Bright Star
di // pubblicato il 25 Giugno, 2010
“La poesia è una carcassa vuota. Non può esserci poesia se non nasce spontaneamente come le foglie sugli alberi.” Chiaro il sentimento del poeta che realizza l’impossibilità d’impartire lezioni di poesia all’allieva. L’ispirazione non è figlia della metrica, la poesia non si può costruire, si vive. Il destino segue il suo percorso, lo stupore nel rivelarsi del primo amore, la scoperta della forza trascinante dello stesso sentimento che può portare alle stelle o sprofondare nell’oscurità, trasforma un viso estraneo in musa ispiratrice, dimora nell’anima del poeta e ne diventa parte indivisibile.
Bright Star, la fulgida stella che ispirò con la purezza di un amore breve, intenso e travagliato, l’opera del poeta inglese John Keats, si chiamava Fanny Brawne. Figlia maggiore della famiglia con un fratello e una sorella più piccoli, nel 1818 a Hampstead Heath, nei pressi di Londra, la fanciulla incontrò il giovane poeta, ospite del vicino Mr Brown. L’iniziale antipatia tra i due giovani esseri, come spesso accade, fu germoglio di un’attrazione, un sentimento sconosciuto, mutuato dalla scoperta di uno spirito affine.
Fanny era sarta, modellista e ricamatrice, abituata a esprimere attraverso ago e filo la sua creatività, John un’anima sensibile orientata a cogliere dalla natura la percezione di significati nascosti, a cucire le parole in poesie come la ragazza amava far con le trine. Il sentimento che lentamente crebbe tra i due innamorati, del tutto inappropriato alla povertà del giovane che sapeva di non avere niente da offrire sul piano materiale, intrecciò le loro anime delicate come ali di farfalla, con il candore del desiderio che non ha bisogno d’ottenere per bastare a se stesso e la dirompente forza distruttiva dell’amore, che quando fa soffrire toglie ogni sapore alle cose della vita, riducendole a un niente.

A sei anni dal suo film precedente Jane Campion torna al cinema calcando nuovamente quei territori a lei più congeniali, intrisi di passione, forti figure femminili che hanno il coraggio di vivere contro le consuetudini, imprigionate in abiti e convenzioni d’altri tempi, come già accadeva nei suoi film più belli, Un angelo alla mia tavola, Lezioni di piano e Ritratto di signora. Bright Star è il racconto di un amore profondo e totalizzante, ricambiato ma mai consumato, incontro di due anime sospese in una purezza che non è di questo mondo.
Tratto da una sceneggiatura originale scritta dalla stessa Jane Campion, appassionata della poesia di Keats che da anni cercava un’angolatura particolare per raccontare la meteora artistica del giovane poeta, la storia di Bright Star è tutta vissuta attraverso gli occhi della giovane Fanny. Partendo da un’infinità di fonti diverse, tra cui le lettere originali indirizzate all’amata da John Keats, le sue opere e l’accurata biografia del poeta scritta da Andrew Motion, la vicenda realmente accaduta è stata ricostruita con verità e accuratezza.

La parte in cui la regista ha dovuto immaginare di più, perché più labili gli elementi storici a disposizione, è stata la costruzione del personaggio della protagonista, le lettere che la giovane scrisse al poeta non sono sopravvissute al tempo e ricostruire il temperamento di una ragazza che, contro ogni convenienza sociale dell’epoca, era pronta a rinunciare a tutto per seguire l’uomo che amava, è stata un’operazione complessa, ma pienamente riuscita.
Nonostante la vicenda si svolga all’inizio del XIX secolo, colpisce la modernità di sentimenti rappresentati. Il turbamento dell’adolescenza alle prese col primo amore è immune al passaggio del tempo, indifferente all’epoca in cui si manifesta, parte inalterabile delle stagioni della vita umana.

