Brothers
di - pubblicato il 07 Gennaio, 2010 in Emozioni visive
Mancano cinque giorni alla partenza del colonnello dei marines Sam Cahill per una missione militare in Afghanistan quando a suo fratello Tommy, in carcere per rapina a mano armata, viene concessa la libertà vigilata, nonostante la profonda diversità delle loro scelte di vita i due ragazzi sono molto uniti. Grace la moglie di Sam non ha molta simpatia per il cognato che di fatto non conosce e la cena per salutare il marito in partenza a cui partecipano le sue due bambine, il nonno Hank padre dei fratelli Cahill e la sua seconda moglie sposata dopo esser rimasto vedovo, si risolve nell’ennesima occasione di far esplodere i conflitti mai risolti tra Tommy e il padre ex marine che gli pone sempre davanti il confronto con il fratello Sam.
Un incidente in Afghanistan causerà la scomparsa e la cattura da parte dei ribelli talebani del colonnello Cahill che conseguentemente verrà creduto morto dai familiari e dopo i primi tempi del dolore straziante gli equilibri tra i personaggi si ricomporranno nell’assenza di Sam, finché questi non riuscirà a tornare a casa pagando un prezzo altissimo per la sua libertà.
Brothers è un film sulla ricerca della propria identità, dove tutti i personaggi più o meno consapevolmente sono alla ricerca del loro posto nel mondo che è in fondo il Viaggio, con la V maiuscola, della vita di ognuno di noi. “Accetta di essere te stessa e gli altri ti ameranno.” Dice lo zio Tommy alla nipote Isabelle che lamenta di ricevere meno attenzioni della sorellina più piccola Maggie che è più dolce, a suo dire, e più adorabile di lei.
La storia mette a confronto i percorsi di due fratelli. Tommy è quello sbandato incline a risse ed eccessi, uscito dal carcere dove era detenuto per rapina, prendendosi cura della famiglia del fratello scopre dentro di sé un senso di responsabilità e la capacità di essere punto di riferimento per gli altri che nemmeno lui, con il suo vissuto segnato dai troppi errori e dal rapporto conflittuale col padre, poteva sospettare di possedere. Sam è invece quello sempre portato ad esempio, studente e sportivo perfetto negli anni del college adesso è colonnello dei Marines, ma fino a che punto l’impostazione della sua vita è frutto di scelte consapevoli e autonome o di condizionamenti subiti da un padre reduce del Vietnam e dall’ambiente in cui è cresciuto lo si scoprirà forse solo alla fine, quando tutto il suo mondo andrà in pezzi.

Il film è un atto d’accusa contro tutti i conflitti e un’analisi sulle ripercussioni intime e psicologiche che eventi traumatici e violenti generati dalle guerre provocano sulla stabilità psicologica degli uomini che ne sono stati protagonisti e vittime/carnefici, lo sviluppo della vicenda porta a un ribaltamento dei ruoli tra il fratello maggiore Sam affidabile e responsabile che i traumi della guerra trasformano in un uomo instabile e pericoloso per sè stesso e per gli altri, contrapposto al minore Tommy scapestrato e inconcludente che l’improvviso lutto porta ad assumere la responsabilità di sostenere e proteggere la famiglia del fratello scomparso rendendolo più maturo e affidabile. La storia di Brothers è una riflessione sugli elementi che contribuiscono a costruire o a distruggere la personalità di un individuo, con un uomo che si salva dall’autodistruzione dedicandosi agli affetti familiari e un altro che sconvolto dalle azioni che gli eventi bellici lo hanno costretto a compiere perde la stima di sé stesso e ogni riferimento etico e morale della sua vita.

Il regista irlandese Jim Sheridan, già autore di film notevoli come Nel nome del padre, mette in scena un dramma teso e essenziale in ogni sua parte, l’ambientazione invernale con predominanza di bianchi nelle ambientazioni suburbane degli States creano un’atmosfera sospesa e quasi glaciale che contrasta con il fuoco delle passioni e dei sentimenti che bruciano e pulsano sotto la tranquilla apparenza della superficie.
La scena in cui il colonnello reduce dall’Afghanistan passa la notte in cucina armato di pistola nel tentativo di ricomporre l’impossibile perfezione idealizzata della sua vita di prima della missione riorganizzando la disposizione dei bicchieri nella credenza per uguali dimensioni, è agghiacciante nella sua efficacia, non vi è una sola parola ma risulta evidente il perdersi di un’anima segnata da esperienze di guerra indelebili che tenta con fatica di sopravvivere alla pace.
Il film sceglie ogni volta la strada più impervia delle contraddizioni che coesistono al posto di più facili soluzioni narrative che renderebbero semplicistica ogni riflessione. Dalla pubblicità del film s’intuisce la storia del classico triangolo di passione tra due uomini che si contendono i sentimenti della stessa donna che in realtà nel film non c’è, perché le cose sono molto più sottili. C’è il legittimo sospetto del marito redivivo quanto l’innegabile sentimento intriso di solitudine e gratitudine che s’instaura tra la cognata e il fratello scapolo, c’è il personaggio di Tommy che ha emotivamente rimpiazzato la figura paterna nel cuore delle due bambine il cui padre torna dalla guerra con il corpo ma morto irrimediabilmente (?) nell’anima, c’è la moglie dell’amico morto in Afghanistan che chiede perdono per il rancore che prova nei confronti di Sam che è tornato vivo dall’inferno. Brothers non adotta mai soluzioni consolatorie, ma anzi ad ogni snodo narrativo aggiunge elementi d’inquietudine sgombrando il campo da ogni certezza eccetto che nulla sarà mai più come prima.
Basato sull’omonimo film danese di Susanne Bier del 2004 ribattezzato in Italia Non desiderare la donna d’altri, Brothers è un film di attori che ha il suo punto di forza nella prova superlativa dei tre protagonisti principali. Tobey Maguire che siamo abituati a vedere nei panni dell’Uomo Ragno e che qui notevolmente dimagrito ha il ruolo del fratello maggiore Sam arruolato nei marines, Jake Gyllenhaal che avevamo apprezzato in film come Zodiac o I segreti di Brokeback Mountain è lo scapestrato zio Tommy e infine Nathalie Portman, ex bambina prodigio del Lèon di Luc Besson e protagonista de L’ultimo inquisitore di Milos Forman interpreta il ruolo di Grace la moglie del marine creduto morto.

Bravissime anche le piccole Bailee Madison e Taylor Geare che interpretano le sorelline Isabelle e Maggie con una partecipazione davvero impressionante, dove uno sguardo o una lacrima sono sufficienti a comunicare la paura di questo nuovo padre cupo e sconosciuto tornato dalla guerra, o il senso di solitudine di quando ci si sente incompresi dal mondo e non si è coscienti del dramma che bugie infondate urlate per ferire possono innescare nel mondo degli adulti.
Un film emotivamente forte e coinvolgente, mai banale, che ha anche il merito di aver infranto il tabù di Hollywood a raccontare la guerra dimenticata e disgraziatamente ancora in corso dell’esercito degli Stati Uniti in Afghanistan.