Cinquant’anni di Nouveau Réalisme

di Amici in Visita // pubblicato il 02 Novembre, 2009

di Elisa Mazzagardi

Parlare di Nuovo Realismo è sempre pericoloso, le posizioni che l’arte assunse nel corso degli anni 50, infatti, ebbero la peculiare caratteristica di scatenare reazioni violente non solo in chi faceva arte, ma anche tra i semplici fruitori. Se le parole d’ordine furono Audacia e Provocazione, e in questo ereditavano qualcosa dalle sperimentazioni duchampiane, ormai assimilate anche dal pubblico di massa, il Nuovo Realismo si presentava assumendo posizioni limite a volte invasive e prepotenti che si forgiavano nella presunzione dell’artista come uomo d’elezione.

La Galleria Angelini Arte moderna di Brescia dedica un’eccezionale rassegna ai grandi nomi che animarono questo movimento e celebra, così, il cinquantesimo anniversario dalla fondazione del movimento artistico che più di tutti ha scatenato l’enfatico clamore della critica.

Protagonisti assoluti della mostra sono i cosiddetti “Nouveaux Réalistes”: Arman, César, Christo, Yves Kelin, per citare i più noti.

Il Nouveau Rèalisme si presenta come un movimento di rottura, in cui tutte le pratiche artistiche precedenti sono messe in discussione e l’opera d’arte assume un valore rappresentativo della realtà oggettiva. A questa base comune si rivolgono le sperimentazioni dei vari componenti.

Se l’approccio ideale di partenza poteva risentire dell’eco dell’esperienza di Marcel Duchamp, nella traduzione materica si assiste al raggiungimento di posizioni limite, meno esplicitamente provocatorie e, per questo motivo, sicuramente più ostiche.

È questo il caso delle istiganti presentazioni di Yves Klein, autodefinitosi “pittore dell’immateriale”, il quale connota la sua produzione come degna di ammirazione in quanto frutto di un artista, e nel 1958 inaugura una sua mostra personale lasciano i muri della galleria completamente vuoti, semplicemente sensibilizzati dalla sua presenza, secondo una logica che si concentra sulla contingenza della materia.

Non meno difficile da accettare risulta il percorso di Cèsar che abbandona una fruttifera esperienza di decorativismo puro, per intraprendere coraggiosamente la strada verso la nuova ambizione realista. Nasce così la serie delle “Compressioni”: cumuli di rottami di automobili pressati scelti candidamente, proprio per la loro piacevolezza estetica. “Le ho scelte perché erano belle, e un giorno le ho esposte!”afferma Cèsar.

Disorientati, gli occhi di chi si trova di fronte a una così forte provocazione, indugiano sulla fredda materia, ricompongono virtualmente la composizione e si abbandonano a qualcosa che va oltre al semplice stupore. Qualcosa in quella brutale pressatura di materia inerte, oltre i resti di una realtà riqualificata, si traduce in una sensazione visiva gratificante, quasi bella. La partecipazione dello spettatore diventa una condicio sine qua non per l’esistenza stessa dell’opera per la riqualificazione della materia.

Molto significativi i “quadri-trappola” di Spoerri che eleva il quotidiano e il banale al rango di oggetto d’arte: nelle sue tavole l'opera è costituita da oggetti casuali, posate e avanzi di pasto. L’artista ferma così una situazione, la fissa, non abbellisce, non aggiunge né toglie niente e dà vita a Variant d'un petit déjeuner (1965).

La grandiosa avventura dei Nouveaux Réalistes inizia nell'immaginazione del teorico Pierre Restany nel 1959, come lui stesso afferma: “in occasione della prima Biennale di Parigi in cui furono esposte una proposta monocroma di Yves Klein, la macchina per dipingere di Tinguely (Métamatic) e la Palissade di Raymond Hains, ho intuito il denominatore comune di queste ricerche estremamente diverse e che fino a quel momento avevano seguito evoluzioni indipendenti: un gesto fondamentale di appropriazione del reale, legato a un fenomeno quantistico di espressione (l’impregnamento del colore puro in Yves Klein, l'animazione meccanica in Tinguely, la scelta del manifesto lacerato in Hains)”.

Il concetto di opera d’arte, rimesso in discussione, si traduce in un’esaltazione del valore rappresentativo della realtà oggettiva, e l’opera scaturisce da un nuovo approccio al reale, stravolgente ed estraniante che trova nella Presentazione una nuova identità, tanto da indurre Dominique Stella, curatore della mostra di Brescia, a sancire una nuova omologia: “Nouveaux Rèalistes = Nuovi approcci al reale”.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • César
    Compression de moto, 1970
    cm. 65x45x42
  • Yves Klein
    Le terre bleue, 1957
    pigmento e resina su gesso
    cm. 35,5x29,5x28
  • Daniel Spoerri
    Variant d'un petit dejeuner, 1965
    tecnica mista
    cm. 45x71x13,5



IN COPERTINA
Christo
Package, 1963
(particolare)
tessuto e corda su legno
cm. 48x42x22 


Catalogo: Shin Production

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 31 Marzo, 2010
  • Indirizzo: Galleria Angelini Arte moderna, Via Soldini 6/A, Brescia
  • Sito web

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)