Bisogna pagar pegno a Piero Ciampi

di Francesca Vinci - pubblicato il 10 Gennaio, 2010 in L'ottava nota

Questo lo diceva Fabrizio De Andrè.

Il 19 gennaio prossimo sarà il momento di ricordare Piero Ciampi, se non lo si è fatto prima.
Trenta anni fa un brutto male ci allontanava dai pensieri e dalle parole di un poeta affascinante, indiscutibilmente indipendente che ha amato tanto, anzi, ha fatto tutto con grande amore.
Un pensiero inimitabile, che per essere ancora, dovrebbe trovare una medesima profonda esperienza ancorata all’alcool, alla miseria, alla rabbia e all’ostinazione: perché Piero Ciampi parlava di sé ed è difficile vivere così.
Uomo scontroso più fragile di un bambino, preferiva stare solo anche se costava caro, perché per sapere che cos’é la solitudine bisogna essere stati in due, altrimenti bisogna che qualcuno ti racconti che cos’è la solitudine: Piero Ciampi ne ha provata tanta, perché era un artista e l’hanno preso per un egoista. Viveva con l’idea di aver perso tutto quello cui teneva, per colpa sua, tutta sua e per sempre. Pensava di meritare la sua solitudine ed era divenuto, per il tempo ed il rimpianto, il principe ironico dell’ineluttabile. Davvero lui non poteva più andare tra i sorrisi della gente e chiedere alle cose un posto in mezzo a loro.

Al Teatro della Tosse di Genova fino al 19 gennaio va in scena “Tutte le carte in regola per essere Piero”, racconto-concerto di Gian Piero Alloisio, interpretato da Adolfo Margiotta.
Il Premio Ciampi-Città di Livorno ha previsto per il giorno 19 un incontro con gli organizzatori del festival e Gianfranco Reverberi, scopritore e compositore delle canzoni di Piero, durante il quale saranno presentate tutte le iniziative con cui sarà celebrato l’anniversario nel corso dell’anno.
Sempre il 19 uscirà per la RCA Italiana “Le canzoni e le sue storie”, un cofanetto contenente 18 fra le più famose canzoni del cantautore e alcuni inediti, nonché il film documentario “Adius- Piero Ciampi e altre storie” di Ezio Alovisi, responsabile degli eventi RCA negli anni settanta.
Il lungometraggio del 2008 che prende nome dall’omonima irriverente canzone, censurata nel 1975, è stato finanziato dal MIBAC e dalla ARTAPE. Trovarlo non sarà facile, pure il film sta girando per l’Italia documentando, dove si può, la vita e l’opera dell’artista, attraverso la diretta testimonianza dei più cari compagni di viaggio e la riproduzione di filmati storici.
Sempre in gennaio è prevista per la Coniglio Editore l’uscita del libro “Il mio Piero Ciampi” dell’amico musicista Gianni Marchetti che dal 1970 lo ha accompagnato nella produzione artistica ed ha collaborato fra l’altro all’uscita del 45 giri di Barbara non c’è e Tu No

Piero Ciampi era un anarchico particolare: si definiva uno straniero e lo era, per il mondo in cui operava da cui prendeva le distanze. Improponibile lo sarebbe ancora oggi, ed è un pensiero che non fa bene.
La vita in fondo può anche essere una cosa che prende porta e spedisce, ma non è vero che morto un poeta se ne fa un altro.

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