Bollywood on stage: la cifra di Toby Gough e Vaibhavi Merchant

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 12 Febbraio, 2011

Il drammaturgo e regista Toby Gough, origine scozzese ma nato in Botswana, rappresenta già in sé il melange di culture presente nel suo The Merchants of Bollywood, musical ispirato al fascino della Mecca del cinema indiano, produzione australiana per cast creativo e di interpreti indiano.

Lo spettacolo, in giro ormai da qualche anno sui palcoscenici di tutto il mondo, ha debuttato lo scorso 27 gennaio al Teatro Europauditorium di Bologna.

Oggi una vera e propria ‘Bollywood mania’ sta contagiando sia l’Europa sia il nord America. Si aprono corsi nei quali vengono impartite lezioni di Hindi film dance-song – termine, forse, più preciso per indicare le sequenze coreico-canore presenti nei film prodotti in India.

Ormai considerato anche dagli indiani emigrati un valido elemento in grado di rappresentare la cultura del paese d’origine, la produzione contemporanea di Bollywood – termine nato dalla fusione tra ‘Bombay’ (Mumbai) e ‘Hollywood’ – si qualifica come contenitore in grado di sintetizzare e rielaborare costumi, danze e i ritmi della vastissima cultura degli stati dell’Unione Indiana – ad esempio il kathak del nord con il bharata natyam del sud. Si arriva così ad un’estetica basata sì sul retaggio ‘tradizionale di pensare’ il corpo, ma per molti aspetti di matrice contemporanea.

Ai gesti propri del folklore, infatti, si affiancano movenze derivanti dal musical americano, dalle molteplici forme della cultura hip hop e latino-hispanic, le quali sono percepite sia dai creatori che dagli spettatori come elementi ‘esotici’.

Se l’Europa da secoli è stata soggetta a varie ondate dall’Orientalismo – si pensi alle chinoiseries del Settecento - a sua volta il continente Asia ha dato sfogo alla propria mania esotica con l’Occidentalismo.

L’importanza di danza, musica e canto all’interno della produzione cinematografica indiana è dovuta al contesto nel quale la settima arte si sviluppa. Infatti, così come in Europa e in America il cinema ai propri esordi attinse a piene mani dalla forme teatrali coeve – secondo la geniale intuizione del concetto di remediation proposto da Marshall McLuhan - anche la produzione cinematografica indiana si nutrì del proprio ed immenso serbatoio teatrale. Sulle forme performative asiatiche, però, a differenza di quelle occidentali, non gravava il problema della netta separazione e specializzazione dei generi e la tirannide di sir le mot, che mosse in Europa i padri della regia a teorizzare l’ambita “riteatralizzazione del teatro”. In Asia il ‘danzattore’, figura olistica, abile nella recitazione, quanto nel canto e nella danza incarna un concetto di performatività totale.

Per The Merchants of Bollywood Tony Gough, intenzionato a creare la versione scenica di un masala – termine indicante nella cinematografia indiana un film che raggruppa al proprio interno generi diversissimi, dal tragico melodrammatico al comico irriverente - prende spunto dalla biografia di Vaibhavi Merchant, coreografa dello stesso spettacolo, e già vincitrice del National Awards per Dhol Baaje nel film Hum Dil De Chuke Sanam (1999).

Discendente da una famiglia di danzatori di kathak di Jaipur e nipote Hiralal, già coreografo durante gli anni d’oro del cinema indiano, Vaibhavi Merchant (1975) è considerata la coreografa contemporanea di maggior talento operante nelle produzioni bollywoodiane.

Oltre alla spettacolarità magniloquente, The Merchants of Bollywood, sottende ad una riflessione basata su principi antitetici: antico/nuovo, tradizione/innovazione, padri/figli, realtà/ finzione.

Spalancatesi le porte del tempio di Shiva ci ritroviamo in una remota località del Rajasthan – stato dell’India del quale Vaibhavi è originaria – dove la giovane Ayesha (Carol Furtado), sentendosi ingabbiata dagli insegnamenti tradizionali kathak, impartiti dal nonno Shantilal (Arif Zakaria), piena di speranze e alla ricerca del proprio stile espressivo, decide di abbandonare la terra d’origine per Bollywood.

Lì, divenuta ormai astro nascente della coreografia, la ritroviamo intenta al lavoro e alle prese con la realtà dell’industria cinematografica di Mumbai, scoprendone, però, anche la corruzione e perdita degli antichi e sani valori.

Sulle musiche di Salim & Sulaiman Merchant, assistiamo repentinamente, e senza soluzione di continuità, ad una carrellata storica dei più famosi topoi bollywoodiani, dagli anni d’oro sino ai nostri giorni: balli da sala all’europea, elettrizzanti scene che ricordano i film Greace e Footloose, passi hispanic pop, tipici dei videoclip di J.Lo; per poi rituffarci nel folklore indiano.

Tornata in Rajasthan appena prima della morte di Shantilal, Ayesha, è ora intenzionata a mantenere la tecnica insegnatale dal nonno, in equilibrio tra tradizione e modernità. Lì ritroverà anche il suo amico d’infanzia Uday (Dipender Singh), con il quale si esercitava in passato, e che diventerà il suo sposo.

 Questo esemplificativo equilibrio tra poli differenti dal punto di vista sia spaziale, (Oriente/Occidente) e sia temporale (passato/presente), dovrebbe indurre ad una più serena e sincera apertura verso la ricchezza culturale che l’“esotico” può offrire.

In vista di compleanni allora non possiamo che augurarci un’Italia ancor più ‘esotica’.

 

Dettagli

In foto:

Carol Furtado e Dipender Singh in
The Merchants of Bollywood

© Hebert Schulze

The Merchants of Bollywood
(cor. Vaibhavi Merchant)
© Hebert Schulze

The Merchants of Bollywood
(cor. Vaibhavi Merchant)
© Theo O. Krath

The Merchants of Bollywood
(cor. Vaibhavi Merchant)
© Theo O. Krath


The Merchants of Bollywood

drammaturgia e regia Tony Gough
coreografie Vaibhavi Merchant
musiche Salim & Sulaiman Merchant
scene e luci Liz Berry
costumi Falguni Thakore

prodotto da Ata Allstar Artists Pty Ltd

dal 27 al 30 Gennaio 2010
Teatro Europauditorium, Bologna

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Teatro Europauditorium, Piazza della Costituzione, n 4, 40128, Bologna, Italy
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