Caravaggio e l’arte della Fuga

di Amici in Visita // pubblicato il 01 Aprile, 2010

di Valentina Martini

A fine Ottocento Nietsche, riprendendo le ontologie circolari, faceva notare che ogni evento che possiamo vivere, l'abbiamo già vissuto infinite volte nel passato e lo vivremo infinite volte nel futuro.

Se è vero che gli oggetti sono propaggini di noi stessi, anch’essi seguirebbero questa teoria dell’eterno ritorno ed il capolavoro di Caravaggio noto come “Riposo durante la fuga in Egitto” in apertura alla mostra “Caravaggio e l’arte della Fuga. La pittura di Paesaggio nelle Ville Doria Pamphilj” allestita nella Villa del Principe a Genova, ne sarebbe un esempio eminente. 

Prima del delitto di Campo Marzio, nell’agosto del 1605 Caravaggio fuggì da Roma riparando a Genova preoccupato delle conseguenze per aver ferito gravemente un notaio. Corre l’anno 2010 e il Riposo di Caravaggio fugge dalla rassegna in corso alle Scuderie del Quirinale a Roma che celebra il quarto centenario della morte dell’artista, per riparare nella mostra genovese che inaugura, con l’occasione, i sontuosi ambienti restaurati che insistono sul superbo giardino cinquecentesco fronte mare del palazzo. 

A proporre l’esposizione è la Società Arti Doria Pamphilj presieduta dalla principessa Gesine Pogson Doria Pamphilj, e curata da Massimiliano Floridi, con l’apparato scientifico di Laura Stagno e Andrea Giovanni De Marchi, rispettivamente direttori del Museo di Villa del Principe di Genova e di Villa Doria Pamphilj al Corso a Roma e il contributo di Alessandra Mercantini, responsabile dell’archivio storico della famiglia Doria Pamphilj in Roma.

Si parte dall’anno 1521 quando Andrea Doria, famoso uomo d’armi e celebre ammiraglio ligure, elesse la villa genovese a sua principesca dimora. All’epoca, gli illustri ospiti del Doria erano ricevuti dall’ingresso via mare, sulla fregata Argo ed il loro arrivo era accolto dalla suggestiva scenografia del giardino che si estendeva fino alla cima della collina retrostante la villa. L’ospite non poteva non intuire l’elezione a bucolico rifugio del Capitano di ritorno dalle fatiche dei campi di battaglia d’Europa. Solo dopo averne avuto accesso, il complesso programma iconografico della decorazione pittorica del palazzo allestita da Pierin del Vaga, allievo di Raffaello, che lo celebrava come pater patriae della città di Genova fedele alla corona spagnola, faceva conoscere il Doria uomo politico.

Avvolte in questo stupendo scenario, circa un’ottantina di opere, molte delle quali inedite, cercano di rievocare il mecenatismo della celebre dinastia genovese-romana dei Doria Pamphilj, caratterizzato dalla costruzione di magnifiche ville extraurbane nel territorio romano e genovese e dal collezionismo di opere d’arte a soggetto paesaggistico per ornare le stesse, venendo a costituire una tra le più straordinarie collezioni di paesaggi al mondo.

Spicca il capolavoro del Caravaggio “Riposo durante la fuga in Egitto” posto ad apertura della mostra. Caravaggio in fuga soggiornò solo un mese a Genova, respingendo la favolosa offerta di 6000 scudi per affrescare una loggia della Villa da parte di Giovanni Andrea I Doria, pronipote dell’ammiraglio. Era un’anima troppo inquieta per fermarsi a godere del piacere e dello svago del giardino del Principe e la sua arte, quale rigore morale nel denunciare i fatti, non aveva tempo di poter essere “di evasione” che, all’epoca, faceva rima con “paesaggio”. Un’equazione che l’artista conosceva bene e solo oggi, grazie ad un’indagine radiografica sul “Riposo durante la Fuga in Egitto” conosciamo un Caravaggio al bivio. La prima idea fu quella di abbozzare la figura nuda dell’angelo a destra della Madonna ma poi si lasciò sedurre dallo splendido paesaggio che oggi vediamo. Tuttavia, l’artista lombardo dovette giudicare questa scelta un errore di gioventù. La gravitas morale assunta dalla sua pittura non poteva più cedere alle seduzioni del paesaggio. Fu così che “ingagliardì gli scuri”, inasprì i suoi toni drammatici e, annerendo i fondi pittorici, rese quest’opera l’unico esempio di paesaggio nella sua pittura. Si accorse di questa unicità, comprandola, Camillo Pamphilj, il 30 ottobre 1650, per la sua residenza al Gianicolo, prima di essere spostata nella Galleria di Palazzo Doria Pamphilj al Corso, dove è solitamente esposta al pubblico.

La mostra prosegue ricostruendo, attraverso delle incisioni d’epoca e piante architettoniche, le dimore extraurbane della dinastia Doria Pamphilj. Si percorre così la villa cinquecentesca Centurione Doria a Pegli; la villa di Ripa Grande, lungo il Tevere, dove la temibile Papessa, Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj, cognata di papa Innocenzo X, riposava e recitava lontana dagli intrighi che tesseva; il Casino del Bel Respiro di Camillo Pamphilj al Gianicolo; il palazzo a Nettuno e il Casino di Allegrezze a Capo d’Anzio di Giovanni Battista Pamphilj e del Palazzo ad Albano del Cardinale Benedetto Pamphilj.

