Camera Work al MNAF
di // pubblicato il 04 Novembre, 2010
“Sembrano maturi i tempi per la pubblicazione di una rivista americana indipendente dedicata alla fotografia e, in senso ampio, interessata alla fotografia pittorica. <Camera Work> fa la propria apparizione come logica conseguenza dell'evoluzione dell'arte fotografica. Si propone di offrire un quadrimestrale illustrato rivolto alla sempre crescente schiera di quanti nutrono fede nella fotografia come mezzo di espressione individuale e, inoltre, a quanti al presente, non sono al corrente di tali possibilità”
Le parole con cui il fotografo Alfred Stieglitz apri l'editoriale del primo numero della rivista Camera Work, pubblicato nel gennaio del 1903, sintetizzano perfettamente quella che era l'idea ispiratrice del movimento avanguardista che si stava sviluppando in quel periodo tra i fotografi statunitensi e di cui Stieglitz era il principale esponente.

La neonata rivista, nelle intenzioni del suo fondatore, doveva rappresentare il manifesto della nuova arte del XX secolo, la fotografia appunto, che doveva definitivamente affrancarsi dalle finalità emulative e rappresentative del passato, per acquisire una piena ed autonoma dimensione artistica. In questi giorni il Museo Nazionale Alinari per la Fotografia mette in mostra fino al 9 gennaio 2011 i 50 fascicoli originali di questa celebre rivista che è stata pubblicata fino al mese di giugno del 1917.
Benché abbia avuto una vita relativamente breve, Camera Work viene riconosciuta come la più importante e famosa rivista statunitense, distinguendosi da tutte le altre oltre che per i contenuti e gli argomenti trattati, per la raffinata ed esclusiva cura editoriale. Basti pensare che ogni singolo fascicolo è numerato da 1 a 1000 e riservato unicamente ai soci sottoscrittori.

Una scelta elitaria volta proprio a dimostrare – spiega la direttrice del Museo Monica Maffioli - “che la fotografia era diventata a pieno diritto una disciplina che non emulava nessuna arte del passato”.
Ogni fascicolo contiene immagini uniche riprodotte con varie tecniche, ma per la maggior parte in photogravure, realizzate dai più grandi esponenti della cultura fotografica dell'epoca come Steichen, Stieglitz, Demachy e Coburn, oltre che da autori appartenenti a generazioni precedenti quali Margareth Cameron e David Octavius Hill.

Alle foto dei grandi artisti vengono inoltre affiancate le riproduzioni, sempre in photogravure, dei disegni dei grandi maestri dell'arte contemporanea tra cui Picasso e Matisse.
La volontà del fondatore di Camera work infatti, era quella di dare spazio anche alla cultura artistica del tempo per offrire uno spunto per il dibattito e la sperimentazione della avanguardie figurative tra America ed Europa.
Così attraverso le pagine della rivista si colgono quei fermenti teorici e figurativi che segnarono il difficile passaggio dell'arte dai valori tradizionali ottocenteschi all'esplorazione di nuove forme espressive ed ideologiche ricercate dalla cultura del Novecento.

Il percorso della mostra si sviluppa attraverso bacheche che contengono ciascuna uno dei 50 fascicoli aperti su una pagina selezionata tenendo conto delle immagini più importanti, mentre una sala proiezioni è dedicata alla visione di circa 500 immagini contenuti nelle riviste.