“Caravaggio ‐ Bacon”
di // pubblicato il 09 Agosto, 2009
A Porto Ercole, il 18 luglio 1610, moriva Michelangelo Merisi, celebrarlo in occasione del quarto centenario diverrà uno dei maggiori eventi del prossimo anno: la sua stravolegente genialità messa sotto i riflettori e leggeremo sicuramente nuove ipotesi, in particolare quelle della grande mostra alle Scuderie del Quirinale dal 18 febbraio.
Alla Galleria Borghese un accostamento decisamente intrigante affiancherà Caravaggio a Francis Bacon - il 28 ottobre prossimo ricorre il centenario dalla nascita - con una proposta di straordinaria esperienza estetica in alternativa alla consueta ricostruzione storico critica per queste due personalità estreme, nell'immaginario collettivo artisti "maledetti", ma capaci di trasferire nelle loro opere il tormento esistenziale con intensità e genialità inventiva.

Dal 1° ottobre la Galleria Borghese sarà arricchita da trenta capolavori dei due maestri, provenienti dai maggiori musei del mondo per la mostra "Caravaggio ‐ Bacon" curata da Anna Coliva, Claudio Strinati e da Michael Peppiatt, biografo, amico intimo e massimo conoscitore di Francis Bacon. Un percorso che non teorizza dipendenze di Bacon da Caravaggio, ma cerca suggestioni visive e corrispondenze spontanee risultanti da accostamenti formali.
Nulla di Caravaggio in Bacon o che dimostri si sia ispirato a lui, ma se nessun artista del nostro tempo può essere equipararato a Caravaggio, anche Bacon è tra gli interpreti più rivoluzionari e profondi della rappresentazione della figura umana. Pur nelle diversità della loro poetica e del loro tempo, hanno penetrato con originalità il mistero dell'esistenza rappresentando la verità spirituale nella più traumatica immediatezza della carne.
Michael Peppiatt spiega: "Bacon può essere paragonato a Caravaggio sopratutto in termini di intensità. Entrambi furono pittori altamente drammatici: entrambi creavano situazioni estreme in cui la figura umana viene trasformata in un crocevia di emozioni. Entrambi furono costantemente consci della brevità della vita e della fragilità dellʹessere umano ed entrambi lo traspongono nella loro arte con il massimo del potere. Tutti e due erano straordinariamente coscienti degli aspetti tragici dellʹesistenza. E senza dubbio in entrambi i casi la loro sensibilità fu acuita dalla loro sessualità .

Maurizio Calvesi (professore all'Università "La Sapienza" e tra gli autori del catalogo della mostra, tra i più autorevoli storici dell'arte moderna in Italia e tra i massimi esperti di Caravaggio a cui si devono alcune attribuzioni e recenti studi) al riguardo fa notare:"Francis Bacon è realmente un artista maledetto, quello di Caravaggio pittore maledetto è più che altro un clichè che gli è stato attribuito in età moderna. L’idea dell’artista maledetto nasce nel ‘900 con Rimbaud, in epoca romantica, momento in cui l'artista deve essere maledetto per essere veramente importante. Le cose scritte sul conto di Caravaggio, come il fatto che fosse iroso, un assassino, e un miscredente, sono state scritte dai suoi biografi dell’epoca, ma se si pensa che il biografo di Caravaggio è il Baglione, suo nemico personale, si capisce il perché del malinteso. Questo senza dubbio nella nostra epoca funziona, ed ha contribuito al suo successo 'popolare' mentre all'epoca di Caravaggio era motivo di condanna. Anche la sua presunta omosessualità è un mito; chi ha detto che Caravaggio fosse omosessuale? Di lui si conoscono solo rapporti con donne; perchè avrebbe dovuto essere omosessuale? Forse perchè le sue figure giovanili sono efebiche? La tradizione del giovane efebo, presente anche alla scuola di Leonardo, era un modo di idealizzare la figura di questa specie di giovani angeli per cantare le lodi del signore, cosa ben diversa dal quadro omosessuale. Però nessuno mai cancellerà questa idea dalla testa dei registi e degli scrittori, perché è molto più affascinante parlare di lui in questi termini che non nei termini reali di uomo che aveva una tormentata religiosità borromaica, che a Roma gli costò una sorta di persecuzione. Caravaggio venne condannato a morte per un duello, ma a Roma, in quellʹepoca, si trovava sempre il modo di risparmiare i duellanti condannati a morte: fu invece costretto a fuggire e alla fine morì probabilmente anche a causa delle ansie e dei tormenti dei suoi ultimi anni di vita."

