Coerentemente Carmen! Alla Pilotta con la Compañia Antonio Gades
di // pubblicato il 16 Luglio, 2011
L’11 luglio scorso per la rassegna Sotto il Cielo di Parma 2011 - organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma e realizzata in collaborazione con varie istituzioni, tra cui il Teatro Regio di Parma e la Fondazione Arturo Toscanini – al Cortile della Pilotta il ‘serio’ e ‘autentico’ carattere ‘spagnolo’ espresso dalla Compañia Antonio Gades si è reso manifesto in Carmen.
Antonio Esteve Rόdenas (1936-2004), in arte Gades segna con proprio operato artistico una linea di demarcazione nel panorama estetico della danza flamenca. Depositaria di tale lascito è la compagnia che porta il suo nome, dal 2006 residente a Getafe, diretta per la parte artistica da Stella Arauzo e per quella tecnica da Dominique You, suoi precedenti collaboratori e interpreti.
Nato a Elda (Alicante) durante gli anni della guerra civile spagnola da una umile famiglia di lavoratori con forti idee repubblicane, Gades si avvicina al mondo dello spettacolo più per necessità che per ‘impulso romantico’ al genio dell’arte. Trasferitosi con la famiglia in un quartiere povero di Madrid, all’età di undici anni abbandona gli studi per provvedere al proprio sostentamento.
Consegna casse di frutta, fa commesse per uno studio fotografico, s’impegna nelle officine del quotidiano madrileno ABC, il giovane Antonio tenta in ogni modo di ‘sbarcare il lunario’.
Il primo incontro con la danza avviene, poi, su consiglio di una vicina che lo indirizza ad iscriversi all’accademia di danza del quartiere. Alle sue molteplici professioni ne aggiunge quindi un’altra, quella di ballerino accompagnatore per vedettes in locali dove l’españolada, costruita su cliché dell’iberismo, svilisce e degrada le stesse espressioni culturali alle quali s’ispira.
Ma il vento inizia a spirare favorevolmente. La grande Pilar Lopez notatolo gli offre un ingaggio per la sua compagnia.

Da ora in poi il giovane Antonio sarà Gades, ‘tenuto a battesimo’ dalla stessa Pilar col nome romano della città di Cadice.
All’interno della compagnia della Lopez Gades ha la possibilità di studiare tutte le danze del folklore spagnolo, il flamenco, il bolero e la danza accademica, oltre che viaggiare continuamente e arricchirsi culturalmente. Un vero e proprio salto di qualità, quindi, che inserisce il futuro coreografo dentro una delle realtà più attive nella rivitalizzazione della cultura coreutica spagnola, la quale, relegata al semplice ruolo di intrattenimento in patria, trova all’estero con le sperimentazioni della formula ballet-español - danza accademica in dialogo con le tradizioni spagnole e scelte musicali capaci di unire ritmi iberici ai grandi nomi della musica colta - maggiori riconoscimenti.
Lasciata la compagnia della Lopez, Gades dà libero sfogo alla sua sensibilità creativa, sintetizzando ciò che ha appreso dai maestri in nuove formule asciutte e sobrie, pregne di teatralità e portatrici di un senso ‘politico’ del fare artistico.
Per Gades ‘dignità’ e valore culturale di cante jondo e flamenco diventano parole d’ordine.
Via abiti e addobbi vistosi, con pizzi e ricami che tanto piacevano al franchismo, e sì invece a indumenti di vita quotidiana espressione stessa del popolo che danza. Non più interpreti portatori di una seduzione fine a se stessa ma ‘danzattori’. Nascono così Don Juan, Bodas de Sangre e Carmen, quest’ultima, data nel 1983 in prima assoluta al Théâtre de Paris, frutto della collaborazione col regista Carlos Saura, con cui Gades crea lo stesso anno Carmen Story per il cinema.

Soggetto già frequentato in passate collaborazioni per allestimenti dell’opera di Bizet - di cui si ricordano quello del ’62 a Spoleto con regia di Menotti e quello del ’72 al Teatro alla Scala, per la sua Carmen Gades abbandona le suggestioni del libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy e si accosta alla novella di Prosper Mérimée. Ecco che la gitana di Siviglia assurge a simbolo di coerenza estrema alla sua natura libera, lasciando completamente i facili cliché della versione per l’Opéra-Comique.
I brani musicali di George Bizet, utilizzati liberamente, invertiti nell’ordine e frantumati senza pedanti smanie ‘filologiche’ verso l’opera, si alternano a composizioni per voce e chitarra
composte appositamente dallo stesso Gades e da Antonio Solera e Freire, oltre che arrangiamenti di José Ortega Heredia. L’ambientazione scenica, ideata da Antonio Saura, è essenziale ed evocativa, sedie, tavoli e specchi che sapientemente adoperati richiamano i luoghi della storia.
Il taconeo e le palmas, lungi dall’essere espressione di puro virtuosismo, nella Carmen di Gades acquistano valore espressivo e semantico, come ad esempio per la marcia dei soldati o per le scene del patio.
Una costante atmosfera metateatrale caratterizza questo spettacolo, frutto della regia congiunta di Gades e Carlos Saura, dove l’uso dei silenzi e le luci focalizzano lo sguardo degli spettatori su particolari gesti degli interpreti; non essendo mai sicuri di trovarci nei luoghi della vicenda o in una sala prove con tanto di maestro a dirigere i lavori.
Infine Carmen, essere consacrato alla libertà, non rinunciando alla coerenza che la contraddistingue, soccombe sotto i colpi di José.
Fuego (1986) su musiche di Manuel de Falla e Fuente Ovejuna (1994), ispirato all’omonima opera di Lope de Vega e andato in scena al Teatro Carlo Felice di Genova, saranno dopo Carmen gli ultimi lavori teatrali ad impegnare Gades prima di consegnare il suo mandato alla propria compagnia.