Coco Chanel par Bernard-Marie Koltès

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 24 Dicembre, 2010

Teatrino Giullare – compagnia diretta e fondata da Giulia Dall’Ongaro ed Enrico Deotti nel 1995, vincitrice nel 2006 del premio speciale Ubu per la profondità d’interpretazione dei classici contemporanei - vanta il merito di aver messo in scena per primo in Italia l’ultimo progetto drammaturgico di Bernard-Marie Koltès (1948-1989). Coco, opera frammentaria alla quale l’autore di Metz iniziò a lavorare subito dopo la realizzazione di Roberto Zucco, è stata presentata il 9 dicembre scorso all’Arena del Sole di Bologna con l’ensemble di Sasso Marconi (BO), già confrontatosi in passato con il lavoro koltesiano per Lotta di Negro e Cani.
 
Le schegge drammaturgiche di Coco, tradotte in lingua italiana da Luca Scarlini - autore del mordace Sacre sfilate. Alta moda in Vaticano, da Pio IX a Benedetto XVI – s’ispirano alla celebre figura di Gabrielle Chanel, in arte ‘Coco’, soprannome assegnato alla futura couturière dai suoi ammiratori per le sue appassionate esibizioni canore di Qui qu'a vu Coco dans l'Trocadéro? nei cabaret e da allora mai più abbandonato.

La reine de la mode, colei che fu in grado di rivoluzionare gusti e tendenze, è colta negli ultimi istanti di vita, assistita dalla domestica Consuelo e immersa nel clima ovattato della sua suite dell’Hotel Ritz a Parigi, luogo da lei scelto come ultima residenza.

I tre frammenti di Koltès, ritrovati postumi, come pare, in due camicie dell’autore - scène douce, scène de la méchanceté de Consuelo e ‘sans titre’ – si presentano come schizzi per una possibile opera, rispecchiante già i caratteri fondamentali della sua poetica, come l’introspezione del personaggio, i vivi dialoghi e le ascendenze genettiane.

Le tre scene, contornate dall’allestimento di Teatrino Giullare, sono legate e incorniciate tra loro come cammei di un triste bijou di un’anziana e malinconica signora.

Intenta a spulciare una pila di proprie biografie, vestita del tailleur che l’ha resa famosa, Coco fuma incessantemente, rischiarata soltanto della fioca luce emessa da l’abat-jour, lieve traccia di una poetica delle fonti luminose. Irritata dalle notizie su di lei, date dai biografi, lancia i libri uno dopo e cerca conforto nella sola persona rimastale accanto, la domestica Consuelo.

Nella dimensione quasi paradisiaca scelta da Teatrino Giullare, le soffici nuvole bianche per il pavimento e le suppellettili, il pianoforte suonato da un angelo dalle ali dorate, i confort lussuosi, per certi versi fuori dall’ordinario, dell’hotel parigino, sembrano trasfigurare già l’esito finale. Che si tratti di un’ipotetica assunzione in cielo di Chanel? O solamente il segnale incombente dell’imminente sua morte, sorta di cappa asfissiante che ormai non la lascia più respirare?

Unici due personaggi Coco e Consuelo, con vaghi richiami a Les Bonnes di Jean Genet, costruiscono il loro rapporto attraverso un’orchestrazione di opposti: vecchiaia/giovinezza, morte/vita, raffinatezza/volgarità, stile/non-stile. Lo scontro verbale, tipica cifra poetica di Koltès, svela le manie di Coco e la crudeltà mista a compassione di Consuelo, altalenante tra commiserazione di un’anziana donna in fin di vita e avidità verso i suoi beni, cosa che la spinge ad avere il sopravvento su colei che fu potente e adesso non lo è più.

Teatrino Giullare, tra abiti che si animano d’improvviso, fiori che, appassendo, cadono, simbolo della caducità dell’essere, offrono una Coco dalla voce roca, irritata dalla vita, immersa nella solitudine, attaccata ai ricordi ancora fulgidi delle glorie passate, sia professionali sia amorose, contrapposta a una serva dolce ma al contempo crudele.

Lo scontro tra queste due facce del femminile, sottile gioco di prevaricazione reciproca, espone sagaci diatribe su concetti quali la femminilità e il potere sino all’analisi dialettica di accessori comuni, come il rossetto:

“…une femme qui n'est pas aimée d'un homme est une nullité. Pensez-vous vous faire aimer en vous donnant l'air d'un gâteau, d'une fraise écrasée, d'une tache de vin rouge sur la nappe ? Croyez-vous que ce soit agréable de voir fumer au bord des cendriers des filtres cerclés de ce rouge obscène ?”
(Coco, Bernard-Marie Koltès).

 

Dettagli

In foto:

Coco (Teatrino Giullare)
© Mauro Oggioni


Coco

di Bernard-Marie Koltès
traduzione in lingua italiana di Luca Scarlini
diretto e interpretato da Teatrino Giullare
musica originale di Arturo Annecchino


9 e 10 dicembre 2010
Arena del Sole – Teatro Stabile di Bologna

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Dove e quando

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