Cellini, Ammannati… e la Fontana del Nettuno
di // pubblicato il 14 Dicembre, 2009
Ci troviamo a Firenze nella Metà del ‘500, in pieno Rinascimento, e il Granduca Cosimo I decide di indire un concorso per la realizzazione di una maestosa ed imponente fontana in piazza della Signoria che celebri e simboleggi l’accresciuto dominio sul mare e sulle acque del Granducato di Toscana attraverso il potenziamento della flotta mercantile e la costruzione dell’acquedotto di Firenze. Partecipano così alla gara e ambiscono al prestigioso incarico tutti i più illustri scultori dell’epoca, tra cui Benvenuto Cellini, Baccio Bandinelli e Bartolomeo Ammannati…
Prende spunto da questa vicenda storica, l’interessantissimo volume uscito per i tipi di Skira, dal titolo “Cellini, Bandinelli, Ammannati – La Fontana del Nettuno in Piazza Signoria a Firenze”, che ricostruisce tutti i passaggi e fa luce sui retroscena che hanno portato alla realizzazione della celeberrima fontana del Biancone.
Scopriamo così che l’idea di costruire un grande monumento che desse lustro e gloria al regno, nacque grazie ad un evento straordinario: da una delle cave di marmo di Carrara, infatti, fu estratto un unico blocco di marmo gigantesco che misurava “dieci braccia e mezza di altezza per cinque di larghezza” che Cosimo I aveva deciso di affidare al suo scultore di fiducia, il maestro Baccio Bandinelli.
Ma la sua improvvisa scomparsa indusse il granduca a promuovere un concorso.
Cominciò così una sfida tra il Cellini e l’Ammannati i quali, dando fondo al loro grande ingegno, cercarono i tutti i modi di ottenere l’incarico di scolpire il monumentale Nettuno.
Cellini, in particolare, doveva riuscire nell'ardua impresa di convincere la duchessa Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, che non lo amava. Ma la sorte non gli fu favorevole: dopo averla fatta ricredere ed averla indotta a sostenere la sua candidatura, mostrandole un modello in scala 1 a 1 di straordinaria bellezza, la duchessa, straziata da una serie di lutti che colpirono la sua famiglia, morì di lì a breve.
E l'Ammannati finì per realizzare la fontana del Nettuno.
Fin qui le vicissitudini storiche che portarono alla nascita del Biancone.

Ma, tornando ai giorni nostri, il libro rappresenta un'importante novità nel campo della storia dell'arte, poiché documenta una recentissima scoperta che ci svela dei risvolti fin ad oggi sconosciuti e che rende parzialmente giustizia al Cellini.
Loretta Cammarella Falsitta e Alessandro Falsitta, esperti d'arte e autori del volume, ci raccontano con dovizia di particolari, il ritrovamento, presso un collezionista svizzero, di un modello in bronzo di uno dei satiri che fanno parte del corteo della fontana e i successivi studi di cui è stato oggetto. Ebbene, dopo essere stata analiticamente esaminata grazie all'ausilio delle più recenti tecnologie e dopo essere stata sottoposta al vaglio dei maggiori esperti internazionali d'arte, la scultura è stata attribuita con ragionevole certezza, proprio a Benvenuto Cellini.
Gli autori quindi, hanno formulato varie ipotesi sul reale svolgimento dei fatti, ma è verosimile presumere che alla morte dello scultore, avvenuta nel 1570, alcune delle opere rimaste nel suo studio, finirono nelle mani dell'Ammannati che, dopo il 1575, portò a termine la fontana, ispirandosi proprio ai raffinati modelli dell'illustre collega.