BOLDINI nuovi aspetti

di Marica Guccini // pubblicato il 25 Settembre, 2009

Negli ultimi anni l’offerta culturale non è stata di certo parca di retrospettive incentrate sulla figura dell’italianissimo Giovanni Boldini, pittore mossosi da Ferrara alla conquista (del tutto inaspettata) della scena parigina ed internazionale.
"Boldini nella Parigi degli Impressionisti" è la mostra che accompagnerà la stagione invernale ferrarese di Palazzo dei Diamanti fino al 10 gennaio 2010 quando sarà poi trasferita allo Sterling and Francine Clark Art Institute di Williamstown (Massachussets).

I grandi magnifici ritratti, emblema quasi araldico del ferrarese di nascita, parigino d’elezione, sono lasciati al margine di una retrospettiva che punta invece ad indagare la fase precedente, dagli anni settanta dell’Ottocento quando Boldini si stabilì definitivamente da Firenze a Parigi, espandendo la sua indagine artistica in vari campi, agli anni Novanta appunto.
L’idea iniziale proposta dal Clark Art Institute, ha trovato immediata accoglienza nel Museo Giovanni Boldini (massima raccolta pubblica delle opere dell’artista) e nelle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, da tempo impegnati in collaborazioni internazionali di notevole portata culturale.

La curatrice Sarah Lees parla di un’idea nata con semplicità, motivata dalla cospicua raccolta di opere boldiniane che il museo statunitense ospita. Non di rado si possono trovare nelle collezioni private americane opere del ferrarese che da subito si prestarono ad essere lanciate, per la bellezza e per la freschezza dei temi, sul mercato europeo ed americano, ma il Clark Institute è l’unico istituto a poter vantare la maggiore collezione pubblica d’America di opere dell’artista ferrarese.

Tra i circa novanta capolavori in mostra abbiamo molte “facce note”, opere già comparse in altre esposizioni o visibili nel museo ferrarese e in altri principali musei italiani ed europei. Il merito dell’esposizione sta nel aver dato luce, attraverso un percorso tematico che non disdegna però un certo andamento cronologico, molta altra parte della produzione boldiniana, quella meno nota al grande pubblico ma dove meglio si può cogliere il germe di una modernità e di una proiezione verso il futuro che risulta di solito difficilmente accostabile alla figura di Boldini tradizionalmente intesa.

La mondanità gli tributò l’onere e l’onore di esserne il suo ritrattista prediletto, tanto che sul finire degli anni Ottanta Boldini si lasciò lambire, senza troppe remore, da questi favori diventando quello che tutti possiamo ricordare come il ritrattista della Belle Èpoque e dei suoi protagonisti, quei “divini mondani” che, privi di ogni ritegno nella ricerca del divertimento, del piacere, e dello sfarzo vollero, come ogni protagonista che si rispetti, vedere la propria immagine impressa nel tempo.
Proprio in questo sta la grandezza estetica di Boldini, un pittore padrone di una maestria tecnica tale da farsi bastare pochi tratti e solo alcune pennellate per lasciare, all’occorrenza, lo spettatore a bocca aperto, estaticamente coinvolto, quasi in una sindrome stendhaliana, all’interno di quel mondo fatto di luccichii e lustrini che egli effigò.

I meriti non si esauriscono qui e, al contrario, vanno ben oltre l’impatto puramente estetico. È proprio questo che sorprendentemente, benché già masticata parecchia opera boldiniana, ho potuto personalmente riscoprire in mostra.
Piccolo, tarchiato, per niente avvenente, Boldini seppe perfettamente godersi la propria vita e le opportunità che Parigi poté offrirgli. Sin dagli esordi fiorentini in quegli anni Sessanta che lo videro lavorare spalla a spalla con il gruppo macchiaiolo, come testimonia la sezione introduttiva della mostra, e ancor più nel roboante mondo parigino nel quale arrivò stabilmente sul finire del 1871, la joie de vivre e la leggerezza dell’essere non lo abbandonarono mai, come traspare in ogni sua tela e in ogni suo tocco.
In quel periodo a Parigi si respirava una certa aria di novità, la Francia stava uscendo da un’ostilità con la Prussia e da un conflitto civile, facendo così del periodo una cornice storicamente molto densa. L’insoddisfazione degli artisti per un sistema di formazione ed espositivo gestito per una parte troppo ampia dallo Stato, cominciò a emergere negli anni Settanta per incarnarsi nel 1874 nella prima mostra di pittori indipendenti, presto noti al mondo come gli “impressionisti”.
Boldini si calò in questa realtà, si fece permeare, e ci si può chiedere se consapevolmente o meno, dalla luce impressionista e da altri fermenti di modernità, riconducendoli però al proprio stile e al proprio marchio di fabbrica, fatto di quelle figurette leziose prontamente addomesticate quando, nei primi anni parigini, accaparratosi il favore del mercante Goupil si dedicò, rinnovandone il clichè, alla pittura di scenette in costume storico, di sapore e gusto settecentesco.

Accanto a questa produzione di genere affiancò una serie di vedute della città nelle quali diede la propria trasposizione pittorica dello scorrere della vita parigina in quelle strade brulicanti di “materia pittorica” che, inizialmente, immortalò dalla finestra del suo studio, ma non mancò nemmeno di rappresentare la vita all’aperto, quella delle rive della Senna e della campagna francese.
La grande strada a Combes-la-Ville esemplifica bene il bottino che Boldini strappò agli impressionisti.

