Brustolon e gli itinerari del bellunese

di Adriana Sebastiani // pubblicato il 11 Aprile, 2009

In questi ultimi tempi, in occasione di alcune mostre d’arte, ha avuto inizio un’altra forma di turismo culturale.
Con l’attuazione di una mostra d’arte viene offerta agli Enti responsabili l’occasione di poter effettuare, anche grazie a generosi sponsor, restauri ad opere deteriorate e, ai visitatori, la possibilità di conoscere luoghi non molto conosciuti, ma ricchi di bellezze paesaggistiche e opere spesso dimenticate, suggerendo percorsi turistici nel territorio. In questo modo è possibile anche venire a conoscenza di locali tradizioni antiche e di gustare specialità gastronomiche spesso, col tempo, dimenticate.
Infine, seguendo gli itinerari suggeriti è possibile visitare i luoghi dove gli artisti vissero e lavorarono, e quindi percepire quelle luci, atmosfere e paesaggi che li ispirarono e che spesso vediamo nelle loro opere.

Abbiamo avuto così modo di scoprire, ad esempio, interessanti luoghi romagnoli in occasione della mostra di Canova a Forlì, o le valli dell’Aretino per quella dei Della Robbia e quelle marchigiane con la mostra di Pasqualino Rossi a Serra San Quirico, oppure, più a nord, riscoprire la bella provincia di Belluno, conosciuta più per le sue bellezze naturali che per quelle artistiche, in occasione della mostra "Andrea Brustolon” fino al 12 luglio a Palazzo Crepadona.
Forse Brustolon non è molto conosciuto, ma è un artista dalla capacità artistica tale da essere ritenuto “il Michelangelo del legno”.
La conferma della sua grandezza l’avremo visitando la mostra, ma soprattutto alcune località della provincia.
In questa ricerca saranno presenti sempre il monte Pelmo, il Civetta e altre note montagne, immerse in silenzi profondi tra piccoli borghi, dove è possibile tornare indietro nel tempo e gustare la vera cucina “montanara”.
Un aiuto notevole è dato dai volumetti guida che va pubblicando Skira.
Quello relativo ai luoghi legati all’evento bellunese ha per titolo ”Andrea Brustolon e la sua bottega Itinerari in provincia di Belluno” ed è curato da Anna Maria Spiazzi e Marta Mazza.
C’è pure un altro volumetto, guida assai interessante, intitolato “Tesori d’arte nelle chiese del bellunese. Feltre e territorio” ed è curato da Tiziana Conte (ed. provincia di Belluno).

Belluno
La cittadina merita una sosta per i suoi interessanti angoli, le vie del centro con i palazzetti veneti e la piazza del Duomo.

Nel Duomo vi sono opere del Bassano, Palma il giovane, C. Vecellio e nella cripta l’altare formato da un’arca sepolcrale trecentesca scolpita e un polittico di scuola riminese del XV secolo.
Un’attenzione particolare per la chiesa di San Pietro, dove è possibile ammirare le due pale d’altare del Brustolon messe attualmente in grande evidenza non solo da un buon restauro, ma anche da un’artistica illuminazione a cura dell’Enel.

Le opere nei due altari sembrano non lignee, ma marmoree, la luce le avvolge con delicatezza compiendo giochi di ombre che danno risalto, spazio e movimento al tutto.
Nella pala della Morte di San Francesco Saverio (1727) sembra che pittura e scultura si siano unite nella realizzazione e ogni angioletto sembra muoversi nello spazio mantenendo una propria personalità.
La Crocifissione (1729) è una delle ultime opere dello scultore dove ogni personaggio esprime sentimenti di dolore personali: intorno al Cristo vediamo solo persone amiche (sono assenti infatti i soldati) e, attorno alla croce, nello spazio, angeli in volo.

Feltre
Graziosa cittadina che conserva, nella parte alta, l’impronta del Cinquecento.

Dalla Porta Imperiale, con le pittoresche case dalle facciate ad affresco a graffiti, si giunge a Piazza Maggiore, dominata dall’alto dal mastio quadrato del Castello.
Qui vi è la chiesa di San Rocco e il palazzo del Municipio, quello Guarnieri e il teatro.
In questa cittadina vi sono ben tre musei: quello civico (con opere di Gentile Bellini, Cima da Conegliano, Jacopo Palma il Giovane) la Galleria di Arte Moderna Carlo Rizzarda (opere di Felice Casorati, Egon Schiele, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Gaetano Previati) e quello Diocesano di Arte Sacra, con Sebastiano Ricci, un giovanile Jacopo Tintoretto, notevoli opere di orificeria ed altre sculture in legno di A.Brustolon. 
Notevole di quest’ultimo è l’Assunta, piena di movimento sia delle vesti della Vergine che negli atteggiamenti degli Angeli che l’attorniano.
Il museo d’Arte Sacra ha un accurato allestimento, ed è molto interessante anche per la sua impostazione didattica, per cui le opere risultano fruibili e di rapida leggibilità.

Mareson (Zoldo Alto)
E’ una piccola frazione di Zoldo tra il monte Pelmo e il Civetta e consta di alcune case e dalla chiesetta parrocchiale di San Valentino.
Qui l’attenzione è catturata subito da due altari, opere del Brustolon.
L’altare maggiore è l’ultima opera dello scultore, terminata dalle maestranze della sua bottega perché egli morì nel 1732, nemmeno un anno dopo averne avuta la commissione. E’ un notevole barocco, con ai lati dell’altare due colonne dorate avvolte da tralci di vite. Interessante il timpano spezzato al cui centro si alza il Cristo trionfante e, ai lati, quattro artistici angeli.
Molto bello e di notevole fattura è l’altro altare, detto della Santa Croce.

