Candida Höfer a Firenze
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2009
Nella galleria di Palazzo Medici Riccardi, l'antico collegamento tra via Cavour e via Dei Ginori, che è stato ridonato ai fiorentini nei primi mesi dell'anno, è allestita la mostra fotografica “Candida Höfer a Firenze”, promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, Provincia di Firenze, Soprintendenza per il Patrimonio Storico di Firenze e da Ben Brown Fine Arts.
Venti scatti di grandi dimensioni (la media è di circa 200 cm per 250 cm) degli interni di alcuni dei luoghi più evocativi e prestigiosi di Firenze.
L’idea della mostra è scaturita nel 2006 dal Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi (da poco nata), James Bradbure, ed il gallerista Ben Brown, rappresentante della Hofer a Londra.

La missione alla quale si dedica la Fondazione Palazzo Strozzi, cioè di contribuire al “nuovo Rinascimento” fiorentino, proiettando Firenze nel mondo come ricettacolo di eventi internazionali, basandosi anche sulla diffusione dell’arte contemporanea, ha potuto trovare negli scatti della fotografa tedesca un connubio perfetto, abbracciando il concetto secondo il quale “l’arte contemporanea non è quel che si fa, ma come lo si fa.”.
Tra il 2007 ed il 2008 la fotografa si è recata più volte a Firenze, allo scopo preciso di individuare i luoghi che rappresentavano la sua idea della città stessa. Da questa accurata selezione sono infine scaturite le venti fotografie, che non hanno assolutamente niente di artificiale. Non sono, infatti, ritoccate digitalmente, o alterate in alcun modo, anche la luce è quella naturale, scelta nei momenti che la Höfer a ritenuto più adatti alle proprie esigenze.
A mio avviso, la particolarità delle foto, al di là delle dimensioni, che permettono comunque di godere in modo assoluto dei dettagli, è la totale mancanza di “interferenze”.

Non ci siamo noi, visitatori curiosi ed interessati, ma che non siamo certo parte integrante del luogo. Non ci sono cartelli, segnaletiche, cordoni dissuasori ecc, che la fotografa ha fatto rimuovere minuziosamente in ogni dove. Come meglio ci spiega la Soprintendente per il Patrimonio Artistico Cristina Acidini “Queste sue amabili ma perentorie richieste (tutte soddisfatte) mi hanno fatto riflettere, una volta di più, su come la segnaletica di legge e d’utilità sia e resti incompatibile con le materie, le forme, i colori degli ambienti e dei manufatti storici: constatazione banale che ognuno può verificare su di sé quando fotografa il prospetto d’un palazzo, e si accorge che si sta ingegnando a evitare segnali stradali, a censurare luci stradali, pali e cavi aerei, a sormontare con l’inquadratura le auto in sosta e i cassonetti per la raccolta dei rifiuti troppo spesso parcheggiati di fronte a qualche insigne facciata. E alla fine di questo percorso a (piccoli) ostacoli, ecco che Candida Höfer aggiunge alla sterminata bibliografia per immagini di Firenze una rassegna elegante, rigorosa, che vede e quindi fissa una perfezione che per abitudine o per rassegnazione quasi non eravamo più capaci di scorgere. Qui il suo obiettivo, che ha catturato la simmetrica maestà di biblioteche e sale monumentali in tanti paesi, è tornato a casa. Brunelleschi, Masaccio, Paolo Uccello, Leon Battista Alberti le si pongono alle spalle per ammirare questo esito della loro “dolce prospettiva”, così classico e così contemporaneo.”

Ci sono soltanto i grandi spazi, con i loro arredi, e la luce. Tanta luce.
Candida Höfer fotografa sale di biblioteche, musei, teatri, caffè, università come pure dimore e palazzi storici, tutti soggetti di cui Firenze vanta esempi fra i più straordinari al mondo. Ogni spazio meticolosamente composto è un ritratto, benché privo di presenze umane. Le immagini descritte con attenzione dalla Höfer non sono semplici fotografie d’architettura, ma rappresentano tutto un mondo di umane intenzioni; sono modelli di ordine, logica e utilizzo da parte di abitanti assenti. Le foto di interni ornati e barocchi colgono immagini estremamente nitide, e la macchina fotografica mantiene la calma di uno sguardo disinteressato: attento, curioso, ma stranamente distaccato. (James M. Bradburne)

La mostra sarà aperta gratuitamente fino al 24 gennaio 2010.
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