Già questi due spunti di riflessione sarebbero sufficienti per mettere in agenda un viaggetto a Roma, ma proseguendo, alla domanda di un 'prima' e un 'dopo' Caravaggio, il porf. Calvesi spiega: "Il passaggio che si verifica con Caravaggio è quello dal mondo del mito, che appartiene al mondo rinascimentale, a quello della realtà, che è il mondo moderno. Il realismo di Caravaggio è appunto una porta che si apre sulla pittura come realtà, come contatto con il reale, con la natura e soprattutto quella umana. Prima di Caravaggio, cʹera la tendenza verso l’idealizzazione di tipo neoplatonico, a vedere le cose attraverso il mito, attraverso i classici e la reminiscenza del mondo antico. In Caravaggio esistono dei richiami a questo tipo di iconografia, ci sono delle figure riprese dalle statue antiche, ma il tutto è travasato in un senso imminente della realtà: la realtà in quanto tale, quella che è davanti ai nostri occhi, che sta accadendo nel momento in cui la vediamo. Lo sforzo di Caravaggio sta in questo, nel far vedere anche le storie sacre non come ambientate nel passato o avvolte in un’aurea di leggenda, di mito, di lontananza, ma come avvenimenti che accadono in questo preciso momento. Caravaggio è capace di dare ai suoi dipinti la fragranza dellʹevento che accade qui ed ora, mentre lo guardi."
Se Caravaggio è il pittore del realismo, Bacon è per eccellenza il pittore dell’inconscio, ma anche in Caravaggio esiste un forte simbolismo e il prof. Calvesi ci spiega il passaggio da pittore della realtà a pittore delle realtà: "Esiste la realtà intesa come ciò che accade sotto i nostri occhi e poi ci sono delle realtà simboliche che sono adombrate, fuse in quell’avvenimento che Caravaggio ci presenta come imminente. Di simboli in Caravaggio ce ne sono tanti. Già in quella che si pensa sia la sua prima opera, Il ragazzo che monda un frutto, esiste un rimando all’ideologia religiosa, all’idea del sacro: il fanciullo è Gesù Cristo che sbuccia il frutto del male, la mela, il pomo del peccato originale, e così facendo lo purifica. Lo stesso principio della luce ed ombra, che nasce nel momento in cui Caravaggio affronta i temi religiosi, è una dicotomia tra la luce intesa come luce divina, attraverso la quale lʹuomo si redime dalle sue miserie e lʹombra come idea di peccato e di morte. Questo contrasto tra luce ed ombra è il simbolismo che nel tempo si farà più drammatico, quando le sue opere saranno destinate alle chiese per parlare ai fedeli".

Presente anche nell'opera di Bacon il concetto di luce e ombra con molto uso del nero, colore dominante dove le sue figure sprofondano spesso nell'oscurità. Un elemento che li accomuna? Calvesi sostiene "In Francis Bacon cʹè una visione angosciosa del reale che passando attraverso lʹinconscio riemerge in forme che potremmo definire “mostruose”. Va sottolineato però che in Caravaggio cʹè piuttosto un affanno, un ansia di salvazione, non un angoscia così profonda come in Bacon, che è invece tipica dellʹetà moderna. Quella di Caravaggio era un’epoca in cui cʹera una fede religiosa viva, unanimemente condivisa dal pittore stesso. Caravaggio non era né ateo, né miscredente, era semplicemente un adepto della linea borromaica della controriforma cattolica, portata avanti prima da Carlo poi da Federico Borromeo. Caravaggio, aderendo alla dottrina pauperista e populista diffusa nellʹambiente della Controriforma cattolica, rappresenta quella visione di “sinistra” per cui la chiesa doveva aiutare i poveri e venire in loro soccorso. Dall’altra parte c’è la visione di chi immaginava i poveri come maledetti da Dio, e vedeva una chiesa gloriosa, trionfante e sontuosa. E’ una sorta di “destra” di quel periodo che dopo Caravaggio trionferà con artisti come Bernini, che metteranno invece in luce le glorie celesti, il lusso, la ricchezza che dal mondo divino si riverbera anche sullo spettacolo terreno".
Entrambi sono degli innovatori e Michael Peppiatt, alla domanda di cosa li rende tali in relazione ai rispettivi contesti storici, afferma "La pressione interna nei due pittori, la loro pulsione nell’esprimere una visione radicale dell’esistenza li ha portati, quasi forzandoli, a sperimentare nuovi stili e nuovi modelli. Entrambi esprimevano cosa mai dette prima nella Storia dell’Arte e di conseguenza avevano la necessità di nuove tecniche per esprimerlo. Attraversano i secoli ed il tempo perché furono entrambi consci sia della gioia che del dolore dell’essere innovatori e di esserlo in maniera radicale. Erano entrambi ipersensibili rispetto all’unicità dell’essere umano e della vita: c’è una straordinaria vitalità che emerge dai loro dipinti. Erano straordinariamente coscienti non solo essere nel loro tempo ma anche della continuità del passato che fluiva attraverso di loro."

Se Bacon citi mai Caravaggio tra le sue fonti d’ispirazione, Peppiatt afferma "... senza alcun dubbio conosceva la straordinaria opera del Caravaggio e la sua tensione artistica ed umana, tuttavia, per quanto ne sappia io, non vi fu alcuna influenza diretta. Il mio sospetto è che – se gli si fosse chiesto di Caravaggio – Bacon avrebbe risposto che Caravaggio riuscì a creare un mondo completo in sé stesso. In qualche modo Bacon forse si sentì troppo vicino a Caravaggio per prenderne in prestito immagini temi, o perfino le tecniche".
Di questa grande mostra, dell'emozione di vedere un nuovo arrivato accanto all'ordine antico, le sue grida isteriche e blasfeme, le sue forme contorte e i colori violenti, l'ansia del XX° secolo allo stato puro contro le certezze del passato, vi riferiremo appena visitata.
Per il momento Buone Vacanze e arrivederci a settembre.