Che fenomeno questo Pinocchio
di // pubblicato il 18 Dicembre, 2008
Saggi, lungometraggi, serie televisive, cartoni animati, oggettistica di ogni tipo.
Il più famoso pezzo di legno della storia ha ispirato le reminiscenze umane come mai altra favola e nessuna forma di commercializzazione del prodotto ha potuto intaccarne lo spirito.
La Felici Editore nella collana “I Percorsi del libro” pubblica quest’anno la ricerca di Giulia Donato sulla nascita ed affermazione del poliedrico burattino, come migliore tesi in storia dell’editoria e della comunicazione.
“Si nasce poeti - scrive Collodi - e non c’è bisogno di nascere giornalisti, ma una volta giornalisti si muore giornalisti”.
Carlo Lorenzini è un giornalista di quelli bravi, scrittore brillante e ironico, osservatore libero e narratore molto conosciuto e apprezzato.
Uno spirito perfettamente in linea con le idee del Fanfulla e del Fanfulla della Domenica, giornale culturale di letteratura, arte, archeologia, geografia, storia e musica diretto dalla mente illuminata di Ferdinando Martini.
Carlo Lorenzini è il Collodi, che scrive e pubblica con questo nome già dall’età di trent'anni e non per usare uno pseudonimo, quanto piuttosto per creare una personalità quasi fantastica da offrire al mondo. Ci riuscirà bene, così bene che ancora oggi non possiamo dire con certezza se alcuni aneddoti che lo stesso ha raccontato sulla sua vita siano poi realmente accaduti.
Una cronaca accattivante e coinvolgente vale più della verità a volte, e questo lo sapevano bene i collaboratori del Fanfulla: non avendo l’inviato di guerra, il giornale riusciva comunque a raccontare gli ultimi avvenimenti con la sola lettura degli altri quotidiani italiani e stranieri, riscuotendo un notevole consenso di pubblico. Era stato percepito il bisogno tutto letterario di racconti e storie ben scritte che aiutassero a immaginare. E allora chi meglio del Collodi, che del sottile confine fra realtà e finzione aveva fatto un’arte.
L’unità culturale della nuova Italia passa anche dalle pagine di questo giornale che raccoglie le migliori firme del tempo, lasciate libere di dare la più ampia espressione a idee che nell’intenzione del direttore avrebbero potuto formare un gusto e una regola uniformi nella nazione appena unita, quanto meno in quella classe borghese cui inevitabilmente gli scritti si indirizzavano.
Da qui passa il Collodi e da qui nasce Pinocchio. O meglio, dal Fanfulla e dalla concezione di insegnamento assolutamente innovativa del Martini nascerà, nel 1881, Il Giornale dei Bambini che rivoluzionerà la letteratura periodica per minori: il giornale sarà in uscita ogni giovedì, da sempre giorno di vacanza nelle scuole, con racconti, incisioni, giochi e passatempi. A partire dal 1881 sarà questo il giornale che ospiterà a puntate la “Storia di un burattino”, ovvero la prima parte del racconto di Pinocchio, e nel 1883 per volontà dello stesso fondatore, il Collodi assumerà la direzione della testata.
Il babbo di Pinocchio nasce a Firenze in Via Taddea n. 17, una stradina del centro con case piccole e molto modeste e Pinocchio racconterà anche di queste strade ed in parte della povertà della famiglia Lorenzini, aiutata dalla più facoltosa famiglia Ginori che fra l’altro pagherà gli studi di Carlo in seminario.
Povera è la Toscana del 1880, affranta dai debiti in cui la nuova Italia e lo spostamento della Capitale in Firenze l’hanno lasciata. Pinocchio parla anche di questo, attraverso una favola toscanizzata e imborghesita che costruisce l’uomo dal legno, con una progettazione educativa fondata sulla lezione che si può naturalmente trarre dall’errore.
Questo perché le “fiabe sono vere – scrive Calvino – e sono nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è appunto il farsi di un destino”.
I grandi ricorderanno Pinocchio come quel ragazzino con cui avranno condiviso idee e trovate, avranno sofferto gli stessi sbagli e porteranno il ricordo di un compagno che ha indicato ideali e principi su cui vuole essere fondata la nuova società. Una vera innovazione sociale e culturale di cui Collodi è stato lo strumento, Pinocchio il veicolo, e tutti noi ancora oggi, dopo oltre cento venti anni, i destinatari.
