Colore e forme in divenire. Nel verticale di cerchi e segno si manifesta Adolph Gottlieb

di Barbara Morosini // pubblicato il 18 Settembre, 2010

Dal 4 settembre presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia è allestita una retrospettiva di Adolph Gottlieb. Artista appartenente all’Espressionismo Astratto e in stretto rapporto con gli altri esponenti di tale movimento, quali Mark Rothko e Barnett Newman, egli ne fu il principale fondatore e rappresentante, attraverso la storicamente ricordata pubblicazione, il 13 giugno 1943, sul “The New York Times” della lettera che racchiudeva in nuce quelli che sarebbero stati gli effettivi compimenti dell’innovazione da loro perpetrata. Distanziandosi nettamente dalla tipologia di espressionismo condotta quasi contemporaneamente da Jackson Pollock, solitamente di carattere gestuale, e viceversa, dal genere totalmente Color Field del sodale Rothko, Gottlieb non si colloca con precisione all’interno di una classificazione per generi, essendo la sua stessa produzione una sperimentazione, sia a livello formale che rappresentativo.
 
Esemplare per riassumere la sua opera è la dichiarazione dello stesso Gottlieb, “Tempi diversi richiedono immagini diverse”, perfetta, poiché con il passare delle generazioni, evidente è il mutamento che subisce il suo fare artistico. Fulcro teorico o anche solo motivazionale era la volontà di contraddistinguersi pittoricamente dalla contemporanea arte europea, per rendere indipendente e autoreferenziale la propria arte nuova.

Scegliendo come riferimento cronologico il periodo compreso tra gli anni Trenta e Settanta, il curatore Luca Massimo Barbero è partito dal segmento della direttrice artistica del pittore che segna il passaggio da una figuratività palese ad un’altra più sommessa, fino a diventare poi definitivamente assente. Un rapido ritratto di Rothko “musico” impugnante un mandolino su di una sketchbook page segnala all’inizio della prima sala il significativo e stretto legame con il rappresentante, forse d’eccellenza, della pittura per campiture cromatiche. Accanto, altri disegni, acqueforti, acquetinte, linoleografie e guache testimoniano la straordinaria capacità di adattamento ai vari medium e la qualità sempre presente nel padroneggiare la tecnica stessa.

L’interessamento da parte degli organizzatori nei confronti del primitivo operato dell’artista si muove in questo senso ad esplorare e “approfondire ogni singolo momento di ricerca, per giungere alla matura iconicità delle opere che ne segnano la cifra e l’identificazione con l’Espressionismo Astratto” (Luca Massimo Barbero, Postwar anxiety: la nascita della Nuova Pittura. Adolph Gottlieb: “image maker” in Adolph Gottlieb. Una retrospettiva - catalogo della mostra - Giunti editore, p. 14). In questo senso si sviluppa dunque l’esposizione tra gli intimi e neutri spazi nell’ala destinata alle mostre temporanee.

La ricerca figurativa di Gottlieb relativa agli anni Quaranta si esprime in dipinti dalla componente ancora metafisica e odissianica, dove, come in Sea Chest del 1942 è possibile perdersi nella conta di conchiglie e coralli. Procedendo avanti nel tempo, la ricca produzione di Pictographs mostra come sia avvenuta un’evoluzione nella concezione visiva e mentale dell’artista. Temi mitologici, occhi, mani e uccelli rossastri si distribuiscono sulla tela in un horror vacui attento all’equilibrio formale, fino a costituire una stele di geroglifici dalle componenti primitive. Sempre ricorre il tema del mare, restituitoci, attraverso la sperimentazione di più tecniche e materiali, con onde, navi e verdi acqua, mentre il labirinto ingannatore dai toni terrosi pare chiaro se alla lettura visiva accostiamo quella del cartiglio con titolo.

Andando avanti si avvicina sempre più palese la prospettiva di un cambiamento radicale, che porta all’abbandono definitivo della figuratività per la totale astrattezza dei dipinti conosciuti con il calzante termine Burst. Si tratta dei lavori che maggiormente si associano alla figura di Gottlieb, nei quali è rintracciabile l’indiscussa influenza di Rothko, per alcuni particolari nella stesura del colore e il senso di profondità e trascinamento all’interno che certe macchie concentriche di colore estrinsecano dalla loro profondità.

Solitamente caratterizzate da un fondo neutro che accoglie sopra di sé una composizione fatta di un cerchio pieno di colore, dall’ovattato alone che lo fa sfumare verso l’esterno. Sotto, segni netti e spessi, altri cerchi, o esplosioni ordinate di olio richiamano, parificandolo, il cerchio di prima. Opere come The Mist del 1961 o Russet del 1973, seppur lontane cronologicamente e differenti a causa della morbidezza (propria del cotone) della prima e della ferrosità della seconda, si richiamano vicendevolmente per l’ordine minimale al proprio interno.

Camminare per le sale è utile per cogliere il graduale processo di sintesi occorso all’interno dell’operato dell’artista, dove la costante segnica unifica la varietà di tante composizioni. E nelle grandi dimensioni l’occhio viene trascinato come se magnetizzato, in queste avvolgenti e uniformi campiture cromatiche, nelle quali la vittoria della sintesi non ha di certo leso alla significatività dell’esperienza di fruizione.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI
Adolph Gottlieb

  • Senza titolo
    (Autoritratto allo specchio),
    1938 circa
     olio su tela
    101 x 75.2 cm
    Collezione Adolph and Esther Gottlieb Foundation, New York
  • Sentinella, 1951
    Olio su tela
    152.4 x 121.9 cm
    Collezione Adolph and Esther Gottlieb Foundation, New York
  • Ocra e nero, 1962
    Olio su tela
    200 x 337.8 cm
    Collezione Adolph and Esther Gottlieb Foundation, New York /
    Courtesy of The Pace Gallery, New York;
  • Vortice, 1972
    Olio e resina alchidica su tela
    213.36 x 152.4 cm
    Collezione Adolph and Esther Gottlieb Foundation, New York
  • Disco pallido, 1965
    Olio su tela
    183 x 152.4 cm
    Collezione Adolph and Esther Gottlieb Foundation, New York
  • Ruggine, 1973
    Acrilico su tela
    152.4 x 122 cm
    Collezione Adolph and Esther Gottlieb Foundation, New York /
    Courtesy of The Pace Gallery, New York


IN COPERTINA
un particolare di Vortice, 1972

Mappa

Dove e quando

ADOLPH GOTTLIEB. UNA RETROSPETTIVA

  • Date : 04 Settembre, 2010 - 09 Gennaio, 2010
  • Indirizzo: Collezione Peggy Guggenheim, Venezia, Palazzo Venier dei Leoni Dorsoduro 701
  • Sito web

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