Compañía Nacional de Danza de España: Nacho Duato tra riflessioni e inquietudini

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 14 Maggio, 2011

ParmaDanza 2011, festival del Teatro Regio di Parma, è stato inaugurato lo scorso 3 maggio dalla Compañía Nacional de Danza de España. La soirée d’apertura, interamente dedicata a Nacho Duato - precedente direttore della CND e da poco nominato alla guida del Balletto del Teatro Mikhailovskij di San Pietroburgo – ha proposto due opere in prima nazionale, Gnawa e O Domina Nostra, accompagnate da White Darkness, titolo ormai presente nel repertorio di varie compagnie internazionali.

Fondata nel 1979 da Victor Ullate con una forte propensione al repertorio di carattere classico, la Compañía Nacional de Danza muta nel 1990, grazie alla nomina di Nacho Duato quale suo direttore artistico, la propria natura, aprendosi così alle sensibilità del versante contemporaneo. Nel ventennio di ‘leadership’ Duato – terminato nel 2010, carica attualmente ricoperta da Hervé Palito – la CND guadagna fama e popolarità a livello internazionale, acquisendo, attraverso l’allestimento delle creazioni firmate dal coreografo, un proprio stile precipuo.

Nacho Duato (1957), valenzano dalla formazione composita - Marie Rambert School a Londra, Mudra di Maurice Béjart a Bruxelles e Alvin Ailey American Dance Center a New York - inizia la propria carriera di danzatore dapprima al Cullberg Ballet di Stoccolma, per poi passare al Netherlans Dans Theater di Jiří Kylián. A stretto contatto con Kylián e Hans van Manen, affronta la sua prima creazione coreografica nel 1983 con Jardí Tancat per il NDTII, essendo poi nominato nel 1988 coreografo residente del NDT, assieme ai due maggiori coreografi operanti nei Paesi Bassi.

Il raffinato stile compositivo di Duato, attento all’eleganza che la presenza scenica di un corpo formatosi secondo i parametri classici può fornire, ma al contempo aperto a suggestioni plurime sia tecniche che drammaturgiche, si attesta come ‘firma’ tra le più ambite del panorama mondiale della danza.

Ne è un esempio Gnawa, primo lavoro presentato alla serata parmigiana, nato nel 2005 per la Hubbard Street Dance di Chicago.

Le suggestioni del coreografo verso l’universo maghrebino, sentito come radice atavica della stessa cultura spagnola cui appartiene, vengono coagulate in una partitura di movimenti dal gusto squisitamente sinfonico. Come perno dell’opera è scelta la dimensione ascetica dell’Islam: il Sufismo. Gnawa è appunto il nome dato in Marocco a comunità di origine sub-sahariana collegate alle pratiche del Sufismo, che attuano lunghi riti di possessione, finalizzati a collegare i praticanti con le differenti entità spirituali. Frutto della cultura gnawa è il genere musicale omonimo, formato da un melange tra melodie arabe e percussioni africane, le cui sessioni d’esecuzione, atte ad accompagnare il rito, durano persino svariate ore.

La dimensione ascetica del mondo berbero si realizza in Gnawa attraverso enchaînements dal gusto calligrafico, dove i frequenti lifts e le pose sviluppate dall’ensemble secondo linee ascensionali sottolineano l’afflato mistico. Se le percussioni di Ma’Bud Allah del marocchino Hassan Hakmoun unite alle note del virtuoso libanese Rabih Abou-Khalil assolvono al ruolo dinamico dei momenti d’insieme, le partiture di Juan Alberto Arteche accompagnano i delicati passi a due dei solisti, forse incarnazione stessa degli spiriti invocati nel rito. L’ampio uso delle braccia degli interpreti, il gioco tra componenti maschili, a torso nudo, e femminili, in lunghi abiti neri, degli ‘arabeschi’ di Duato, uniti ai rumori di acque sorgive e al canto degli uccelli, come se ci si trovasse in un giardino, presentano un universo ‘rituale’ e mistico che si vuole quale elemento accomunante del Mare Nostrum; tematica questa già affrontata dal coreografo in Mediterrania (1992).

