Biancaneve in salsa Preljocaj: una delizia di Fiaba
di // pubblicato il 28 Maggio, 2011
Si è conclusa all’insegna della ‘belle danse’, lo scorso 14 maggio, la stagione di danza del Teatro Comunale L. Pavarotti di Modena. Ricche proposte in cartellone, presentate durante tutto l’anno, e la scelta di terminare col raffinato Biancaneve del Ballet Preljocaj, attestano ormai l’istituzione modenese, diretta da Aldo Sisillo, tra le realtà più attive del panorama della danza.

Da adolescente sul tatami è alle prese con i randori e poi, scoperta la danza, si dedica allo studio della tecnica classica e dello stile contemporaneo. Così il coreografo Angelin Preljocaj (1957), figlio di rifugiati politici albanesi nella banlieue parisienne, inizia la propria formazione all’ “arte del movimento”. Seguendo la sua nuova passione, si reca oltreoceano, a New York allo studio di Merce Cunningham. Tornato in Francia, lavora prima nella compagnia di Quentin Rouillier a Caen e dopo al CNDC di Angers, allora diretto da Viola Farber, cui segue l’esperienza nell’ensemble di Dominique Bagouet a Montpellier. Lì Preljocaj crea le sue prime coreografie - il duo Aventures coloniales con Michel Kelemenis e il premiatissimo Marché noir - attestandosi sin da subito come uno dei coreografi emergenti della Nouvelle Danse francese; presto conteso dalle principali istituzioni nazionali ed estere.
Chi l’avrebbe mai detto che il judoka si sarebbe convertito dal culto di Marte a quello di Tersicore?

Fondata la propria compagnia nel 1984 a Champigny-sur-Marne (nel 1989 riconosciuta come Centre Chorégraphique National de Champigny-sur-Marne et du Val-de-Marne e poi dal 1996, col trasferimento ad Aix-en-Provence, convertita in Ballet Preljocaj - Centre Chorégraphique National de la Région Provence-Alpes-Côte-d’Azur) Preljocaj dà libero sfogo alla sua poliedrica cifra stilistica, proponendo le più svariate idee drammaturgiche. Dal sacro al profano, dall’uso di tecnologie alle riletture del repertorio diaghileviano, in Preljocaj la ‘corporalità’ dei danzatori - in possesso di un altissimo livello tecnico - unita alle ‘elettrizzanti’ combinazioni del tessuto coreografico, costituisce sempre l’asse centrale della creazione: ‘il corpo è veicolo del flusso di movimento’.
Sempre aperto a nuovi linguaggi e suggestioni – come testimonia il suo viaggio in Giappone per studiare il Teatro Nō – Preljocaj decide nel 2008 di confrontarsi con il genere della fiaba, per un approccio squisitamente narrativo alla danza.
Nasce, così, Biancaneve, debuttato alla Biennal de la Danse de Lyon, con le scene firmate da Thierry Leproust e i costumi dello stilista Jean Paul Gaultier. Per la colonna sonora della propria fiaba Preljocaj sceglie di dialogare con le musiche di Gustav Malher, utilizzando le parti più ‘soavi per i teneri passi a due tra Biancaneve e il Principe e quelle più ‘robuste’ per le parti drammatiche, alle quali accosta gli effetti sonori elaborati da 79 D.
In Biancaneve Preljocaj conserva tutti i personaggi presenti nella fiaba dei fratelli Grimm, oltre che il tradizionale plot, al quale apporta piccolissime variazioni.
Ecco allora chiamati all’appello la Matrigna cattiva (Patrizia Telleschi) vera e propria mistress sadomaso, accompagnata dai suoi ‘gattacci’ neri, in contrapposizione alla candida e delicata Biancaneve, impersonata dalla formidabile Nagisa Shirai - già ‘eletta’ ne Le Sacre du Printemps del 2001 - innamorata dell’aitante Principe (Fabrizio Clemente).

Per la creazione Preljocaj unisce gli elementi precipui del Grand ballet, quali danze ensemble, quelle indette dal Re (Sébastien Durand) a corte, passi a due e soli, a momenti di grande spettacolarità e ‘meraviglia’. Si pensi alle accattivanti acrobazie in verticale dei sette nani - in braghe corte e caschetto in testa – su una parete rocciosa, ideate da Alexandre del Perugia, o al lirico momento del volo sospeso dello spirito della Madre di Biancaneve (Charlotte Siepiora), morta di parto.
L’eleganza naïf del costume di Biancaneve, leggero e plissettato, rigorosamente bianco, con una morbida piuma adagiata su una spalla, è una vera e propria ‘tentazione neoclassica’, opera di Jean Paul Gaultier, che sposata al piede nudo della danzatrice ci ricorda una divinità classica.
Alla mise della protagonista fa da contraltare il total black della Matrigna - ispirato, forse, dal videoclip di Madonna Human nature - così eroticamente sexy da ammaliare tutti gli uomini della corte, Re compreso, e così sadica da strozzare la figliastra facendole ingoiare con forza la mela.
I guardiacaccia, folletti amoreggianti e persino il cervo, dai movimenti meccanici e per questo considerati ‘animaleschi’, tutti sono presenti nell’affresco fiabesco di Preljocaj che risalta nel décor evocativo di Thierry Leproust, pitturato dalle luci di Patrick Riou.

In ogni fiaba che si rispetti alla fine trionfa sempre il bene sulle forze oscure. Biancaneve destatasi dal sonno grazie al bacio del suo Principe può suggellare finalmente il suo amore, mentre la Matrigna, punita, è costretta ad indossare zoccoli infuocati. E con questa danza indemoniata della si conclude Biancaneve, coreografia vincitrice nel 2009 del Globes de Cristal e del Premio Danza&Danza.