Capodanno in Russia
di // pubblicato il 23 Dicembre, 2011
Il Capodanno è in assoluto la festa più attesa e più amata dai russi, grandi e piccoli. L’uso di festeggiarlo tra 31 dicembre e 1 gennaio, come nel resto d’Europa, fu istituito da Pietro il Grande nel 1700, dato che per tutto il medioevo veniva celebrato il 1 settembre, fine del ciclo agricolo. Dopo la rivoluzione d’ottobre, per il nuovo stato contavano solo le feste riguardanti le celebrazioni delle gesta che portarono alla sua formazione; questo provocò l’eliminazione sia delle festività religiose che di quelle civili: nei primi anni dello stato sovietico il capodanno fu considerato solo un giorno lavorativo come tanti altri. Solo nel 1935 fu permesso nuovamente di festeggiarlo, e nel 1947 il 1 gennaio divenne giorno festivo.

Non si può immaginare un Capodanno senza un bell'abete ed i regali. Chi non poteva ed, ahimé, ad oggi non può permettersi un abete grande, non solo per problemi economici ma anche per problemi di spazio, almeno decorava la stanza principale con qualche rametto d’abete o di pino, giusto per dare il “profumo” della festa. Nelle case comunali, dove un appartamento era condiviso da più famiglie, ciascuna occupante una stanza, per ovvi motivi di spazio si usava mettere un’abetina piccolina con addobbi “in miniatura”. Un alberino di plastica simile, lo aveva anche mia nonna, e lasciava a noi bambini decorarlo e giocare con le palline molto meno fragili di quelle vere. Le feste per bambini, e non solo, con balli e fuochi d’artificio si organizzavano fin dall’Ottocento nei palazzi dei nobili. L’usanza arrivata dalla Germania di decorare l’abete, è attecchita rapidamente anche in Russia; l’albero veniva decorato, normalmente, con addobbi, anche commestibili, che simboleggiavano il Natale – mele, candele accese, dolci ed in punta la stella di Betlemme. Se nell'Ottocento erano popolari giocattoli ed addobbi importati dalla Germania, agli inizi del XX secolo, furono prodotti nella nazione addobbi in vetro, cartapesta o stoffa, ma su scala ancora artigianale.
In epoca sovietica le decorazioni acquistarono significati più laici. Non c’era limite alla fantasia: ricordo che gli alberi della mia infanzia venivano decorati con addobbi di vetro a forma di ghiaccioli e cristalli di neve, pigne d’oro, animaletti e uccelli, frutta e verdura, funghetti, bambini, simboli sportivi e oggetti di vario tipo. Più amati e preziosi, non solo da un punto di vista affettivo ma per la loro unicità, diventati oggi oggetti da collezione, erano gli addobbi dell’infanzia dei nostri genitori, prodotti prima del 1966, quando da prodotti artigianali sono diventati prodotti seriali di massa a scapito della qualità e della genialità dell’esecutore. Famosi di quei tempi erano personaggi e animaletti che si attaccavano alla loro base tramite una forcina, rimanendo in piedi sul rametto, come i protagonisti de Il pesciolino d’oro, Lo Zar Saltan e Il Galletto d’Oro, tutti derivati dalle fiabe del grande poeta Puškin. Sul mio abete, ad esempio, trovava posto il "contastelle" della fiaba Il Galletto d’Oro. Un discorso a parte va fatto per gli addobbi di propaganda sovietica, come le palline con i simboli dello stato, dei personaggi dell'esercito ecc. e, soprattutto, la stella rossa sovietica a cinque punte che sostituiva quella a sei di Betlemme. Emblematica è la direttiva molto dettagliata degli anni trenta su come decorare gli alberi negli ambienti pubblici, ospedali, asili e scuole. Dopo il volo di Gagarin, furono prodotti tantissimi “cosmonauti” e “Sputnik” di vetro, ed anche puntali con la forma del missile spaziale Vostok. Furono prodotti anche addobbi di cartapesta e stoffa, elaborati a mano e montati su ossature di metallo, rappresentanti le minoranze etniche delle repubbliche dell’URSS in abiti tradizionali, ed in oltre personaggi del circo, come il “giocoliere-moro” (si narra che Stalin amasse molto il film musicale Circo del 1936).

