Castiglioncello guarda all’arte contemporanea. Enrico Baj: dalla materia alla figura

di Silvia Groppa // pubblicato il 15 Luglio, 2010

Le sale del Castello Pasquini di Castiglioncello ospiteranno, fino al 26 Settembre, la mostra estiva dedicata a “Enrico Baj: dalla materia alla figura”. A sette anni dalla sua scomparsa, con la personale di Enrico Baj, Castiglioncello guarda all’arte contemporanea, interrompendo la tradizionale rassegna sui Macchiaioli, presentando l’ultimo testimone delle avanguardie del dopoguerra.
La mostra, curata da Luciano Caprile e Roberta Cerini Baj è stata promossa dal Comune di Rosignano Marittimo con il Patrocinio della Regione Toscana e con la collaborazione dell’associazione “Il Valore del Segno” – che festeggerà con questo evento i venti anni di attività – ripercorre la storia e la vita di questo “artista monolitico” che con il suo rigore affronta tematiche sociali con un dissacrante senso ironico.

L’esposizione si articola in sei sezioni che raccolgono complessivamente 77 opere alcune delle quali sono apparse negli ultimi anni da collezioni private, altre sono inediti come l’Autoritratto del 1956 e il Gran Generale del 1961. Attraverso questa selezione di lavori il visitatore ripercorre le varie fasi artistiche dell'artista milanese scomparso nel 2003.

Baj nasce nel 1924 a Milano; lasciò gli studi alla Facoltà di Medicina per iscriversi a Giurisprudenza che frequentò parallelamente all’Accademia di Belle Arti di Brera. Baj ha sempre avuto rapporti con poeti e letterati italiani e stranieri, collaborando ad edizioni con André Breton, Marcel Duchamp, Raymond Queneau, Edoardo Sanguineti, Umberto Eco ed altri ancora. In stretto contato con pittori e intellettuali suoi contemporanei, analizza con gli amici Lucio Fontana, Piero Manzoni, Sergio Dangelo, Joe Colombo e Lucio Del Pezzo, il mondo dell'arte, tenendo sempre d'occhio le mutazioni politiche e sociali. 

L'avanguardia di Baj inizia nel 1952 quando, insieme agli amici Sergio Dangelo e Joe Colombo, rende pubblico il Manifesto della Pittura Nucleare redatto rivolgendosi al De Rerum Natura di Lucrezio. Il Movimento Nucleare era composto da artisti che traevano spunti dal periodo del secondo dopoguerra di cui intendevano rappresentare sia i pericoli (la paura della bomba atomica era allora palpabile), sia le risorse energetiche fornite dagli allora nascenti sviluppi tecnologici per riversare tutto nella sfera creativa dell'arte. Questo gruppo si distingueva dagli altri movimenti artistici per la netta opposizione all'astrattismo, privilegiando una figurazione grottesca capace di sottolineare aspetti e difetti della società. In clima di guerra fredda Baj viene attratto dal potere distruttivo dell’atomo che può assumere una valenza catastrofica, così come lo furono le bombe scaricate su Hiroshima e Nagasaki; accaduto che porta alla realizzazione di opere come i Due bambini nella notte nucleare del 1856, dove al rosso fuoco del cielo vengono contrapposte due figure, quasi ectoplasmi disciolti nella nube atomica, in cui Baj esemplifica la visione della società ancora suggestionata dal dramma della guerra, attraverso immagini che interpretano l’atomo come potenza distruttiva capace di cancellare l’uomo dalla faccia della terra, una sorta di Apocalisse in cui l’uomo arriva all’autodistruzione per raggiungere una rigenerazione.

