Cappella Gondi: prezioso recupero dello splendore

di Katty Colzi // pubblicato il 22 Settembre, 2009

«Noi frati [domenicani] abbiamo usato dar inizio alla costruzione di questa chiesa. Ma non perché confidassimo in noi medesimi. […] Confidiamo invece nel Sacerdote [Gesù Cristo] in Nostra Signora e nel popolo di Firenze». 

Fra Remigio de Girolami si rivolgeva così ai priori cittadini in carica tra il dicembre 1293 e il febbraio 1294, parole di convergenza tra convento, città e cittadini.
L'attuazione fu resa immediatamente possibile per l’accoglienza dei priori del comune, poi proseguita dalle abbienti famiglie fiorentine e ai giorni nostri dalla sensibilità dell'Ente Cassa di Risparmio per Santa Maria Novella nel tempo divenuta non solo chiesa di Firenze, ma per Firenze.

Nel pomeriggio di oggi sarà presentato il ripristino della Cappella Gondi, intitolata a San Luca, e il riposizionamento del Crocifisso di Filippo Brunelleschi. Dopo i grandi interventi del Giubileo 2000, i restauri effettuati nel Cappellone degli Spagnoli, nella Cappella Strozzi e nella Cappella Bardi di Vernio, un nuovo tassello nello scrigno del complesso monumentale di Santa Maria Novella.

LA STORIA

Con Roberto Lunardi ripercorriamo la storia della cappella di San Luca, fondata da fra Ranieri detto il Greco nel 1264, divenuta dei Gondi nel 1503 dopo essere stata degli Scali dal 1319.
Della decorazione riferita da Giorgio Vasari ad "alcuni pittori di Grecia" dai quali, afferma, che Cimabue apprese l’arte del ben dipingere, non rimangono che i frammenti dei "Quattro Evangelisti" raffigurati sulle vele della volta scoperti e restaurati nel 1932. Invece, degli affreschi della "Vergine col Bambino" e delle "Storie di san Luca", ancora visibili sulle pareti fine Seicento e primi Settecento, non è stata trovata traccia.
Se gli Evangelisti, nonostante la tradizione, sono da attribuire ad un pittore fiorentino dell’ultimo quarto del XIII secolo, a proposito del resto della decorazione si è supposto che potrebbe essere stata eseguita anche nel secolo successivo quando fu realizzata la tavola per l’altare, oggi perduta, di Nostra Donna ed un san Luca con altri santi variamente assegnata a Simone Martini o ad Andrea di Bonaiuto. Leonardo, Giovanni e Federigo Gondi, figli di Giuliano morto nel 1501, ottenuto il patronato della cappella, ne affidarono il rinnovamento a Giuliano da Sangallo, l’architetto del loro palazzo in San Firenze. Al Sangallo si deve il progetto, risalente appunto al 1503, del rivestimento marmoreo della parete di fondo della cappella, molto lineare e con il fornice centrale ispirato agli antichi archi onorari romani come quello dell’affresco della Trinità di Masaccio. Anche l’altare con l’ampia pedana sottostante fu molto probabilmente realizzato su disegno del medesimo architetto poco prima del 1536, ma gli altri lavori procedettero poi molto lentamente. Fu così che nel 1571-72, secondo quanto affermano i cronisti domenicani, per invogliarli a concludere l’impresa che ebbe ancora però bisogno, nel 1587, di ulteriori sollecitazioni, i frati assegnarono ai Gondi il prezioso crocifisso del Brunelleschi, fino ad allora appeso al pilastro tra la cappella dei Bardi e quella degli Strozzi di Palazzo nel braccio orientale del transetto. In particolare il Fineschi, nel Settecento, scrive che ad ottenere il crocifisso fu un altro Giuliano Gondi «per rescritto di Cosimo I (…) con patto che egli lo collocasse nella sua cappella e l’ornasse secondo il disegno presentato da Giuliano da Sangallo».

Il rivestimento delle pareti laterali, più plastico ed ormai di maniera con le arche nere, i teschi bianchi ed i braccioli fogliati dei sedili, è attribuito a Benedetto da Rovezzano il quale probabilmente eseguì prima la paratura marmorea orientale e, quindi, quella occidentale. I lavori forse furono compiuti in virtù del lascito di Francesco di Giuliano Gondi il quale nel 1602 destinò al figlio Simone 500 scudi «da spendere nella cappella de’ Gondi nella chiesa di Santa Maria Novella posta di canto l’altare maggiore (…) in ornarla di pitture, stucchi et ogni altra cosa che sia proporzionata per ornamento della detta cappella». Nel tentativo di raccordare il decoro laterale a quello della parete di fondo, oltre a riprenderne per tutta la lunghezza della due parti la sottile fascia rossa sulla quale insiste la trabeazione, due segmenti di quest’ultima, che non appartengono certamente al progetto originario del Sangallo, furono aggiunti su di essa tra le nicchiette e gli occhi soprastanti. Da allora il capolavoro brunelleschiano con l’architettura del Sangallo che l’include, pur pittoricamente illusionistica per il nero del marmo compreso nel fornice e sul quale il Cristo scolpito ha da stare per risaltare, costituisce la versione tridimensionale del pressoché contemporaneo affresco di Masaccio alla cui costruzione prospettica il Brunelleschi collaborò indubitabilmente. Della straordinaria scultura pregna di alti significati teologici il Manetti, biografo dello stesso Brunelleschi, negli anni Ottanta del Quattrocento ebbe a scrivere: «a parere degl’intendenti, che di scoltura e massime di Crocefisso non ne sia più al mondo di tale bontà». L’incorniciatura della finestra è più tarda e quanto era stato aggiunto nel tempo, come il timpano triangolare di stucco che coronava il prospetto marmoreo sottostante fu demolito in occasione del restauro compiuto nel 1927.

