Caravaggio, l’enigma continua…

di Cecilia Limpido // pubblicato il 28 Novembre, 2009

Sta di fatto che se v’è un autore a non potersi immaginare nell’atto di replicare le proprie opere, questi è il Caravaggio, per il quale la realtà di un dipinto poteva verificarsi una volta sola.”
(Roberto Longhi)


Questione complessa e controversa quella che ruota attorno alle copie del Merisi, realtà in cui il critico Roberto Longhi, a cui dobbiamo la riscoperta e la restituzione al mondo contemporaneo del più grande artista di tutti i tempi, si è imbattuto più volte nel corso della sua brillante carriera. Ma come sappiamo, le parole ambiguità e mistero accompagnano da sempre vita e opere del Caravaggio e caricano la sua personalità di un forte valore attrattivo.

Al Castello di Masnago di Varese si cerca di svelare il nuovo ma non ultimo segreto che chiama in causa l’artista milanese.
La mostra “Caravaggio? L’enigma dei due San Francesco” presenta due tavole, restaurate di recente e assolutamente identiche ad un primo sguardo, che sono al centro di un acceso dibattito tra critici d’arte e autorevoli studiosi sull’autenticità dell’una o dell’altra.
Il tentativo è quello di capire e di far capire al pubblico qual è il cammino percorso da un’opera per essere definita “originale” e, come ha detto il curatore Ruggero Dimiccoli, qual è il grado di attendibilità degli strumenti a disposizione della scienza per l’attribuzione della sua autenticità.
A tal fine è stato creato un percorso espositivo di carattere prettamente didattico che si snoda tra materiali multimediali, fotografie, filmati di restauri, testi e videointerviste dei restauratori che mettono in luce le differenti “biografie” dei dipinti, una sorta di laboratorio aperto che mira a descrivere le tecniche di indagine e le modalità utilizzate dagli esperti.


Soffermiamoci per un istante sul caso dei due San Francesco, entrambi conservati a Roma e proprietà del Ministero dell’Interno, Fondo Edifici di Culto, che ne ha concesso il prestito.
Il primo, considerato fino a qualche decennio fa assolutamente autentico, sembra fosse stato commissionato da Francesco de Rusticis per farne dono alla Chiesa dei Padri Cappuccini sul colle del Quirinale. Il secondo, invece, il cosiddetto doppio, fu ritrovato successivamente nel 1968 nella Chiesa di San Pietro di Carpineto Romano dalla studiosa Luisa Brugnoli che sollevò da subito una questione spinosa sulla paternità delle opere.
Due gli elementi a favore dell’autenticità dell’ultima tela: da una parte una valutazione di carattere stilistico, secondo cui la presenza di un “pentimento” sul cappuccio del saio del frate consentirebbe di ipotizzare la committenza del cardinale Pietro Aldobrandini a favore dei Riformatori Osservanti che aveva preferito ai Cappuccini per la conduzione del Convento di Carpineto, dall’altra una nota di carattere storico, e cioè che nel 1606, data in cui l’opera sarebbe stata commissionata, Caravaggio, fuggito da Roma, si trovava a riparo presso i feudi della famiglia Colonna, confinanti con quelli degli Aldobrandini.
Ad avvallare le supposizioni della Brugnoli sono le analisi radiografiche e stratigrafiche della Dott.ssa Vodret a cui si deve il restauro di entrambi i dipinti e l’attribuzione del San Francesco dei Cappuccini a un seguace seicentesco del Merisi, probabilmente un tale Bernardo o Bartolo Manfredi. Maurizio Calvesi, emerito storico dell’arte, e Alessandro Zuccari, suo allievo, appoggiano questo tipo di argomentazioni.
Di contro, Mina Gregori, Presidente della Fondazione Roberto Longhi e Keith Christiansen, curatore ed esperto di pittura europea al Metropolitan Museum di New York, sostengono l’originalità della prima tela.

Per l’autorevolezza dei suoi sostenitori, il dibattito non sembra essersi risolto. In gioco, oltre a una questione di critica d’arte, c’è un “montepremi” di ben 48 milioni di euro, così come viene stimata la differenza tra i valori assicurativi delle due opere. Ma non si tratta di un caso isolato. Se per Bernard Berenson “non è facile dire dove Giorgione finisca e Tiziano cominci”, lo stesso si può dire di Caravaggio e dei caravaggeschi.
Numerose le opere coinvolte nella questione dei “doppi”: dal Ragazzo morso da un ramarro, di cui l’originale si trova a Firenze presso la Fondazione Longhi mentre la seconda versione, attribuita ad un allievo del Maestro, è conservata alla National Gallery di Londra, alla Cena di Emmaus, di cui esistono due esemplari considerati entrambi opera del Merisi ma risalenti a momenti diversi della sua carriera, dall’Incoronazione di spine, le cui versioni sono tre, tutte attribuite alla mano del Caravaggio, al caso incredibile delle dodici copie della Cattura di Cristo, la cui versione autentica sembra sia quella della National Gallery of Ireland.

Dunque la dichiarazione di Longhi è da ritenersi fallace? E quando le copie sono semplici versioni, di mano del Maestro, o copie attribuibili alla sua cerchia? Ci sono strumenti e modalità scientifiche per rispondere con certezza ai problemi di attribuzione dell’autenticità delle tele? A Varese ci si interroga in modo nuovo ed educativo su tutto ciò.

 

Dettagli

DIDASCALIE


San Francesco in meditazione
(1606-1609)
Michelangelo Merisi da Caravaggio

  • Roma, S. Maria Immacolata Concezione
    a via Veneto
    olio su tela
  • Roma, Carpineto Romano
    provenienza Chiesa S. Pietro Apostolo
    collocazione: Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini (Roma) 
    olio su tela

IN COPERTINA
un particolare del volto di San Francesco

Mappa

Dove e quando

  • Date : 06 Novembre, 2009 - 10 Gennaio, 2010
  • Indirizzo: Civico Museo D'Arte Moderna e Contemporanea, Castello di Masnago, Varese, via Cola di Rienzo

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