Questo cielo, già illuminato dalla luce reale di un assolato pomeriggio primaverile, ha come contrappunto un’atmosfera più cupa, ma strepitosamente reale, nel più piccolo La passeggiata mattutina, dove con quel cielo grigio che preannuncia il temporale, convive una figurina che, per contro, mostra molta leziosità ma meno aderenza al reale.
Stupisce poi un piccolissimo quadretto, che seppur poco considerato avanza pretese di modernità, dal titolo Bassa marea a Trouville nel quale, sull’orizzonte di un colore steso per campiture, piccoli gesti danno forma a un paesaggio marino che, per essenzialità e sintetismo, ben potrebbe essere ricondotto a tante correnti moderne di primo Novecento.
E ancora il movimento, che di li a poco sarà esaltato dalle file futuriste, diventa essenza stessa della pittura boldiniana, pittura che fa proprio del gesto la sua caratteristica. Un segno, un tratto, pochi gesti per delineare una figura, e poi ancora la messa a fuoco su un particolare, un oggetto, un volto una mano…tutto il resto è segno, puro movimento. Lo stesso movimento protagonista delle rappresentazioni di cavalli, suo soggetto ricorrente, ma soprattutto dell’affascinante Notturno a Montmartre (cavalli di notte) dove, dall’oscurità di un fondo bruno, emerge l’efficace movimento di una carrozza in corsa. L’opera finita e i bozzetti datati 1883 sono una stupenda anticipazione del prossimo Futurismo.

Una stessa nota di modernità, celata ma non per questo solamente accennata, la si intravede anche, a una più cauta osservazione, nel piccolo dipinto L’amazzone (Alice Regnault a cavallo).

La miglior caratteristica di questo piccolo dipinto sta nell’assoluta disinvoltura adottata da Boldini nel combinare senza remore un paesaggio fatto di stesure di colore, quasi campiture orizzontali sovrapposte, anticipazione di tante correnti contemporanee, ad un piccolo barboncino in corsa che pare essere stato letteralmente rubato da un dipinto rococò.
Un ultimo meritato accenno lo si deve rivolgere a quelle rappresentazioni d’interni che costituirono l’altra grande parte dell’opera boldiniana. Sale da musica, teatri, bar, e tutti i luoghi di svago furono usati dal ferrarese come miniera inesauribile di materiale. Appassionato disegnatore, egli riempiva intere pagine dei taccuini che portava sempre con sé, per trasformare poi quelle immagini rubate, in dipinti al passo coi tempi data la freschezza delle inquadrature caratterizzate da tagli arditi, scorci improvvisati quasi fotografici desunti, in particolare, dall’amico e collega Degas. Ma era già propria di Boldini, fin dai tempi fiorentini, la tecnica del ritrarre i personaggi all’interno del loro ambiente per meglio definirli nella loro umana complessità.
Fantastico in questi termini La cantante mondana dove tutti i discorsi già esposti confluiscono in un’immagine immediata per il tocco che, brevemente e senza fronzoli, delinea le forme, per quel taglio storto e scorciato, quasi casuale, che coglie di spalle la cantante mentre sventola quel suo ventaglietto nero che infonde, se ancora ce ne fosse bisogno, ulteriore movimento a tutto il brano.

Boldini coglie le istantanee, quelle mondane di teatri e di luoghi di ritrovo, e quelle quotidiane della vita di una città.
Il suo stesso atelier diventa un espediente per dar sfogo alla sua pittura in molti piccoli e preziosi dipinti.
Bellissimo il piccolissimo La cornice dorata dove protagonista non è altro che una semplice cornice, unico elemento definito e a sua volta incorniciato da una schiera di segni e pennellate veloci ma ben studiate.

Uscendo dalla mostra ci lasciamo cogliere, semplicemente e senza troppe pretese intellettuali, dal piacere estetico che domina l’ultima sala dei grandi ritratti, piccoli (per il numero) assaggi per mostrare la fama che Boldini riscosse dai contemporanei.


La ballerina Clèo de Mèrode, il pittore James McNeill Whistler, Lady Colin Campbell (primo ritratto di un artista vivente ad essere esposto alla National Gallery di Londra) e soprattutto la bellissima Madame Charles Max riscuotono il tributo che Boldini conferì loro col proprio pennello.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI OPERE
Giovanni Boldini
 

  • Cléo de Mérode, 1901
    Olio su tela
    cm 97,8 x 88,9
    Collezione privata
  • Serenata, 1873
    Olio su tela
    cm 41,3 x 34,4
     Williamstown, Sterling and Francine Clark Art Institute
  • La grande strada a Combes-la-Ville, 1873
    Olio su tela
    cm 69,2 x 101,4
     philadelphia Museum of Art, the George W. Elkins Collection, 1924
    © Philadelphia Museum of Art
    foto Graydon W
  • L’amazzone, c. 1880
    Olio su tavola
    cm 58 x 69
    Milano, Galleria d’Arte Moderna
    © Comune di Milano – tutti i diritti di legge riservati
  • La cantante mondana, c. 1884
    Olio su tela
    cm 61 x 46
    Collezione Fondazione Carife
    in deposito presso le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara
  • Ritratto di Madame Charles Max, 1896
    Olio su tela
    cm 205 x 100
    Parigi, Musée d’Orsay,
    © RMN, foto Hervé Lewandowski


In copertina
Autoritratto mentre osserva un dipinto, c. 1865
(particolare)
Olio su tela
cm 32 x 22,5
Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti

Mappa

Dove e quando

BOLDINI NELLA PARIGI DEGLI IMPRESSIONISTI

  • Date : 09 Settembre, 2009 - 11 Gennaio, 2010
  • Indirizzo: Palazzo dei Diamanti, Corso Ercole I d'Este 21, Ferrara
  • Sito web

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