Dal mondo musulmano si passa a quello cristiano con O Domina Nostra (2008) che trae la propria origine dalla composizione omonima per organo e soprano del polacco Henryk Górecki (1933-2010), scritta in occasione del seicentesimo anniversario della Vergine Nera di Jasna Góra, simbolo stesso della resistenza e della nazione polacca durante i periodi di crisi.

Sullo sfondo appare una croce, formata di spesse corde intrecciate, che occupa l’intera area delimitata dall’arcoscenico, quasi a simboleggiare ‘la bandiera della fede’. Un’unica figura femminile, dalla gonna dalle amplissime falde e dai capelli sciolti, incarna Maria, tramite tra umano e divino, danzante tra i fedeli, a dieci danzatori. Atti di umiltà e di disperazione da parte degli uomini, prostrati innanzi a Maria, si evidenziano attraverso pose dure e movimenti segmentati, contrapposti all’ampia mobilità del torso della danzatrice; figura pensata da Duato a metà tra sciamana, complice e maga. Torna anche qui la tensione verso il divino, realizzata mediante l’utilizzo di pose ascensionali con la danzatrice al vertice.

Buona prova della musicalità e precisione tecnica di cui è in possesso è stata data dalla CND in questi due lavori, i quali, per certi versi, richiamano la doppia natura della stessa cultura spagnola, islamica e cattolica al contempo, alla quale Duato appartiene.

In conclusione è stato proposto White Darkness (2001), creazione ormai presente nel repertorio delle maggiori compagnie internazionali. Su musiche di Karl Jenkins e scene di Jaffar Chalabi, White Darkness - letteralmente “oscurità bianca” - propone una riflessione sugli effetti che la droga ha sull’individuo. Duato, qui non afferma giudizi al riguardo, preferendo che la sua opera assolva una funzione di testimonianza. Le luci firmate da Joop Caboort creano un mondo percepito solo a tratti, grazie tenui bagliori, e per lo più immerso nelle tenebre. Le straordinarie doti interpretative dell’ensemble dipingono figure smarrite, in preda a fobie e allucinazioni che si lanciano in movimenti isterici e percussivi. I passi a due tra i solisti evidenziano le difficoltà dei rapporti tra individui oramai schiavizzati dall’abuso.

Infine ‘cascate di polvere di coca’ sommergono il corpo della danzatrice solista, la quale pare essere intrappolata dall’assuefazione agli stupefacenti, senza via d’uscita.

Chissà che esiti darà la nuova sfida di Nacho Duato in Russia di introdurre il contemporaneo all’interno della compagnia del Mikhailovskij.

 

Dettagli

In foto:

Gnawa (cor. N. Duato)
© Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Clyde Archer in Gnawa (cor. N. Duato)
© Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

O Domina Nostra (cor. N. Duato)
© Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

White Darkness (cor. N. Duato)
© Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma


Gnawa

coreografia Nacho Duato
musica Hassan Hakmoun/Adam Rudolph,
Juan Alberto Arteche e Javier Paxariño,
Raih Abou-Khalil, Velez, Kusur e Sarkissian
costumi Luis Devota, Modesto Lomba
luci Nicolás Fischtel (A.A.I.)
prima nazionale

O Domina Nostra
coreografia Nacho Duato
musica Henryk Górecki
scene Nacho Duato, Odeon
costumi Francis Montesinos
luci Joop Caboort
prima nazionale

White Darkness
coreografia Nacho Duato
musica Karl Jenkins
scene Jaffar Chalabi
costumi Lourdes Frías
luci Joop Caboort

Compañía Nacional de Danza de Españia

3 e 4 maggio 2011

ParmaDanza, Teatro Regio di Parma

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Dove e quando

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