Carrara, il marmo, la scultura, la città

di Flavia Molinari // pubblicato il 02 Giugno, 2010

Il 26 giugno inizia la XIV Biennale di Scultura di Carrara e, per non perdere l’occasione di visitarla, c’è tempo sino al 31 ottobre: consiglio di crearsi la possibilità di andare a vederla, anche per girare in questi luoghi quasi sconosciuti anche se carichi di storia e di bellezze naturali o costruite dell’uomo nel corso dei secoli. 
Naturalmente la prima cosa che colpisce chi arriva a Carrara è la catena delle Alpi Apuane che la cinge alle spalle, bella nella forma e nell’aspetto: sono monti perennemente innevati dai bianchi ravaneti di marmo. Quando si sale a vedere le cave si rimane affascinati dall’aspetto apocalittico che assume tutto il complesso proprio grazie ai grossi detriti di marmo bianco che scendono verso il basso.
Il “file rouge” scelto dal curatore Fabio Cavallucci per questa edizione della Biennale è “Postmonument”, cioè considerazioni varie sul cambiamento radicale che ha avuto la scultura nell’ultimo secolo allontanandosi sempre più dall’essere soprattutto uno strumento celebrativo.
Se ci si pensa bene, all’iconoclastia contemporanea si affianca un continuo ripensamento sui valori di ciò che è già avvenuto: da qui sorgono gli ovvi apprezzamenti del passato da parte di molti, artisti compresi.
Gli spunti e le suggestioni per importanti sculture nascono facilmente a Carrara, visto che è una città autentica, dai tratti “marmorei” e facilmente individuabili perché hanno origine nel duro lavoro dei cavatori (importanti le fotografie-doocumento scattate da Bessi) e nell’inconfondibile tradizione anarchica.
Tutta la città ha sempre vissuto sulla lavorazione del marmo, quindi ora che il monumento è diventato una rarità, ci sono molti spazi e laboratori dismessi e, lì dentro, si percepisce l’evidente passare del tempo. Bene, con questa Biennale sono stati riaperti molti di questi posti per farli diventare luoghi espositivi carichi di storia e di vita propria. E gli artisti ospitati per creare le loro opere sono stati stimolati e ispirati anche da tutto questo insieme di storia vissuta.
Per fare “palpare con mano” i cambiamenti avvenuti nell’ultimo secolo, ci sarà una sezione storica con modelli di monumenti della statuaria del Ventennio affiancati a quelli del realismo socialista sovietico e cinese.

Tra le nuove opere esposte quelle di trenta famosi artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo, del calibro di Monica Bonvicini, Paul McCarthy, Yona Friedman, Antony Gormley, Santiago Serra. A questi, sono state affiancate alcune giovanissime promesse come Kristina Norman, presente al Padiglione Estone della Biennale di Venezia 2009, Cyprien Gaillard, candidato tra i finalisti del Premio Marcel Duchamp 2010, o Rossella Biscotti, vincitrice del Premio Fico ad Artissima 16.
E’ molto importante sapere che la maggioranza di questi artisti sta lavorando per esporre opere inedite, create apposta a e per Carrara, per la sua XIV Biennale, realizzate dopo avere eseguito approfonditi sopralluoghi per riuscire a esprimere, anche in maniera inaspettata, a volte sperimentale, lo spirito che aleggia in questa città. Saranno opere sicuramente diverse da quelle ideate da Michelangelo o Caravaggio o tanti altri ancora, molte eseguite nei laboratori cittadini: saranno talmente interessanti da meritare un viaggio “esplorativo”.
Ci sono opere che vogliono ricordare come si lavorava una volta, vedi quella del giovanissimo Giorgio Andreotta Calò, che ha personalmente estratto il suo blocco di marmo da una cava senza l’ausilio dei macchinari; ma c’è anche la concettuale video-installazione di Cai Guo-Qiang, che vuole riportare a Carrara ciò che da qui é partito e lo fa riprendendo migliaia di studenti dell’Accademia di Pechino che disegnano il David di Michelangelo.

