Cento capolavori dallo Städel Museum di Francoforte
di // pubblicato il 06 Aprile, 2011
“Il fascino dell’Istituto Städel consiste in un’immensa energia concentrata in uno spazio ristretto. Vi è quasi tutto ciò che ha avuto origine dai grandi moti dell’animo dei popoli europei e tutto in opere di prim’ordine”. Sono le parole del direttore della Hamburger Kunsthalle Alfred Lichtwark, che visita il museo nel 1905. Parole vecchie oltre cent’anni, ma che ancora oggi descrivono alla perfezione quello straordinario scrigno di opere d’arte che è il museo Städel di Francoforte.

La collezione nasce grazie all’intelligenza del banchiere Johann Friedrich Städel (1728-1816), esponente di una ricca famiglia di mercanti di Francoforte e “decano di tutti i veri amanti dell’arte che vivono qui”, come lo definisce Goethe. Composta essenzialmente da pittura olandese e tedesca del XVII e XVIII secolo, la raccolta viene donata alla collettività alla morte dello stesso Städel ed esposta inizialmente nella sua stessa residenza al centro della città. Da allora il nucleo originario si è andato progressivamente arricchendo di dipinti, sia antichi che contemporanei, tanto da richiedere in qualche tempo il trasferimento in una sede più grande, realizzata sulla sponda opposta del Meno, che custodisce oggi più di centomila opere, dal Rinascimento ai giorni nostri. Cento dei capolavori del museo saranno visibili, fino all’estate, al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Dal momento che la sede espositiva ha una connotazione prettamente modernista e contemporanea, le opere scelte coprono un arco temporale che va dalla fine del Settecento all’inizio del Novecento, la grande stagione delle Avanguardie, con particolare predilezione per l’arte tedesca e francese, quest’ultima al centro della politica di acquisizioni dello Städel e punto di riferimento costante per molti artisti tedeschi.

L’apertura del percorso espositivo, articolato in sette sezioni, è affidata al celebre ritratto di Goethe nella campagna romana, realizzato nel 1787 da Johann Henrich Wilhelm Tischbein e divenuto presto un’autentica icona, tanto da essere ripreso da Andy Warhol in una serigrafia del 1982. Attorno a Tischbein si snoda la sezione dedicata al classicismo europeo di primo Ottocento e a quei pittori, tra cui Pforr, Blechen e Koch, che trovarono in Italia fonte di ispirazione per le loro opere. Si passa quindi alla pittura realista francese della metà del XIX secolo, a Courbet e al suo influsso sulla pittura impressionista, cui è dedicata il cuore dell’esposizione, con dipinti di Degas, Monet, Renoir e Sisley.

Proseguendo si incontrano quei pittori che dall’impressionismo prendono le mosse, ma che da quella pittura risultano ormai lontani: van Gogh, i Nabis, i simbolisti, fino ad arrivare all’Espressionismo tedesco, fiore all’occhiello della collezione dello Städel, che vanta capolavori del gruppo Die Brücke, nato a Dresda nel 1905. La pittura potente di Max Beckmann, a cui è dedicata un’intera sezione della mostra, e le esperienze del Cubismo e dell’Astrattismo, i dipinti accostati di Picasso e Klee, Marc ed Ernst concludono questo immaginario percorso all’interno di un intero volume di storia dell’arte.