutto ciò che di efferato accadeva loro intorno ogni giorno a poca distanza, fuori dalle rassicuranti mura domestiche. Fino a quando la protezione non è stata più sufficiente ad arginare la violenza e il coinvolgimento improvviso della famiglia nel dramma dei desaparecidos ha risvegliato quell’indignazione civile fino ad allora sopita.
Complici del silenzio sono stati tutti i governi degli altri Stati del mondo che hanno ignorato per decenni queste realtà per puro calcolo politico, in certi casi prendendo anche parte direttamente all’instaurazione di quei regimi dittatoriali. E’ ormai storicamente accertato un contributo economico diretto da parte della Democrazia Cristiana, al governo in Italia in quegli anni, unita allo Stato Vaticano e alla CIA per finanziare il colpo di stato che l’11 Settembre 1973 ha portato al potere in Cile il dittatore Augusto Pinochet e la destituzione, con annesso omicidio mascherato da suicidio, del presidente comunista democraticamente eletto Salvador Allende.

La protesta che lo zio del giornalista rivolge al console italiano, rivendicando una mancanza d’attenzione dell’Italia per quei suoi figli che prima ha costretto a una vita da esuli emigrando oltre oceano e poi non ha saputo (voluto) in alcun modo aiutare quando si sono trovati schiacciati dalla violenza del regime, è la sintesi perfetta di una realtà storica con precise responsabilità politiche.
Complice del silenzio è stata la Chiesa argentina che si è unita al silenzio del mondo intero nell’omettere di denunciare ciò che accadeva nel paese, salvo pochissime iniziative dei singoli sacerdoti che sono poi finiti nelle liste interminabili delle persone scomparse senza che le istituzioni clericali facessero niente per difenderli. Quando la zia del giornalista italiano si reca alla nunziatura apostolica per chiedere aiuto nell’ottenere notizie sui parenti scomparsi, ciò che riceve in cambio è solo un invito alla cautela e a tornare semplicemente a casa ad aspettare chi non tornerà più.
Meno esplicito di film come Garage Olimpo di Marco Bechis, la scelta del regista Stefano Incerti di suggerire la violenza delle torture senza mostrarla mai in modo diretto rende forse il film meno incisivo ma non riduce la portata etica dell’indignazione e la denuncia che Complici del silenzio esprime. Nel finale del film appaiono tutti quei luoghi che ormai sono diventati simbolo del martirio di un popolo intero, dall’ESMA (Escuela de Mecanica de la Armada), la scuola della marina militare in cui si svolgevano regolarmente le lezioni con gli studenti mentre nei sotterranei gli oppositori del regime o anche semplici civili rastrellati venivano torturati e uccisi, al commovente monumento eretto a tutti gli scomparsi vittime della dittatura militare argentina, con tutti i loro nomi scritti uno per uno come a ricordarci che tutto ciò è accaduto davvero e che è necessario vigilare sempre perché situazioni analoghe non ritornino più in essere. Interessante anche il riferimento finale alla guerra tra Argentina e Gran Bretagna per il possesso delle isole Malvinas, Falcklands per gli inglesi, che nel 1982 ha rappresentato l’ultimo colpo di coda un regime morente, giunto finalmente al capolinea.

Alessio Boni e Giuseppe Battiston rispettivamente nei ruoli di Maurizio e Ugo guidano un cast compatto di ottimi attori, prevalentemente argentini che conferiscono partecipazione e verità ai loro ruoli, dalla bravissima attrice Florencia Raggi nel ruolo di Ana a Juan Leyrado che costruisce un Pablo Pere complesso, carnefice che non si sporca le mani direttamente e burocrate impaurito dallo stesso regime a cui presta i suoi servigi, quando confessa al protagonista di non poter garantire nemmeno per la sua stessa vita dopo la fine del Mundial, ma capace anche di sinceri sentimenti d’affetto per i parenti oppositori nella scena in cui bacia dolorosamente un cadavere.
Il contrasto tra le manifestazioni di gioia che invadono le strade per la vittoria della squadra argentina campione del mondo di calcio 1978 e il drammatico epilogo della vicenda ancora una volta sottolinea l’indifferenza della società civile, anestetizzata dai successi calcistici della nazionale di Maradona, e la cecità verso le brutalità inflitte sotto gli occhi di tutti con rapimenti in pieno sole.