Bill Viola per Capodimonte, luci ed ombre della trasfigurazione
di // pubblicato il 03 Novembre, 2010
di Noemi Borghese
Occhialetti, guance rosa e sguardo brillante sono le cose che colpiscono di più dell’immagine proiettata sul grande schermo dell’Auditorium del Museo di Capodimonte. Il laptop è in collegamento via Skype con il computer di casa Viola, in California, e Bill Viola, introdotto da Kyra Perov, sorride e comunica in videoconferenza con la platea di ascoltatori.

L’occasione è duplice: la retrospettiva personale, “Bill Viola per Capodimonte”, la quale cade nel periodo in cui al maestoso museo napoletano si susseguono gli “Incontri con Caravaggio”, che vedono come ospiti personalità celebri con la finalità di ridimensionare il mito del grande pittore del Seicento, spesso mitizzato senza esser capito.

In modo cordiale ed esaustivo Bill Viola risponde a tante domande, spiega che la mostra si basa su un ciclo di video realizzati tra il 2000 ed il 2008, in due serie: Passions e Transfigurations.
Passions svela la feroce dinamica di emozioni che può scatenarsi in gruppi di persone. I due corpi nudi che esplodono in un’espressione tra il dolore e la frustrazione, Union 2000; le persone, normali sconosciuti, riunite in un gruppo eterogeneo per sesso, etnia ed età, che vengono travolte da un violento getto d’acqua e che si ritrovano a doversi aiutare a vicenda a fronte della calamità improvvisa, The Raft 2004 – un’ottimistica, forse, reinterpretazione de La Zattera della Medusa di Gericault?
Transfigurations invece, rielabora il concetto di passaggio, di metamorfosi, toccando anche la tematica della morte: la trasfigurazione, spiega Bill Viola, è una metamorfosi esteriore, ma avviene soprattutto deep deep inside.
Three Women 2008 è utilizzata come immagine guida della mostra, e l’artista ci confida, essere una delle opere più importanti.

Perché invitare Bill Viola ad inaugurare la mostra, far coincidere le due occasioni? L’artista ci spiega che nelle sue opere non s’ispira mai direttamente a Caravaggio. Da ragazzo, quando studiava storia dell’arte al liceo, amava l’arte delle avanguardie storiche. Un giorno il suo professore gli fece conoscere il tratto dell’artista italiano. La luce di colore, localizzata e potente che ogni tela buia di Caravaggio spinge all’occhio dell’osservatore, lasciò astonished [stupito, impressionato] il giovanissimo Bill.
No, Bill Viola non s’ispira a Caravaggio, perché non ne ha bisogno, ammette: Caravaggio è sempre presente, non v’è alcun bisogno di evocarlo espressamente, accompagna il suo slancio creativo.
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Sarà dunque un caso, ma tra le opere esposte alla mostra, aperta al pubblico fino 23 Gennaio 2011 al Museo di Capodimonte, quella che apre il percorso espositivo, è proprio The Quintet of The Astonished, 2000.