Deimantas Narkevicius non ha dimenticato la tradizione anarchica locale, così ha preparato una installazione sonora che diffonderà il canto anarchico Addio mio bel Carrara, eseguito da anziani reduci della resistenza.

Quest’anno è stato preparato un intenso programma di eventi collaterali, con conferenze, cicli di performance e workshop che, per tutto il periodo di apertura, aiuteranno il pubblico a “entrare” nel mondo della scultura monumentale.
Ma non si deve dimenticare, passando da una sede espositiva all’altra, di guardare questa città dal taglio umano reso tale anche dalle opere di valore che vi si possono ammirare, così propongo anche un itinerario turistico con qualche nota.

Partendo dal Palazzo dell’Accademia, già residenza dei Cybo Malaspina, costruito tra il ‘500 e ‘600, nel quale e inglobato un antico castello, di cui si vede ancora il mastio. La vicina piazza Gramsci conserva nell’aspetto, con l’aiuola centrale, le statue, le scalinate che a destra e a sinistra la collegano ai diversi livelli della città (che è tutta un saliscendi) il carattere di giardino qual era all’epoca dei Malaspina. 
Andando verso la parte est della città, fino alla secentesca chiesa di S. Francesco, con il vicino convento diventato Museo e sede espositiva, cui si accede attraverso una ripida e modernissima scalinata: lì vicino c’è la piazza omonima, che possiede la grazia e l’intimità di un campiello veneziano. In questa piazza c’è l’ingresso del laboratorio Nicoli, luogo storico d’incontro per gli artisti di tutto il mondo. 
Dall’altra parte dell’Accademia, più in basso, c’è piazza Alberica; rettangolare circondata da palazzi sei-settecenteschi: bello il Palazzo delle Logge davanti al quale c’è il Palazzo del Medico con decorazioni barocche. In mezzo alla piazza si trova la statua di Beatrice d Este, duchessa di Modena e Reggio, signora di Carrara (in precedenza era stata dominata dai Cybo Malaspina e in un documento del 963 c’è scritto che Carrara era stata donata dall’imperatore Ottone al vescovo di Luni).

Ora da via Ghibellina si sale al Duomo con la facciata in marmo bianco e grigio, modello pisano, in stile romanico-gotico, con un notevole rosone. All’interno ci sono tracce di antichi affreschi, due capitelli della scuola di Wiligelmo, all’altare destro, vicino all’abside, si trova una delicatissima annunciazione del trecento. Nella piazza, sul lato lungo dell’edificio, una bella fontana del Nettuno. Percorrendo le strette stradine intorno si entra nella piazzetta delle Erbe, dove si possono ammirare i portali dei palazzi gentilizi ma anche di modeste abitazioni. 
Tornando in piazza Alberica, uscendo dal lato sud verso "fuori porta", si trova il Teatro degli Animosi, un gioiello per i decori presenti nell’interno e per l’acustica. Sempre da piazza Alberica, uscendo dal lato nord, grazie a un piccolo ponte, si scende nella via Carriona, dove due Talamoni ornano l’edificio adibito una volta a ospedale per i pellegrini che, lungo la via Francigena, risalivano verso i luoghi più alti per evitare le zone paludose. 
E ora, finito il giro tra sculture e palazzi, non rimane che riposare con pane e lardo di Colonnata (mica male come pausa!) e poi su, verso Fantiscritti, sempre più dentro ad uno scenario speciale: solo così si può capire che cosa intendesse Michelangelo quando parlava dell'arte di cavare.

 

Dettagli

Didascalie

  • Logo XIV Biennale Scultura di Carrara
  • Logo Postmonument
  • Alcuni degli artisti in visita a Carrara
    Foto di Valerio E. Brambilla
    - Antony Gormley
    - Cai Guo-Qiang
    - Cyprien Gaillard
    - Rossella Biscotti
  • Video presentazione

Mappa

Dove e quando

XIV BIENNALE INTERNAZIONALE DI SCULTURA DI CARRARA POSTMONUMENT

  • Date : 26 Giugno, 2010 - 31 Ottobre, 2010
  • Indirizzo: Carrara
  • Sito web

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