Ciao Leone

di Jacopo Mamberti // pubblicato il 21 Ottobre, 2012

"É morto Fiorenzo Magni".

Fiorenzo MagniLa notizia ha aperto le edizioni on line dei quotidiani sportivi di venerdì scorso, era ben in vista anche nelle pagine dei giornali politici, é stato motivo di esercizio di abili penne della Gazzetta dello Sport.

I coccodrilli, magnifici, erano già pronti da tempo, così come le testimonianze di chi lo ha visto a bordo strada da bambino, gli aneddoti degli esperti di ciclismo, l'elenco dei successi, anzi delle imprese di un corridore che ha trionfato in Italia anche nell'epoca ed alla "faccia" di Bartali e Coppi.

In tanti hanno ricordato le tre edizioni del Giro d'Italia vinte, il triplice successo sui Muri delle Fiandre, l'ubbidiente abbandono al Tour del 1950 in rispetto e su richiesta di Bartali aggredito sull'Aspin.

Sono tutte storie che narrano di un uomo che prima di essere un grande ciclista ed un magnifico atleta è un monumento - in bianco e nero - dello sport italiano, una icona, una delle ultime ad andarsene, di un tempo glorioso, il periodo della rinascita e del riscatto dagli orrori della Guerra.

Sono tutte storie di indomita tenacia. Con la clavicola fratturata, lungo la salita che accompagna i portici di Bologna fino all'erta di San Luca, Fiorenzo Magni teneva la corretta posizione in sella addentando un tubulare. Non prese neanche in considerazione l'ipotesi di ritirarsi: eppure sarebbe stato umano; non pensó neanche di portare a termine la corsa andando come a passeggio: c'era il podio del Giro da difendere ed i tifosi da onorare.

Ciao LeoneSono tutte storie di coraggio silenzioso e di spirito di gruppo. Quel rispetto che Fiorenzo Magni dimostró nei confronti di Bartali, della sua decisione di ritirarsi - e di far ritirare insieme a lui tutta la squadra italiana - in seguito all'assalto subito da Ginettaccio sui Pirenei. Magni era la maglia gialla, era il primo in classifica, aveva l'occasione di vincere la piú importante delle corse a tappe. Accettó la decisione e mai si é sentita una sua parola al riguardo nè si ricorda una sua frase nei confronti di Bartali e della Nazionale.

Sono tutte storie di un uomo, che fu accusato di essere un convinto sostenitore del regime fascista e di esserne stato un carnefice. Al processo, che lo vide assolto da ogni accusa, risultò importante la testimonianza di un suo collega, il partigiano comunista – e futuro C.T. della Nazionale - Alfredo Martini, che affermò di conoscere Fiorenzo e che mai poteva essersi macchiato di azioni violente ed essere stato protagonista in un massacro. Sono storie in cui le persone sono più importanti delle idee.

Sono tutte storie di un uomo che prima degli altri capí che il ciclismo era una epopea eroica che non avrebbe potuto vivere senza i soldi di sponsor anche esterni al mondo delle due ruote. Fu lui il primo a portare sulla maglia il nome di una marca, la Nivea, che non costruiva biciclette, non fabbricava telai, non produceva gomme. Il suo occhio lungo da imprenditore continuó a vedere bene anche una volta ritiratosi dalle corse: la sua concessionaria di automobili fu sempre fiorente.

Sono tutte storie di un uomo e di un ciclista che si é impegnato per i suoi colleghi, ricoprendo il ruolo di sindacalista, e che, negli ultimi anni di vita, si é speso per il progetto del Museo del Ciclismo della Madonna del Ghisallo, uno spazio in cui ritrovare testimonianze di ogni epoca del pedale ed in cui conservare e tenere viva la memoria lungo il percorso ideale che dagli albori porta ai giorni nostri..

Sono le storie di una grande vita, quella di Fiorenzo Magni.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Fiorenzo Magni (fonte)
  2. Ciao Leone (fonte)

In copertina:
Fiorenzo Magni taglia il traguardo (fonte)

 
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