È sotto l’abete però che si trovavano, e si trovano fin’ora, le figure protagoniste insostituibili della festa – Ded Moròz (Nonno Gelo) e la sua nipote Snegùročka (la Fanciulla di neve). La personificazione del gelo deriva dalla mitologia slava. Famosa è la fiaba popolare dove il protagonista Gelo (Moròzko) fa doni ad una sorella buona, laboriosa e modesta, punendo la sorella cattiva e pigra. Per quanto riguarda sua nipote, una bella fanciulla bionda dagli occhi azzurri e pelle bianca (nella fiaba popolare è in realtà la figlia di Gelo, nata dalla sua unione con la Primavera) è diventata famosa grazie alla pièce di A. Ostrovskij del 1873, basata su un suo testo elaborato, che racconta la storia di una fanciulla fredda, fatta di neve da due contadini vecchi e senza figli, che volendo provare l’amore umano, si innamora e si scioglie per il caldo provocato dal sentimento. Grazie alla celebre opera lirica di N. Rimskij-Korsakov del 1881 la figura divenne ancor più conosciuta. Ai giorni nostri è considerata la nipote di Nonno Gelo, unica sua assistente, vero tramite tra lui e i bambini. Se il nonno è vestito di una pelliccia lunga blu, bianca o rossa, vàlenchi ed un cappello alla contadina, dotato anche di bastone magico, tanto da far gelare le cose, e di un sacco pieno dei regali, la fanciulla indossa stivaletti bianchi e una leggera pelliccia azzurra e bianca, ed ha una lunga treccia di capelli, rigorosamente biondi.

Dagli anni trenta ad oggi, per le feste di capodanno organizzate per i bambini, i due personaggi appaiono insieme, o quasi: infatti, secondo lo scenario ormai comune, la nipotina ritarda sempre e viene chiamata, all’unisono, da tutti i bambini presenti in sala. Spesso la trama di questi spettacoli prevede il rapimento di Nonno Gelo o di Snegùročka da parte di loschi ceffi che vogliono rovinare la festa e l’arrivo dell'anno nuovo. Nella mia infanzia ricordo che i biglietti per questi spettacoli venivano distribuiti tra gli impiegati dell’azienda dove lavorava mio nonno o l’ente presso cui i miei genitori erano impiegati, così che potevo avere più inviti: spesso, diventava un vero “lavoro” per i bambini ed un vero tour de force per gli accompagnatori. Nel programma di queste feste chiamate l’Abete di Capodanno o semplicemente l’Abete, oltre allo spettacolo vero e proprio, c’era la possibilità di fare anche una foto con Nonno Gelo, sfilare in maschera, e al culmine della serata ricevere un regalo, ovvero un cofanetto o scatola a forma d’orologio che mostrava sempre 5 minuti a mezzanotte, piena di caramelle e cioccolatini. I genitori, attendevano la fine in un’altra sala, magari guadando un film.

Sempre a proposito del Capodanno, nel 1956 uscì un famosissimo film La notte di Carnevale del regista Eldàr Ryazànov, una commedia musicale che si svolge proprio nella notte del 31 dicembre, diventato leader della distribuzione cinematografica sovietica e rimasto un cult per tanti anni, grazie alla famosa canzone 5 Minuti cantata da Ludmilla Gùrcenko. Visto la popolarità della canzone, le fabbriche di addobbi iniziarono a produrre palline a forma di orologio che mostrava 5 minuti a mezzanotte.
Sempre dello stesso regista, un altro capolavoro sul capodanno, divenuto un elemento indispensabile del palinsesto televisivo del 31, nonché un compagno quasi d’obbligo da più di trent’anni in tutte case russe, è il famosissimo film-commedia Ironia del destino oppure Buon bagno! del 1975, storia d’amore, che unisce comico e tragico in una spassosa armonia, sottolineata da bellissime canzoni su poesie di grandi poeti del Novecento come Borìs Pasternàk, Marina Tsvetàeva, Bela Akhmadùlina.