Forno di Zoldo - Pieve
Interessante luogo di villeggiatura, in una bella conca dominata anch’essa dal Pelmo e dal Civetta.
Alla Pieve c’è l’importante chiesa di San Floriano dove si può ammirare l’Altare delle anime, una bellissima opera giovanile del Brustolon, con pregevole pala del Ridolfi.
Si può ben dire che questo altare, con la sua ricchezza di ornamenti, la ricca simbologia presente, le raffinate parti policrome, le numerose sculture, l’armoniosa divisione delle parti architettoniche, il perfetto intaglio e doratura dimostra un ottimo inizio artistico per il giovane artista.
L’altare dovrebbe incutere, forse nell’intento dei committenti, il timore per la morte e spingere alla preghiera per le anime del purgatorio, ma la bellezza dell’esecuzione ci conquista e l’occhio si perde nei particolari, indugia sui due telamoni che fanno da colonne ai lati per ammirare l’intaglio che dà risalto ai muscoli; lo scheletro vicino a ciascuno non turba, ma si raccoglie un messaggio di speranza cristiana, nel passaggio dalla morte al bene ed alla luce.
Lasciato Forno di Zoldo, percorrendo la strada verso Feltre, poco dopo una curva una casa attira l’attenzione, non per la struttura particolare, ma per una lapide posta nella facciata.
“I Municipi di Zoldo / aprendo negli anni 1878-80 questa nuova strada / a vita nuova del loro paese, / segnano a documento, / ad esempio e conforto dei posteri /che nel memorando 1848 / i loro padri, fraternamente congiunti /dei Comuni di Agordo e Cadore,/ nella difesa alpina dell’indipendenza d’Italia / dalla dominazione straniera / nell’opera, nel sacrificio, / ogni vetta , ogni gola, ogni varco di queste valli / dagli assalti nemici guardarono quaranta giorni e nel 27 maggio qui in questo sito sostennero e respinsero l’urto ostinato di 3.000 soldati dell’Austria”.
La storia di questi luoghi appare immediata, la tranquillità e la serenità suggerite dalle montagne è interrotta e la realtà della guerra prende sopravvento sulla memoria.
Anche questi luoghi, ora così sereni hanno conosciuto gli orrori della guerra, anche qui si è combattuto in nome della libertà.
Entrando nella casa ritroviamo la serenità di un tempo: quasi tutto è rimasto come nei primi del 900.
Nella sala da pranzo un grande caminetto espone sulla cappa, esposti molti arnesi di lavoro del passato: pialle, stadere, ecc…, alle pareti un piccolo stendardo devozionale, alcune illustrazioni e foto, alle finestre ornate da graziose tendine, composizioni floreali molto belle.
Nell’altra sala, al centro, un caminetto circolare ed attorno sedie e panche. Viene spontaneo pensare a lunghe sere d’inverno, con le persone sedute attente al racconto di storie, leggende locali, episodi di vita quotidiana.
L’ambiente è molto familiare ed accogliente, ben rappresentano lo spirito di accoglienza dei veneti.

Per completare questo affresco ecco la ricetta, dalla cucina tradizionale, degli gnocchi di zucca di nonna Ninetta (da una famiglia di ristoratori da ben sette generazioni).
 Gnocchi di Nonna Ninetta (per quattro persone)
Bollire kg.1 di polpa di zucca . Quando si è raffreddata, schiacciarla ed impastarla con mezzo litro di latte, due uova, un pizzico di sale e farina quanto basta per ottenere un composto da poterlo prendere a cucchiaiate. Portare a bollore una pentola d’acqua e, al bollore, versare a cucchiaiate consistenti il composto e cuocere il tutto per 7 minuti. Scolare e versare nel piatto di portata condendo il tutto con ricotta affumicata grattugiata e del burro un po’ brunito a bagno Maria.
A tutti buon appetito!

 

Dettagli

Andrea Brustolon
Belluno, Palazzo Crepadona
fino al 12 luglio 2009

didasacalie immagini

  • Tofana di Rozes riflessa nell'abbeveratoio di una malga
    foto archivio Provincia di Belluno
  • Lago da Lago con sullo sfondo il "Becco di Mezzodi'
    foto archivio Provincia di Belluno
  • Belluno, scorcio di piazza del Duomo
    foto: Kufoleto Antonio De Lorenzo &
    Marina Ventayol
  • Andrea Brustolon
    Crocifissione
    chiesa di san Pietro, Belluno
  • Feltre, Palazzo Bovio
  • Andrea Brustolon e Bottega 
    Altare di San Valentino
    chiesa di san Valentino, località Mareson di Zoldo Alto (BL)
  • Andrea Brustolon 
    Altare della Croce
    chiesa di san Valentino, località Mareson di Zoldo Alto (BL)
  • Andrea Brustolon 
    Altare delle Anime
    chiesa di san Floriano, località Pieve di Forno di Zoldo (BL)
  • Prime luci della sera sul gruppo del Bosconero
    (sopra Forno di Zoldo)