Charlotte Bonaparte la principessa artista
di // pubblicato il 12 Dicembre, 2010
Senza dubbio un cognome ingombrante. Nipote di Napoleone Bonaparte e la più giovane delle due figlie del neo eletto Re di Spagna Giuseppe, la giovane Charlotte (1802-1839) ebbe una vita fuori dal comune, piuttosto diversa rispetto alle nobili coetanee.
Una “donna di molto spirito” (così come l’ha definita Giacomo Leopardi) che fece dell’arte il filo conduttore della sua esistenza, il mezzo tramite cui esprimersi e attraverso il quale circondarsi della vivacità culturale del luogo di residenza.
Difficile identificare un posto specifico, visti i numerosi spostamenti che la videro protagonista, ma è indubbio il fatto che proprio la mutevolezza dell’ambiente e del paesaggio circostante giocarono un ruolo decisivo nell’elaborazione del suo modo di fare arte.
Sua madre, Julie Clary, scelse di non seguire il marito a Napoli e in Spagna, preferendo lo scorrere di una vita tranquilla a Mortefontaine insieme a Charlotte e alla primogenita Zenaide.
Ma il destino era in attesa; in seguito alla caduta dell’Impero, quando il padre fu esiliato negli Stati Uniti, tutti i componenti della famiglia furono costretti a disperdersi, prima tra Francoforte e Bruxelles e successivamente tra Roma e Firenze.
Particolare, quindi, il percorso esistenziale che portò la giovane ad incontrare l’Italia e le sue bellezze.
Una forte personalità, unita ad un’ancora più tenace voglia di distinguersi le aprì le porte dei cosmopoliti salotti culturali in cui fu spesso e volentieri oggetto di ammirazione ed invidia da parte di coloro che, per un motivo o un altro, frequentavano questo tipo di società.
Tra i maestri presso cui decise di apprendere tecniche e modalità compositive David, incontrato a Bruxelles, fu sicuramente il più importante seppur fossero numerosi gli artisti con cui intratteneva rapporti sia personali che professionali.
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Il Museé National des châteaux de Malmaison et Bois-Préau offrirà l’occasione di godere della mostra fino al 10 gennaio 2011, diventato lo sfondo entro cui disegni, acquerelli ed incisioni permettono di delineare i tratti principali dello stile e della vita di Charlotte Bonaparte.
L’esposizione non include solo lavori autografi e attribuiti, ma anche opere di artisti che lei conosceva (Bartolomeo Pinelli, Michel Stapleaux, Charles Doussault etc…), così come membri della famiglia che erano soliti frequentare insieme a lei i circoli più esclusivi.
Le opere d’arte unite ad oggetti personali appartenuti alla famiglia Bonaparte permettono di rendere ancor più comprensibili alcuni aspetti della vivace vita di questa principessa-artista, facendo luce non solo su di lei ma anche su tutte le persone che le orbitavano attorno.
Contestualmente, l’esposizione si compone di otto parti. La prima tappa del percorso di scoperta coincide con l’infanzia e l’età adolescenziale: alcuni disegni illustrano gli anni spensierati e tranquilli trascorsi a Mortefontaine mentre alcuni ritratti ufficiali, realizzati da artisti come Wicar e Lefèvre, richiamano il ricco mondo di corte cui apparteneva per nascita.
Successivamente vengono illustrati gli anni di esilio a Francoforte (1816-1820) e a Bruxelles (1820-1821). Gli anni trascorsi nella città belga furono fondamentali anche per ciò che riguarda la sua attività di ritrattista, di cui la sorella Zenaide era uno dei soggetti preferiti.
Il 1821 sarà invece l’anno che segnerà il suo cimentarsi nella pittura di paesaggio; recatasi negli Stati Uniti per andare a trovare il padre, Charlotte rimarrà abbagliata dagli scenari selvaggi e incontaminati del New Jersey, che riproporrà sulla tela cercando di rendere gli affascinanti scorci che tanto l’avevano colpita. Accantonata la parentesi americana, si giunge al periodo italiano, ultimo in ordine di tempo e purtroppo conclusivo della vita della giovane Charlotte.
Un cosmopolitismo frutto delle numerose città visitate e vissute che si riflette chiaramente all’interno delle opere esposte e che certamente ha concorso a formare il carattere della nobile artista; un internazionalismo da considerarsi come l’ingrediente principale della sua produzione che emerge prepotentemente da ogni singola opera.
Figlia del suo tempo, ma parallelemente tanto al di fuori di esso da meritare un’attenzione particolare. Artista prima, principessa poi.