Carnage

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 23 Settembre, 2011

New York, i coniugi Penelope e Michael Longstreet hanno invitato a casa Nancy e Alan Cowen, genitori del ragazzo che durante una lite al parco ha colpito con un bastone loro figlio in pieno viso. Nelle intenzioni l’incontro dovrebbe essere occasione di dialogo civile per risolvere ogni contrasto, ma dalle formali buone maniere iniziali si scivola presto in uno scontro verbale duro e violento.
Emergono non solo prevedibili contrapposizioni in relazione all’incidente, ma anche tensioni nascoste in rapporti di coppia ormai logori.
Il nuovo film di Roman Polanski è un vero e proprio processo al concetto di colpevolezza, una lucida riflessione su come ogni tentativo di costringere la complessità della vita in rigidi canoni legali sia fatalmente destinato a mostrare la sua assurda inadeguatezza.
Girato in tempo reale all’interno di un unico luogo, Carnage ha il suo punto di forza nelle straordinarie interpretazioni di quattro attori in stato di grazia.
Jodie Foster è la colta e progressista Penelope Longstreet, impiegata di una libreria con frustrate aspirazioni letterarie, John C. Reilly suo marito Michael, rappresentante di utensili per la casa, è un uomo senza aspirazioni, pigramente adagiato in un’unione senza più entusiasmi.
Kate Winslet e Christoph Waltz sono i coniugi Cowen, economicamente di un livello sociale superiore, consulente finanziario lei, avvocato di successo lui, sin dall’inizio incarnano l’arroganza e l’ostentazione del successo, ma anche i sensi di colpa di una madre assente nei confronti del figlio.

Tratto da Le Dieu du carnage, testo teatrale di Yasmina Reza che la regia magistrale di Polanski trasforma in Cinema puro senza la staticità d’un teatro filmato, il film smaschera con ironia le nostre piccole ipocrisie rendendo persino divertente un conflitto che non avrebbe mai fine.
Il modo d’interagire tra loro dei quattro personaggi, le continue provocazioni, l’emergere di un’aggressività repressa, evidenziano l’inconsistenza di canoni comportamentali codificati dalla società verso cui tutti dovremmo tendere ma che spesso trovano scarsa applicazione.

Molti gli aspetti di ordine morale, sociale e politico affrontati da un testo che è perfetto nel mettere in scena un continuo ribaltamento di contrapposizioni e alleanze. Partendo dallo scontro tra i genitori della vittima e dell’aggressore, alla comparsa di una bottiglia di Scotch emerge un cameratismo virile che innesca il più tradizionale conflitto tra i sessi, con la solidarietà femminile coalizzata contro i giocattoli tecnologici tanto cari ai maschi.

La tecnologia facilita la vita ma a volte rende schiavi come il personaggio di Alan, perennemente attaccato al cellulare per risolvere i guai legali di una casa farmaceutica colpevole d’aver occultato gravi effetti collaterali di un farmaco. Ogni valutazione morale è sospesa e l’avvocato mal sopporta il fastidio di dover discutere di etica, qualcosa di inconsistente nella sua visione delle cose, in relazione a un atto violento del figlio Zachary. Oggi i rapporti interpersonali sono gestiti in larga parte per via telematica, all’insegna della velocità, e doversi spendere per insegnare al proprio figlio una morale di cui si è sprovvisti diventa davvero una seccatura.

Io credo nel Dio del massacro! Il Dio che governa indiscusso dalla notte dei tempi”, sibila coerentemente Alan a un’attonita Penelope, attivista impegnata a documentare le sofferenze dell’Africa. Il cinismo di chi rifiuta ogni responsabilità morale, in un mondo globale in cui tutto è connesso, si contrappone al sospetto di un interesse per l’esotico altrove così tanto di moda, accentuato dalle basse insinuazioni sessuali di Michael, nutrito forse anche per coprire la difficoltà ad accettare i propri fallimenti.

In fondo per quanto ci si sforzi d’inseguire comportamenti consoni ad una convivenza civile è evidente che il genere umano non si è poi così evoluto dal tempo della caverna, ci sono regole etiche a cui tutti intimamente sappiamo doverci attenere che troppo spesso vengono derogate. Dalle furbizie di chi tenta di scavalcare una fila all’egoismo di chi parcheggia il proprio mezzo fuori misura a cavallo tra due posti auto, il nostro quotidiano è scandito di piccoli segnali che siamo ancora popolo della giungla.
Carnage è un ritratto impietoso delle nostre meschinerie e del disinteresse più diffuso, dell’impossibilità a individuare la Verità e Polanski, che da quarant’anni la vede brandire ai suoi inquisitori come valore assoluto, sa riderne cogliendone il ridicolo.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Kate Winslet è Nancy / Jodie Foster è Penelope
  3. John C. Reilly è Michael / Christoph Waltz è Alan
  4. Roman Polanski sul set con i suoi attori

In copertina:
Kate Winslet è Nancy Cowen

SCHEDA FILM
 

  • Titolo originale: Carnage
  • Regia: Roman Polanski
  • Con: Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz,
    John C. Reilly
  • Soggetto: Yasmina Reza dalla sua opera teatrale
    Le Dieu du carnage
  • Sceneggiatura: Yasmina Reza, Roman Polanski
  • Fotografia: Pawel Edelman
  • Musica: Alexandre Desplat
  • Montaggio: Hervé de Luze
  • Scenografia: Dean Tavoularis
  • Arredamento: Franckie Diago
  • Costumi: Milena Canonero
  • Produzione: Saïd Ben Saïd, Oliver Berben e Martin Moszkowicz per  Constantin Film, SBS Productions e
    SPI Poland
  • Genere: Commedia
  • Origine: Francia / Germania / Polonia / Spagna, 2011
  • Durata: 79’ minuti