Non solo l’allegria e la letizia sono gli ingredienti della festa, ma anche il cibo e le bevande. Per la serata più importante dell’anno sulla tavola si deve trovare di tutto e in abbondanza per saziare, anzi per riempire fino all’ultimo angolino, i famigliari e i parenti, ed gli eventuali amici in “visita” nella stessa notte e nei giorni successivi. I mandarini, profumatissimi, creano colore e buonumore alla festa; provenienti dalle regione Caucasiche, erano ricercatissimi e rari durante il periodo sovietico. Altra specialità, è il cosi detto holodetz, ovvero un gateaux di carne e verdure in gelatina. In tavola troviamo, in oltre, una ricca varietà di antipasti, di solito freddi: affettati di carne e pesce, crostini con caviale, funghi, pomodori e cetrioli in salamoia, cavolo fermentato simile a crauti e tantissime insalate, senza limiti alla fantasia sull’uso di ingredienti: specialità di mia mamma è l’aringa in pelliccia, ovvero aringa salata diliscata e tagliata a cubetti, messa sotto “la pelliccia” di fettine di barbe rosse bollite, con alla base uova, carote e patate bollite messe a strati ed unite con maionese. La regina di queste, rimane sempre l’insalata Olivier, nota in tutta Europa come “insalata russa”, mentre in Russia si crede di origine francese. Con quella del mitico inventore, che prevedeva cacciagione e frutti di mare, non ha ormai più niente in comune, ma vorrei condividere con voi la ricetta di mia nonna, soprattutto per evidenziare la differenza con quella conosciuta in Italia: fate bollire delle patate e delle carote, sbucciandole dopo averle fatte raffreddare, poi tagliatele a cubetti piccoli. Fate bollire la carne (manzo, pollo o anche tacchino), le uova e tagliate tutto a cubetti. In un grande contenitore mescolate gli ingredienti con piselli freschi sbollentati o in barattolo e aggiungete qualche cetriolino in salamoia. Unite, poi, una mela verde sbucciata e tagliata a cubetti piccoli per dare freschezza e croccantezza. Spolverate il composto con prezzemolo ed aneto tritati. Se non consumate tutta l’insalata subito, amalgamate la giusta quantità di composto con un po’ di maionese quel tanto che basta ad unirli, ma senza esagerare!

La cena dell’ultimo dell’anno inizia, normalmente, verso le ore 19, quando, con il vino o la vodka, si fa un brindisi d’addio all’anno vecchio che se ne và e si inizia a consumare le varie portate tutte disposte sulla tavola contemporaneamente. La cena procede poi con l’arrosto con patate, un intero pollo, anatra o maialino di latte (per buoni stomaci). Si procede tra pietanze e brindisi, fino a mezzanotte quando, al culmine della festa, al dodicesimo battito di Curànty, l’orologio posto sulla torre del Redentore del Cremino di Mosca, quella che si affaccia sulla piazza Rossa, si stappa Soviètskoje Shampànskoje per brindare all’anno nuovo! Questo vino mosso simile a tutti gli effetti all’aristocratico Champagne fù creato dai vinai sovietici negli anni trenta del Novecento e per la sua economicità sostituì l’originale, diventando immediatamente un prodotto di massa, simbolo di festa. Ma fuochi d’artificio ed i brindisi non esauriscono la lunga notte: la gente esce fuori a condividere con gli altri la gioia della festa, a passeggiare, a far visita agli amici, celebrando in tutti i sensi la grande festa collettiva e popolare.