Di ognuna delle ville è presentata una selezione delle opere pittoriche più significative della collezione che vi apparteneva a completare il progetto della villa come luogo di piacere e di svago. 

L'emozione suscitata dal paesaggio, è espressa, tra ideale, reale, pittoresco e sublime, nelle opere dei massimi paesaggisti attivi soprattutto a Roma a partire dalla metà del Seicento. Di queste sono in mostra le serie celebri di Momper, Gaspard Dughet, Giovanni Francesco Grimaldi, Paolo Anesi, Herman van Swanevelt, Gaspard van Wittel, Paul Bril, Jans Theunisz Blanckerhoff, Monsù Francesco Borgognone, Hendrick van Lint, Frans van Bloemen detto l’Orizzonte e Pieter Mulier detto il Tempesta. Tristemente assenti, ma ricordate nel catalogo, sono le opere di Jan Brueghel il Vecchio, di Pieter Brueghel e di Claude Lorainn.

La trasfigurazione intellettualistica del paesaggio, in cui la presenza umana di pastori e contadini, personaggi biblici e mitologici, tra vestigia del mondo classico, borghi arroccati e cascate tiburtine, è subordinata alla ricerca di una superiore armonia e senso panico della natura su cui si fonda l’ideale della vita in villa in cui i quadri erano pensati come piacevolezza del godimento estetico e accompagnamento “del parlar piacevole” cortigiano.

 Si mostra con evidenza l’uso simbolico degli aspetti della natura nelle tempeste e marine in cui, attingendo quasi ad uno spirito preromantico, si coglie il riferimento alla precarietà delle fortune umane nell’esaltazione del mare in burrasca, così come le navi in secca nei porti donano un senso di pacatezza e di serena tranquillità.

In questi aspetti celebrativi della visione arcadica e simbolica della natura si può cogliere anche il riflesso di quella esigenza psicologica alla tranquillità a cui anela l’animo umano in un’epoca di crisi sociale, politica economica quale si verificò in Europa a partire dal Seicento. I Doria Pamphilj, protagonisti indiscussi della vita pubblica romana, avevano scelto di trovare in queste ville un luogo di delizioso riposo dal peso del loro potere e dalla crisi.

Il senso esistenziale dell’eterno ritorno sembrerebbe anche concludere il percorso della mostra con l’esposizione delle fotografie dell’artista serbo-inglese Lala Meredith-Vula che, proponendo un paesaggio metafisico dei luoghi dove sorge il nuovo edificio extraurbano della famiglia, il Rifugio Floridi a Guarcino, in mezzo all’Appennino, aggiorna con un linguaggio moderno il gusto estetico rivolto alla piacevolezza della contemplazione che da generazioni informa la committenza Doria Pamphilj.

Un evento, questa mostra, dunque, che offre l’opportunità di mostrare come le ville extraurbane della dinastia Doria Pamphilj siano organicamente legate alla storia della pittura di paesaggio e di illustrare come questa peculiare scelta di committenza sia frutto di un’intenzionalità estetica che potremmo definire “familiare”, che privilegia la fruibilità contemplativa, offrendoci uno spaccato dei gusti collezionistici di una famiglia, della loro epoca e del loro mondo.

In ultimo, un evento, la mostra “Caravaggio e l’arte della Fuga. La pittura di Paesaggio nelle Ville Doria Pamphilj”, connaturato al luogo prescelto come sede espositiva, quello della Villa del Principe di Genova, che è una delle dimore della dinastia più espressive e rappresentative del connubio tra ideale di vita in villa e sentimento del paesaggio.

 

Dettagli

DIDASCALII IMMAGINI

  • Michelangelo Merisi da Caravaggio
    Riposo durante la fuga in Egitto, 1594
    olio su tela
    130 × 160 cm 
    Galleria Doria Pamphilj
    a) il particolare dello spartito musicale
    b) l'opera nella sua interezza
  • Jan Frans van Bloemen
    Paesaggio con cascata della Marmore a Terni, e arcobaleno
    olio su tela
  • Agostino Tassi
    Paesaggio marino con cantiere navale e una "buona fortuna"
    olio su tela
  • Jan Frans van Bloemen
    (detto l’Orizonte)
    Paesaggio con cascata di Tivoli
    olio su tela
  • Jan de Momper
    Paesaggio con tre figure in primo piano e torre quadrata nel fondo
    olio su tela



IN COPERTINA 
un ulteriore particolare di
Riposo durante la fuga in Egitto


Catalogo Silvana Editoriale

Mappa

Dove e quando

Caravaggio e l’arte della Fuga. La pittura di Paesaggio nelle Ville Doria Pamphilj

  • Date : 26 Marzo, 2010 - 26 Settembre, 2010
  • Indirizzo: Genova, Villa del Principe
  • Sito web

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