Cima da Conegliano, protagonista del Rinascimento
di // pubblicato il 23 Febbraio, 2010
Sarà inaugurata il 26 febbraio, a Palazzo Sarcinelli di Conegliano (TV), la grande mostra monografica Cima da Conegliano. Poeta del Paesaggio, dedicata ad uno dei più celebri figli della cittadina veneta.
Curata da Giovanni Carlo Federico Villa e patrocinata dal MiBAC, dal Comune di Conegliano e dalla Regione Veneto, l’esposizione offre la possibilità di ammirare gran parte delle opere del maestro, la cui produzione ha rappresentato un punto di riferimento costante per la pittura veneta del Cinquecento.
Attraverso la scelta di quaranta opere, provenienti dai principali musei europei e statunitensi, si intende ripercorrere l’intera carriera del pittore, sottolineando in particolar modo la costante attenzione rivolta al paesaggio, non più idealizzato ed indefinito ma sempre concreto e ben riconoscibile; basti pensare alla pala d’altare, conservata alla National Gallery di Londra, che rappresenta Sant’Elena e nella quale si riconoscono i palazzi nobiliari di Conegliano, così come le chiese, le mura di cinta, le torri di Castelvecchio e dei Coderta con, sullo sfondo, il castello di San Salvatore. “Aveva per impresa di porre in quasi tutte le sue opere l’aspetto di Conegliano”, si legge in uno scritto del 1674, che già sottolinea il forte legame dell’artista con la sua terra d’origine.

Nonostante il cospicuo numero di dipinti certamente autografi, si conosce ben poco della vita di Cima. Scarsissimi sono infatti i documenti che lo riguardano, tanto che si può solo desumere l’origine del nome con il quale è conosciuto. Sembra infatti che “Cima” derivi dal lavoro del padre, attivo nel campo della lavorazione della lana, dove il “cimador” si occupava di una delle fasi del trattamento dei panni. È invece certamente nota la sua città d’origine, grazie alla firma che usava apporre sui suoi dipinti (Ioannes Baptista Coneglianensis), e si può supporre che sia nato attorno al 1459, visto che il suo nome compare in alcuni documenti del 1473 quando, quattordicenne, comincia a pagare le tasse, secondo quanto prescritto dalla legge veneta.
Formatosi nell’ambiente stilistico di Bartolomeo Vivarini, nel 1489 apre una bottega a Venezia: qui, a contatto con Giovanni Bellini e con le opere di Antonello da Messina, matura il suo stile fatto di figure solide e di spazi ben misurabili, ma al tempo stesso poetici e ricchi di suggestioni, permeati di una luce chiara e piena. Nella città lagunare ha anche l’occasione di arricchire il suo repertorio figurativo in senso classico, grazie anche all’influenza della cerchia dell’editore Aldo Manuzio. La sua produzione, in un primo momento incentrata soprattutto su Madonne col Bambino e su Sacre Conversazioni, si rivolge ora in particolare alla favola pagana ed al mito. Nascono quindi in questo periodo i cassoni che ritraggono Teseo alla corte di Minosse o Bacco e Arianna.

Gli ultimi documenti relativi alla vita di Cima lo mostrano attivo, oltre che a Venezia, anche in Emilia Romagna dove, tra 1500 e 1515 riceve molte commissioni per pale d’altare. Morirà tra il 1517 ed il 1518, lasciando incompiuta una parabola artistica che avrebbe potuto portarlo tra i grandi del suo tempo, come intuito già da Giorgio Vasari nelle sue Vite: “Fece anco molte opere in Vinezia, quasi ne' medesimi tempi, Giovanbatista da Conigliano, discepolo di Giovan Bellino; di mano del quale è nella detta chiesa delle monache del Corpus Domini una tavola all'altare di S. Piero martire, dove è detto Santo, S. Niccolò e S. Benedetto, con una prospettiva di paesi, un Angelo che accorda una cetera, e molte figure piccole, più che ragionevoli. E se costui non fusse morto giovane, si può credere che arebbe paragonato il suo maestro”.