Chiara Lecca - Trompe-l’oeil in 3D
di // pubblicato il 26 Ottobre, 2010
Apre la rassegna di “Critica in Arte” giunta alla quarta edizione, l’esposizione dedicata a Chiara Lecca (Modigliana 1977) che presenta, fino al prossimo 7 novembre presso il MAR Museo d’Arte della città di Ravenna, opere realizzate dal 2008 ad oggi.
Ci accompagna, alla scoperta dell’opera davvero originale di questa artista, Claudia Casali, critico e curatore del MAR che la segue ormai da dieci anni.
L’opera di Chiara Lecca, come ottimamente intuito da Claudia Casali, si configura come un trompe-l’oeil in 3D. Specifichiamo come questo sia un trompe-l’oeil colto, dove lo straniamento e la sorpresa vanno ad agire sul duplice livello dei sensi e della percezione intellettiva dell’opera stessa.
La materia prima utilizzata dall’artista deriva principalmente da resti organici di animali per lo più destinati al macello. Code e orecchie di coniglio, orecchie di maiale trattate in tassidermia, crine di cavallo, pelli conciate, diventano il medium attraverso il quale Claudia Lecca da corpo e forma alla propria poetica, da sempre concentrata sul rapporto artista/uomo-animale.
Interrogandosi sulla naturalità ormai persa dell’uomo che, agghindandosi e modificando il proprio aspetto vuole discostarsi sempre più dalla propria origine, l’artista mette in scena con installazioni e azioni performative il modo in cui l’uomo possa tornare alla propria “bestialità” originaria.
In questo riutilizzo gli “elementi di scarto” degli animali tornano a vivere, eternandosi in virtù di un messaggio orchestrato sempre con assoluta eleganza: tutto quanto viene estetizzato!
Come si legge nel catalogo, dove Claudia Casali riporta le parole dell’artista stessa “..l’animale diviene complice dell’operazione di spiazzamento della realtà gestita, ordinata e controllata dall’uomo.”
Entrando in mostra, ad accoglierci sono le serie Still life e Domestic economy che riproducono perfattamente un salotto borghese di inizio Novecento. L’atmosfera è soffusa e pacata, rassicurante, solo avvicinandoci bene agli oggetti notiamo come qualcosa non torni: code, orecchie di coniglio e piccole feci trattate in tassidermia sono allestite per ottenere il risultato finale. Di questi espedienti si nutre il trompe-l’oeil 3D che, proprio attraverso l’illusione e lo spiazzamento, vuole affrontare il reale. Decontestualizzando l’oggetto quotidiano in un’operazione che ha il sapore del ready made, l’artista si interroga sugli elementi di scarto animale: ecco cosa rimane di questi dopo un’ora di lavoro in un mattatoio.
Tornando all’opera, un grande vaso, tripudio floreale composto ancora una volta da code e orecchie, è posto su un tavolo scelto appositamente dall’artista nei mercatini d’antiquariato per dare coerenza al tutto. A parete le varie Still Life riproducono, sempre con gli stessi materiali orchestrati questa volta all’interno di piccole cornicette, i tanti quadretti dove si raccolgono i più vari e disparati ricordi familiari, fiori, foglie, immagini, immancabili nei salotti delle nostre nonne. Scrive Claudia Casali “la ghirlanda che occupa uno spazio importante può essere celebrativa o mortuaria.. sta a noi coglierne la portata ed accoglierne l’ironia della composizione degli elementi trattati.”
Questo gioco morte-vita viene ripreso, in mostra, anche nella sala successiva dove dei bucrani di grès della serie Garden (2008) ornati con piante grasse e definiti dall’artista “i miei vasi da fiori”, ripropongono “l’ironia della vita accanto al vissuto”.
Si continua con i grandi “origami” che attraverso vecchie pelli e pellicce fanno rivivere gli animali, continuando quel gioco sottile di rimandi che sta alla base dell’intero operato artistico di Chiara Lecca.
È forse questo che le è valso il grande apprezzamento del pubblico di vegetariani che ritrovano, nel lavoro dell’artista, una comunanza di spunti e riflessioni con le proprie scelte di vita.
L’opera, invece, pensata appositamente per il MAR dal titolo Misses (Fiorenza, Patrizia, Roberta, Carlotta, Irene), utilizza il crine di cavallo per riaffrontare un tema che, come ci racconta la curatrice, era già stato protagonista di Peli superflui, lavoro presentato in occasione del Premio Campigna. Ancora una volta ritorna il leitmotiv dell’uomo che “cerca di affrancarsi dalla sua dimensione animale trattando i peli e i capelli forzatamente in modo da superare e mascherare la sua bestialità. Ci agghindiamo, ci abbelliamo, ci ingentiliamo per non mostrare il nostro lato animale.” Le parrucche realizzate in crine e poste su piedistalli come fossero in un atelier di moda distraggono, così, il visitatore dalla loro reale consistenza.
Chiude la mostra la seconda opera realizzata per l’esposizione del MAR. Qui Chiara Lecca torna alla video arte che la interessa sin dai tempi di Do you want to be a sow? del 2005, dove l’artista e un’amica vestono i panni del maiale indossando orecchie, code e mutande di pelo.
Il video in questione a chiudere l’evento è Bowels: si ragiona sul concetto di “creazione”. Nelle viscere animali scorre il colore, simbolo dell’idea, dipanandosi nel liquido cerebrale viene poi assorbito dalla materia nera, ossia l’idea pura. La creazione, sembriamo dirci l’artista, è un fatto viscerale.
La mostra rappresenta un’importante occasione per ammirare l’opera di un’artista in costante crescita capace di raccontarsi e, forse, raccontarci, in maniera del tutto originale.