Bussola contemporanea 3/3
di // pubblicato il 09 Marzo, 2011
All is full of love!
“Io inizio sempre dagli occhi. Disegno sempre un paio di occhi anche se il soggetto è un intero. Ho bisogno di un punto di vista, una sorgente che fa nascere tutto il resto. […] Ho letto da qualche parte che gli occhi somigliano a caramelle da succhiare, hanno delle voci che li abitano, hanno ombre che spingono con i piedi per uscire…” a parlare è Carla Bedini, pittrice emiliana impostasi sulle scena internazionale da qualche anno e riconoscibile autrice di dipinti in cui un immaginario denso e personale si impadronisce del supporto.
Tutta l’opera è creata da Carla, le tavole di legno da lei realizzate così come le garze mediche applicate su esse sono solo l’inizio di un viaggio particolare, una passeggiata in un bosco sospeso tra realtà e fantasia. Fra i tanti materiali impiegati la garza è di sicuro uno dei più particolari perché in grado, non solo di fornire una soddisfazione tattile, ma di creare anche e soprattutto un labirinto di fili che lasciano intravedere qualcosa che sta al di là, una timida scia da percorrere con occhi curiosi in una girandola di particolari in continuo movimento. Il mistero insito all’interno delle composizioni diventa una fonte inesauribile di possibilità narrative, creando atmosfere evanescenti degne delle fiabe che amavamo ascoltare da bambini.

Confrontando le opere degli esordi con le tavole di recente produzione, è inevitabile notare un’evoluzione non solo nelle ambientazione che stringono un rapporto sempre più stretto con Madre Natura, ma soprattutto per ciò che concerne le protagoniste. Le fattezze infantili mutano, virando in tratti fisionomici più adulti nonostante lo sguardo continui ad essere imprigionato da occhi di bambina, come a dimostrare che la crudeltà del vivere si è insinuata anche in questi spaccati di mondo così al di fuori, coprendo tutto con un velo di cruda realtà colpevole di lasciare il segno sulle protagoniste. Attraverso ambientazioni in bilico tra la favola e la leggenda, Carla Bedini diventa anche un po’ sociologa mostrando un vivo interesse verso la donna e il suo essere soggetto del mondo, tentando di smacchiare le sue protagoniste da uno spesso strato di arcaico maschilismo che le vuole indifese e necessariamente bisognose di salvezza. Totalmente assente è una figura maschile pronta a riempire il proprio ego con l’ennesimo slancio testosteronico, sostituito da una piena consapevolezza del passato e della volontà di prendere le distanze da esso.

Nonostante tutto, però, la Bedini mantiene viva la relazione personale con le sue creature, prendendosi cura di donzelle che sembrano indecise tra il crescere e il restare eternamente giovani e che tentano di sfuggire alle pene del mondo attraverso una totale e profonda immedesimazione con la natura. Quasi rispolverando il classicismo rinnovato attraverso cui trasportare sulla tela la poesia della vita moderna di Paul Delvaux e il suo richiamo all’unione tra donna e natura, la pittrice permette che una flora estremamente realistica invada la superficie presentandoci le sue mistiche figure come parte di esso, non per il loro mero inserimento nella composizione quanto piuttosto per la simbiotica relazione che si crea immediatamente tra le due; la biologica composizione di una si intreccia con la linfa vitale dell’altra in un tutt’uno meraviglioso.

La serie “Nidi” accoglie a braccia aperte questi elementi, sottolineando ancora una volta la visione secolare che impone la donna come potenza creatrice e, in quanto portata per indole e natura ad accudire ciò che la circonda, in grado di rapportarsi in maniera materna all’esistente. Servono più nidi sui rami degli alberi? Ecco che sottili capelli vengono ceduti per essere intrecciati; ci sono delle cellule impazzite disorientate nel loro essere infinitesimali componenti del mondo? Ecco che si uniscono a formare un vestito vivo e fremente… e così via fino a raggiungere il picco di scambi osmotici che non ci permettono di capire se è l’umano a cedere o se invece è il contrario.

I titoli che l’artista sceglie per le sue opere sono una sorta di piccole poesie, capaci di aprire immediatamente finestre nella mente, rimandi a ricordi passati e ad una dimensione in cui ciò che importa è la fierezza di essere parte dell’universo. Chiudere gli occhi diventa il metodo di fruizione necessario per poi ascoltare ciò che la tavola ha da dirci, per percepire i fruscii e i sussurri in grado di ipnotizzare e di darci il benvenuto in un mondo pieno d’amore.