“La mia materia pittorica si esibiva come brulicante, atomizzata, in movimento quasi per scivolamento […] questa emulsione, in omaggio alla precorsa “pittura nucleare” che largamente si risolveva nella atomizzazione dei colori.”
La Zia Vannia (1955) è la massima espressione dei personaggi bajani, ultracorpi che sono generati dalla natura, che dalle mastodontiche montagne scendono a valle con le sembianze di una dama ultracorpo, invadente, che esce dalla scena pittorica con il suo corpo fatto d’impasto polimaterico e di collage, usato con giocosa e gioiosa disinvoltura sempre per restare distintamente sul filo della provocazione visiva.
Già da questi primi lavori emerge un inquietante processo metamorfico volto a interessare la stessa sostanza pittorica che promuove forme umanoidi o zoomorfe in un’atmosfera livida di colature e di umori.

Il passo successivo sta nelle composizioni dove le “montagne” emerse da un magma in continuo divenire in cui “le figure scompaiono - dice Caprile - e si forma una sorta di brodo primordiale”.
Il massimo risultato di questo momento pittorico è l’opera dal titolo Montagna (1957), in cui la vedova Baj riconosce nell’arcipelago di occhi e volti mimetizzati nel paesaggio, fisionomie che il marito ha sviluppato in altri quadri.
Nell’opera E tu spersa in questi luoghi cosa fai?, 1959, coniuga la sua visione dell’ultracorpo in relazione con la natura mastodontica delle montagne, infatti qui la scena viene vissuta da una presenza aliena che precipita sulla superficie della montagna che, oltre a suggerire il rischio d’invasione di extraterrestri documentati dai film di fantascienza dell’epoca, porta alla mente il ricordo dei mostri suscitati dall’ecatombe atomica dei primi dipinti.

Poco alla volta Baj trasforma sostanzialmente le sue rappresentazioni attraverso la tecnica del collage, misto a pittura, creando svariati personaggi di tipo umanoide che di volta in volta prendevano forme sempre più grottesche con un corpo ancora indistinto, sviluppa così la serie di “Generali” sottolineandone il loro atteggiamento prevaricatore, come se il concetto di violenza e di distruzione fosse insito nel loro corredo cromosomico. La conquista della figura si associa ora al trionfo dell’ornamento che non diventa mai un elemento puramente decorativo, ma entra nel carattere degli effigiati. Con questi elementi di decoro Baj esprime meglio quelle che sono le metamorfosi arcimboldiane dove i materiali si snaturano per acquisire una valenza altra.
I generali diventano icone dell'antiautoritarismo, sono personaggi che non esprimono violenza bruta ed ai quali interessa solo apparire esibendo una quantità di medaglie e decori. Successivamente Baj fa relazionare i suoi Generali alle “Dame”, che sono le compagne ideali per queste figure autorevoli, ridicolizzandole in maniera sottile, quasi raffinata, con un gusto estetico di cui l' artista non ha mai fatto a meno.

Verso la metà degli anni ’70 attraverso il collage iniziò ad importare sulla tela la “vecchia mercanzia” che trovava buttata per terra, si va dai fiocchi e passamani, frange e cordoni. Qualunque oggetto può partecipare al gioco compositivo dell’artista: due quadranti di orologio (si vedano gli ultimi “generali”) forniscono la rotondità di uno sguardo, mentre una rondella può indicare efficacemente il moto di stupefazione di una bocca; il naso promuove invece il destino aguzzo di un frammento di legno. E poi ci sono le medaglie, le nappe e le passamanerie ad accendere ulteriori occasioni di stupefacente narrazione.

Baj: “Dipingere si dipinge con qualunque cosa, con i colori naturalmente, ma anche con oggetti, con materie disparate, medaglie, galloni, e grandi militari, con intarsi, vetri colorati, specchi, insegne, targhe, ricami […]” L’artista ha il dono di poter immettere tutto nel quadro purché queste siano in accordo tra loro e diventino qualcosa di unico, nel momento in cui si vedono le singole cose, non va più bene niente: “vuol dire che tu hai solo messo lì delle cose ma queste non si sono trasformate.” Perché l’orpello diviene disegno, né più né meno di quello disegnato a matita o a penna.
Egli parte dalla materia, magmatica per poi sconfinare negli oggetti trovati che entrano in rapporto con l’arte quasi per vincere una sfida creativa, come fosse un gioco di stimoli.

