Cavalcata da Pergolesi a Offenbach

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 31 Luglio, 2010

Questo luglio del Teatro Comunale di Bologna è segnato dai dittici. Gli autori prescelti sono due campioni del teatro comico in musica. Giovanni Battista Pergolesi (1710-1776) e Jacques Offenbach (1819-1880). Il primo è stato creatore dell’embrione dell’opera comica con i suoi intermezzi presenti sulle scene partenopee e il secondo, invece, si ricorda come indiscusso campione del divertimento boulevardier della Parigi di secondo Ottocento o per citare Rossini “il Mozart degli Champs-Elysées”. La scelta sui lavori da mettere in scena è caduta su La serva padrona (1733) e Pomme d’api per la prima serata e Livietta e Tracollo e M. Choufleuri restera chez lui per il secondo appuntamento.

Intermezzi un tempo presentati tra gli atti dell’opera seria quelli dell’autore marchigiano naturalizzato napoletano e brevi atti unici quelli del tedesco naturalizzato parigino che riuscivano a sfuggire attraverso stratagemmi drammaturgici ai rigidi vincoli delle concessioni ministeriali francesi in materia di spettacolo pubblico. Impegnati nell’interpretare i ruoli di Uberto e Serpina come di Catherine e Gustave sono i giovani della Scuola dell’Opera dello stesso Teatro che, come per gli scorsi anni, dedica i mesi estivi all’esibizione dei propri ragazzi, instaurando rapporti con Accademie e Università per la regia e la creazione delle scene. Quest’anno la partnership ha visto come assistenti alla regia, firmata da Stefania Panighini, gli studenti dello IUAV di Venezia.

L’allestimento scenico de La serva padrona/Pomme d’api, unico dittico da me visto, risulta essenziale, formato da quinte e pareti divisorie utili a trasferire i soggetti delle opere in contesti contemporanei che richiamano interni di appartamenti cittadini. Del resto ciò di cui parlano i due lavori, una delicata scalata sociale borghese per Pergolesi e una ricongiunzione amorosa dopo allusioni ad ipotetici flirt nella stessa famiglia per Offenbach, paiono essere così trasversali tanto da trovare un possibile riscontro persino nella nostra attualità.

Il tradizionale ruolo mimico di Vespone, aiutante di Serpina, in La serva padrona assume, qui, le caratteristiche di un ragazzo spaccone e desideroso di possedere la bella servetta, la quale, però, grazie alle sue arti seduttorie riesce a tenere in pugno sia il proprio padrone che lo strumento del suo tranello. Ben riuscito l’espediente registico per il duetto finale nel quale i tre personaggi giacciono nello stesso letto, alludendo a una sorta di triangolo innescato dall’astuta e ormai ex-serva, riuscendo, così, ad ottenere sia il potere e ricchezze dal maturo marito e sia gli svaghi erotici dal ben più aitante ex-collega.

Catherine, la bonne protagonista di Pomme d’api, dopo esser stata scaricata dal suo compagno, si ritrova a essere assunta da Rabastens, anziano e donnaiolo zio del suo amante Gustave. Venuta a conoscenza che la fine del suo idillio è stata voluta proprio lo zio coi suoi rimproveri al nipote, la nuova femme de menage si prenderà la propria rivincita, minacciando Gustave di intessere relazioni con più uomini e riuscendo a far pendere il volere dello zio a favore della loro. Anche per Offenbach la linea della Paghini è quella di enfatizzare le possibilità ironiche offerte dalla drammaturgia del libretto, con scene dai colori accesi, costumi dalle tinte sgargianti - come la gonna a spicchi indossata da Catherine che viene prontamente sbucciata durante la sua aria, quadretti ispirati al teatro parigino del varietà e camminate sui tavoli.

Se si pensa ai tristi tempi che il nostro paese sta percorrendo e alle vicissitudini che da sempre le Fondazioni lirico-sinfoniche sono impegnate a contrastare, vedere dei giovani cimentarsi in questi titoli della tradizione con grande energia e con un nuovo stile - basato sul coinvolgimento completo del corpo, sia per i recitativi sia per le arie – forse ci rende più ottimisti sul futuro del teatro italiano.

 

Dettagli

La serva padrona
intermezzo buffo in due atti

musica di G. B. Pergolesi
libretto Giovan Antonio Federico

Pomme d'api
musica di Jacques Offenbach
libretto di Ludovic Halévy e William Busnach

regia di S. Panighini
scene di G.T. C. Abiendi, L. Ceccoli
costumi di M. Carlotto, M. Pedretti,
  V. Pierantoni Giua
Luci di D. Naldi

studenti della Scuola dell'Opera
del Teatro Comunale di Bologna

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

dal 22 al 24 luglio, Bologna, Teatro Comunale


In foto momenti della rappresentazione di
Pomme d’api
copyright Rocco Casaluci

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Largo Respighi, 1, 40126, Bologna
  • Sito web