L’alchimia perfetta, percepibile anche attraverso lo schermo, tra i due giovani protagonisti, Abbie Cornish nel ruolo di Fanny e Ben Whishaw in quello di John Keats, che danno corpo e anima ai fremiti del cuore dei due giovani innamorati, è uno dei punti di forza di un film fatto di delicati silenzi, emozioni sommesse, passioni palpabili nell’aria, quando tutto ciò che chiedono al cuore gli amanti è il poter respirare l’aria della stessa stanza, abbandonati a muta condivisione, con l’erotismo segreto di una piccola chiave che sfiora i seni prima d’approdare nelle mani che non li hanno mai accarezzati.
La bellezza quasi pittorica delle inquadrature nella fotografia di Greig Fraser, dona a Bright Star lo splendore e la forza evocativa d’immagini che parlano dritto all’anima, ricordandoci che la Natura è da sempre la regina delle muse. Francisco Goya amava dire: “Ho avuto tre maestri, la Natura, Velasquez e Rembrandt” mettendola non a caso al primo posto.

La brezza leggera, come il vento di tempesta, sono bellissima metafora visiva della passione travolgente e devastante del primo amore, quella forza incontrollabile che toglie il respiro nell’attesa di una lettera e che, per fortuna o per sventura, si prova una volta sola nella vita. Lo stupore che fa chiedere alla giovane Fanny parlando con la madre: “Cosa mi sta succedendo? E’ dunque questo l’amore?”
La brughiera con i suoi alberi, fatti di rami intricati come i sentimenti, sono scenario di desideri che vorrebbero restare muti, in ostaggio delle convenzioni sociali, ma non possono essere arginati dalla timida resistenza della razionalità.
Bellissima la figura della madre di Fanny, pronta a sostenerla ma combattuta tra la tenerezza che prova nel vedere i giovani innamorati e il suo dovere di cercare un buon partito per il futuro della figlia, alla fine cederà alla bellezza del sentimento di cui è testimone concedendo ai giovani di fidanzarsi. La presenza nel ruolo della Signora Brawne dell’attrice Kerry Fox, già protagonista per Jane Campion di Un angelo alla mia tavola, storia della poetessa Janet Frame che la pubblicazione dei suoi versi salvò dalla lobotomia, in qualche modo crea un ulteriore legame emotivo tra l’universo della poesia e il cinema della regista neozelandese.

Bright Star è un’opera di delicata poesia che tenta di scandagliarne l’origine, come nasce e di cosa si nutre la creatività? Vivere una storia d’amore intensa e appassionante può essere incentivo allo sviluppo di una creazione artistica o rappresenta un’interferenza? Il film di Jane Campion sembra suggerire che la poesia nasce dalla vita, ne è parte integrante quanto l’amore, perciò vivere i sentimenti non può in nessun caso essere freno all’arte, che prima di tutto è vitale spinta espressiva. Quando c’è il talento, questo si manifesta incanalando il dolore, come la gioia, in una forma espressiva che trova in se stessa il suo appagamento.
Il poeta è colui che sviluppa una capacità superiore d’aprirsi al divino in connessione continua con le forze della natura. Attraverso la sua poesia John Keats ha espresso questa capacità di sublimare le emozioni, la sua poesia è materia vivente, i suoi versi immortali fissano quei sentimenti per sempre, consegnandoli all’eternità.

"Fulgida stella, fossi ferro come tu lo sei, ma non in solitario splendore sospeso alto nella notte, a vegliare, con le palpebre rimosse in eterno, come paziente di natura, insonne eremita, le mobili acque al loro dovere sacerdotale di puro lavacro intorno a rive umane, oppure guardare la nuova maschera dolcemente caduta della neve sopra i monti e le pianure. No – pure sempre fermo, sempre senza mutamento, vorrei riposare sul guanciale del puro seno del mio amore, sentirne per sempre la discesa dolce dell’onda e il sollevarsi, sempre desto in una dolce inquietudine a udire sempre, sempre il suo respiro attenuato, e così vivere in eterno – o se no venir meno nella morte” John Keats - 1819