Negli anni Ottanta, Bay si accosta più direttamente al teatro d’animazione, collaborando a varie realizzazioni, la più famosa delle quali resta Ubu re di Alfred Jarry, messo in scena da Massimo Schuster nel 1984 e rappresentato per oltre dieci anni in tutto il mondo.
L’Ubu re di Baj consiste in una cinquantina di marionette, simili alle giocose sculture composte con i pezzi del meccano, usate da Schuster come elementi di un teatro di oggetti.

Lo spirito ludico dell’artista milanese si esprime al punto che spesso usa al posto del materiale pittorico veri e propri giocattoli, dai pezzi del lego al meccano con i quali da vita a totetem e maschere – “Giocando raffiora in noi la nostra infanzia e oggigiorno v’è proprio il gran problema di come restituire all’uomo affranto dalle nevrosi la sua felicità” – .
Nel 1993 inizia il ciclo delle Maschere tribali, immagini di un moderno “primitivismo” con cui la società opulenta vuole rifarsi un look selvaggio riciclando, come simboli, gli oggetti del consumo quotidiano. Così che pezzi del meccano, lego, diventano la materia per creare sculture. 
Inoltre, importa nelle opere specchi ricostruiti, mobili bidimensionali in cui non si può entrare fisicamente ma solo con lo spirito.

Il racconto biografico della produzione artistica di Baj, segue la traccia iniziale che chiama in causa la “materia” e la “figura” e si conclude nel raduno nell’ultima sala della mostra di “maschere tribali” e “totem” in cui la pratica del “ready made” diventa l’ennesimo pretesto per una disamina dei comportamenti umani, capaci di mescolare nello stesso tempo una tecnologia sempre più sofisticata ad atteggiamenti regressivi.

 L’imperdibile mostra, raccoglie dunque una serie di opere che hanno contrassegnato il cammino del maestro milanese, contraddistinto da importanti tappe museali sia in Italia che all’estero. 
Baj ha vissuto per l’arte, tra tele, colori, fantasia, l'ironia tagliente e le parole per mettere alla berlina il potere, la burocrazia, l'arroganza e l'ottusità umana. Enrico Baj è stato l’ultimo tra gli artisti più geniali del Novecento italiano e con il suo lavoro si capta come la contraddizione umana genera la concretezza espressiva nell’arte.

Alla mostra è dedicato un bellissimo catalogo curato da Luciano Caprile ed edito da Skira editore.

 

Dettagli

DIDASCAILE IMMAGINI

  • Foto del Castello Pasquini
  • Enrico Baj,
    Due bambini nella notte nucleare, 1956
    olio su tela
    cm 115 x 145
  • Enrico Baj
    La zia Vannia, 1955
    tecnica mista
    cm 85 x 75
  •  Enrico Baj
    E tu spersa in questi luoghi cosa fai?, 1959
    olio e collage su tela
    cm 89 x 96
  • Enrico Baj
    Generale, 1975
    acrilici e collage su tavola
    cm. 125 x 97
  • Enrico Baj
     Luigi XV e Madama Pompadura, 1997
    legni e oggetti
    cm 207 x 75 x 35
  • Enrico Baj
    Tamate-Begu, 1993
    legni acrilici e collage
    cm. 67 x 32 x 14

 


ORARI

La mostra sarà aperta tutti i giorni
dalle ore 16 alle ore 24,
con chiusura il lunedì


Info

Mappa

Dove e quando

Enrico Baj: dalla materia alla figura

  • Date : 10 Luglio, 2010 - 26 Settembre, 2010
  • Indirizzo: Castello Pasquini, Piazza della Vittoria, Castiglioncello
  • Sito web

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