IL RESTAURO

Ugo Muccini, progettista e direttore dei lavori, ha illustrato come il restauro abbia interessato l'intero apparato decorativo: altare, marmi, pavimenti, vetrata e gli affreschi. Del crocifisso si occupato l'Opificio delle Pietre Dure e la sovrintendente Isabella Lapi ha spiegato che "alcune vecchie stuccature effettuate in precedenti restauri e recuperandone accuratamente la policromia originale". Dopo l'accuratissimo restauro del settore Scultura lignea policroma dell'Opificio, il crocifisso non è mai stato così bello.

Realizzato in ciliegio, è l'unica opera lignea del Brunelleschi pervenutaci e misura cm. 170x170. L'Opificio "in solo nove mesi, con un lavoro serrato e appassionato, è riuscito a restituire il capolavoro scultoreo del Brunelleschi all’ammirazione del pubblico e degli studiosi rimuovendo le vecchie stuccature effettuate in precedenti restauri e recuperando la policromia originale. Il mirato intervento di selezione cromatica ad acquerello in corrispondenza delle lacune ha recuperato quell’unità di lettura della superficie che permette di apprezzare l’opera in tutta la sua perfezione.”
Quando lo vedrete, constaterete la forza evocativa di quel legno, la perfezione delle nuove stuccature e troverete la sorpresa del cartillo, ridotto una larva, ora tornato allo splendore grazie alla documentazione esistente che ha permesso la fedele ricostruzione delle parti mancanti.

Antonio Manetti nella sua biografia su Brunelleschi, conosciuto di persona, ricorda "fece uno Crocifisso di legname, di grandezza come naturale, di tutto rilievo e colorì di sua mano[...]. E’ parere degli intendenti, che di scoltura e massime di crocifisso non ne sia più al mondo di tale bontà".
Un capolavoro realizzato con estrema naturalezza, superando i limiti del legno ove corpo e volto, indagati con grande fedeltà naturalistica, sono allo stesso tempo trasfigurati oltre ogni contingenza terrena e la muscolatura possente, ma slanciata, sembra studiata dal vero seppur caratterizzata da una compostezza sublime.
Masaccio, nella Magnifica Trinità, dipinta a fresco sempre per Santa Maria Novella, per il suo Cristo in Croce, si è quasi sicuramente ispirato all'opera del Brunelleschi e quel Cristo dipinto a fresco può ancora oggi suggerire come dovesse apparire il capolavoro ligneo quando un leggero tessuto doveva cingere i fianchi.
Arrivato all'Opificio delle Pietre Dure al termine della mostra "Mugello, culla del Rinascimento", il crocifisso esposto con quello di Bosco ai Frati e il Donatello di Santa Croce (anch'esso recentemente restaurato dall'Istituto) per proporre un tacito colloquio fra queste opere tanto diverse, era stato sottoposto a un intervento per fermare il sollevamento di colore sui piedi. Poi, nei laboratori è stata effettuata una revisione conservativa, mentre in Santa Maria Novella, nella Cappella Gondi, fervevano i lavori di restauro per restituire la magnificenza ai marmi bianco, rosso e nero.

L’aneddoto di Giorgio Vasari

Il crocifissi di Brunelleschi e Donatello sono protagonisti di un aneddoto di Giorgio Vasari che racconta come Donatello, finito il suo crocifisso, lo sottopose al giudizio dell’amico: Filippo gli avrebbe detto di aver messo un contadino in croce e Donatello, deluso e adirato, lo avrebbe sfidato dicendogli: “Togli del legno e fanne uno tu”.
Accolta segretamente la sfida, Brunelleschi lavorò per mesi a un crocifisso che avesse “un corpo simile a Gesù Cristo, il quale fu delicatissimo et in tutte le parti il più perfetto uomo che nascesse già mai”.

Come altre volte, Brunelleschi invitò Donato a colazione e, "nel passare per Mercato Vecchio Filippo comprò uova, frutta e formaggio e con queste cose inviò Donato a casa sua, dandogli le chiavi dell’uscio" , chiedendo di anticiparlo a casa con la spesa messa nel grembiule di lavoro, mentre acquistava il pane.
Donatello, aperta la porta “vide il crocifisso di Filippo, a un buon lume posto, di perfezzione e sì maravigliosamente finito, che di stupore e di terror ripieno ne rimase vinto talmente che la tenerezza dell’arte e la bontà di quella opera gli aperse le mani con le quali strette teneva il grembiule pieno di quelli frutti et uova e formaggio, sì che il tutto si versò in terra e si fracassò”. Ripresosi, appena sopraggiunto l’amico, Donatello avrebbe detto: “A te è conceduto fare i Cristi et a me i contadini”.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI 

  • Scorcio della Cappella Gondi dopo il restauro
  • Particolari della cappella
    prima e dopo il restauro
  • Filippo Brunelleschi
    particolari del Crocifisso ligneo
    prima e dopo il restauro
    foto S. cipriani OPD
  • Particolari del paramento lapideo prima e dopo l’intervento di restauro
  • Filippo Brunelleschi
    Crocifisso ligneo dopo il restauro
    foto S. Ciprinani OPD

Mappa

Dove e quando

Restauro della Cappella Gondi in Santa Maria Novella

  • Data: 22 Settembre, 2009
  • Indirizzo: Cappella Gondi, Firenze, basilica Santa Maria Novella

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