Burke & Hare - ladri di cadaveri
di // pubblicato il 11 Marzo, 2011
Buio in sala e schermo nero, didascalia: “Questa è una storia vera.” Lunga pausa e altra didascalia sotto la precedente: “Ad eccezione delle parti che non lo sono.”
A dodici anni dalla sua ultima regia per il grande schermo, finalmente John Landis è tornato con tutta la forza del suo umorismo caustico e dissacrante.
Edimburgo 1828. William Burke e William Hare sono due perdigiorno irlandesi che vanno in giro escogitando ogni sorta di truffa per guadagnarsi la giornata, li troviamo intenti a spacciare muffa di formaggio per muschio miracoloso nella cura di ogni sorta di malattia.
I loro affari sono in ribasso e le cose peggiorano quando un pensionante di Lucky, la moglie di Hare, muore senza aver prima adempiuto al pagamento dell’affitto, i due compari si ritrovano senza soldi e con la sgradevole incombenza di doversi liberare del defunto.
All’epoca la capitale scozzese era celebre per le sue università di medicina che attiravano studenti da ogni parte d’Europa, i dottori più celebri erano il conservatore Dottor Monroe, membro della Reale Accademia di Medicina, e il progressista Dottor Knox, in difficoltà nel reperire corpi per la dissezione da quando il rivale aveva ottenuto, grazie alle sue frequentazioni politiche, di poter avere a disposizione tutti i corpi “prodotti” dal boia nell’esercizio delle sue funzioni.

Si sa che dove la domanda supera l’offerta si nascondono le migliori opportunità di guadagno e l’istituzione da parte del re di un riconoscimento in denaro, unito alla concessione del sigillo reale, per chi porterà l’innovazione più importante in campo scientifico accende ancor più la rivalità tra Knox e Monroe, facendo salire alle stelle la richiesta di cadaveri freschi.
Ispirandosi a un’attrazione turistica di Edimburgo che porta a visitare i luoghi reali in cui Burke e Hare operarono aiutando, per così dire, la natura mortale delle loro malcapitate vittime a “liberarsi” dall’incombenza di vivere, gli sceneggiatori Piers Ashworth e Nick Moorcroft hanno scritto una commedia ricca di humor nero che segna il ritorno dell’americano John Landis nel Regno Unito dopo la precedente esperienza di Un lupo mannaro americano a Londra.

Qualcuno potrebbe storcere il naso nel vedere la figura di uno spietato assassino come William Burke, dalle cui gesta è nato il verbo burking che significa soffocare, trasformato in un tenero romantico che uccide si per motivi di lucro, ma spinto dall’amore per la bella Ginny. Forse su un piano morale l’operazione è discutibile, ma il film nonostante il realismo dell’accurata ricostruzione d’epoca non ha alcuna pretesa di rigore storico ed è quindi libero di romanzare l’indole dei personaggi come lo scorrere degli eventi.

Simon Pegg nel ruolo di Burke e Andy Serkis, famoso per la sua interpretazione digitale del mellifluo Gollum ne Il signore degli anelli di Peter Jackson, in quello di Hare sono un’inedita coppia dai tempi comici perfetti, una sorta di macabri Stan Laurel & Oliver Hardy.
Completano il cast una serie di grandi attori, come Tom Wilkinson nei panni del Dottor Knox, Tim Curry, indimenticabile protagonista di The Rocky Horror Picture Show, nel ruolo dell’accademico rivale Dottor Monroe, l’australiana Isla Fisher nella parte della sensuale Ginny Hawkins e l’attrice-scrittrice inglese Jessica Hynes in quella della moglie di William Hare, cinica complice di ogni misfatto.
A impreziosire ulteriormente il film una lunga serie di camei d’eccezione, nella miglior tradizione delle commedie firmate John Landis, con personaggi come Ray Harryhausen, leggendario mago dell’animazione a passo uno, o il regista Costa Gavras in una divertentissima apparizione con tutta la sua famiglia al completo.

Burke & Hare – ladri di cadaveri è stato prodotto dagli storici Ealing Studios inglesi a cui si deve anche un capolavoro assoluto della commedia nera come La signora omicidi (1955) di Alexander Mackendrick.
Ambientato nell’epoca in cui nasceva il capitalismo moderno, i turpi commerci della coppia di assassini sono metafora dello sfruttamento dei più poveri ancora così in voga ai giorni nostri, il film è una satira graffiante sulla spietata e arrogante mancanza di scrupoli dei potenti rappresentati dal Dottor Knox e non solo.
L’ambiguità dell’attribuire valore etico a omicidi perpetrati in nome della scienza è una provocazione che spinge a riflettere, la satira di Landis smaschera la feroce morbosità della società dello spettacolo in cui viviamo e l’avidità del mercato dove conta solo il profitto. Che sia un velato ritratto della Hollywood odierna con cui il regista di The Blues Brothers ha tagliato i ponti?