Bettino Ricasoli, il barone che volle l’unità d’Italia

di Elena Vannoni // pubblicato il 20 Aprile, 2010

Io per carattere sono portato più a fare che a scrivere, più a pensare per operare che comunicare agli altri le mie idee perché gli altri l’esperimentino”.

Personaggio dal carattere per niente malleabile e ancor meno incline a compromessi, Bettino Ricasoli, ricordato come il Barone di Ferro, è senza dubbio una figura centrale nella storia del Risorgimento italiano.

Per i tipi di "Maura Pagliai", ecco allora "Siamo onesti! Bettino Ricasoli, il barone che volle l’unità d’Italia" che getta nuova luce soprattutto sul Bettino “privato”, è lo stesso Barone che in ogni capitoli racconta un lato della sua vita da quella familiare con rapporti non sempre facili, i vari lutti e le crisi che lo hanno accompagnato negli anni come la morte dell’amatissima figlia Bettina.
Per ora – scrive all’amico Pietro Bastogi – sento sempre il bisogno di rintanarmi, e come l’affamato cerca pane e l’assetato acqua, io mi precipito dove sia solitudine appena mi sento libero; e una volta nella solitudine faccio un gran sospiro di sollievo e mi sento rivivere; rivivere in quelle ricordanze mestissime, ma insaziabilmente care”, all’uomo che si rinchiudeva nel Castello di Brolio per condurre con i familiari una vita scandita da regole e orari monastici “A Brolio si avvantaggeranno gli interessi dello spirito e del corpo. Brolio è dove s’incarna la antichità e la nobiltà vera della famiglia. Brolio sarà un documento e un monumento privato. Questa è una delle poche grandezze cui può un privato pretendere, senza condanna e senza rischio. Oggi è una grandezza sublime nella sua semplicità e feconda d’insegnamento, ed arra a mantenere la saviezza e l’ordine nella famiglia. Brolio può essere il moralizzatore delle generazioni che Dio concederà”.

Proseguendo con il Barone agricoltore e uomo con forte spirito imprenditoriale che non disgiunse mai le sorti delle sue terre da quelle degli uomini che le lavoravano, non potè però sfuggire all’ondata di scioperi che si stava espandendo in tutta Europa in seguito alla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista e l’episodio segnò anche la fine dell’esperienza di una “comunità agricola modello”,utopia del Barone tentata per decenni.

Egli fu anche sperimentatore, “padre” del primo disciplinare del vino Chianti “un vino nostrale stato 60 mesi a sciaguattare entro il suo proprio deposito subendo l’alternativa di molte temperature diverse, e soprattutto le più elevate immaginabili, percorrendo o ripercorrendo i mari più meridionali. Questo saggio mostra, mi pare, il grado di stabilità del vino di Brolio, e in specie la sua attitudine alla navigazione. Se tali pruove si potessero compiere con l’accompagnamento delle cure necessarie… il vino di Brolio raggiungerebbe un grado di qualità sublime”, e innovatore, fondatore del quotidiano “La Nazione” : “oggi dobbiamo essere popolani facendoci i sinceri protettori e aiutatori del popolo; cioè stiano i possidenti in città per informarsi delle cose pubbliche, e trattarle occorrendo; stiano in campagna e parlino con i contadini per conoscerli ed educarli, e per istudiare l’agricoltura; stiano nel municipio e ne esercitino gli uffici con amore; siano i patroni del popolo e sostengano nella capitale i diritti della provincia” e ancora Presidente del Consiglio dell’Italia unita nel 1861 e nel 1866 e Gonfaloniere di Firenze negli anni del Granducato.

Tra i suoi discorsi più celebri: “Io faccio appello al sentimento patriottico di tutti, io chiedo che sia finalmente dato bando a queste pitture esageratamente fosche che si ha il vezzo di fare delle nostre condizioni. Grande Iddio! Che cosa deve dire il mondo, quando questi quadri vengono da noi medesimi, si tratteggiano in questa stessa Camera dai rappresentanti del Paese? Quale forza può avere il ministro degli affari esteri dirimpetto alle Corti estere, allorché gli si possono opporre i nostri stessi giornali, la voce, la parola degli stessi rappresentanti della Nazione? Siamo onesti: non chiedo altro

Bettino Ricasoli era anche uomo di chiesa “La mia fede è conosciuta, la mia moralità è conosciuta, le mie opere religiose e morali sono conosciute. Non sono gli uomini che devono giudicarmi, ma Dio” ma anche mangiapreti “io voglio sperare che i parrochi, mentre sono zelanti alla diffusione della religione, vorranno in pari tempo più appressarsi alle cose del povero, internarvisi, conoscere partitamente quali ne sono le piaghe che lo divorano”, e ancora uomo di Stato e impolitico.

Insomma un libro che riassume tutti i tratti di una personalità forte e complessa, capace di perseguire i proprio ideali fino all’inimmaginabile e proprio per questo considerato uno dei più grandi protagonisti della storia italiana.

Abbandonata l’attività politica si rifugiò a Brolio fra i suoi vigneti per ricercare quella qualità del vino che aveva ritrovato nei grandi vini francesi. Contemporaneamente, si adoperò affinché fosse avviato un miglioramento delle condizioni sociali ed economiche dei suoi contadini “Non basta il sapere, ma sono necessarie quelle virtù dell’animo che impongono il rispetto, conciliano la benevolenza e rendono accetta l’autorità. Per compendiare tutto in brevi parole, bisogna che nel professore sia l’uomo e il cittadino. Il professore deve sapere, avere passione per la materia che insegna e saperla insegnare. E ancora di più deve avere affetto non mai smentito per la Patria e per la Libertà”.

Il suo messaggio è rivolto soprattutto ai giovani e alla loro capacità di proiettarsi in un futuro che sia migliore non solo per le loro sorti ma anche per quelle dell’Italia e poterlo realizzare: “Bisogna che la gioventù trovi la Patria, e ascolti la voce della Libertà… se l’insegnamento superiore non soddisfa a tutti i bisogni morali dei tempi, se il giovane si accorge che c’è un divorzio fra la cattedra e la vita reale, egli ripudia un insegnamento di cose morte dato da uomini che nulla intendono e nulla sentono di quanto s’agita intorno a loro, e corre a sbramarsi nelle conventicole dei settari e nel tumulto dei pubblici convegni

Che ci piaccia o no l’Italia di oggi la dobbiamo in buona misura anche a quest’uomo che per gran parte della sua vita ha lottato per crearla. È dunque arrivato il momento di essere onesti e di ammettere la verità storica. (Francesco Ricasoli).
Io penso, io digerisco molti pensieri da mattina a sera. Io non sono accessibile a ire, a odii. Non sento il pungolo dell’ambizione: sento quello della coscienza. Alla mia escita dal Ministero ho molto pensato, e infine mi sono convinto che se gli altri sono colpevoli, a me debbono mancare delle qualità, che sono necessarie per fare il ministro, a più forte ragione mi mancano quelle di fare il capo parte. E in effetti io sento che la vita politica, quale è in Italia, non è cosa per me: In Italia non sono che odii personali, che antipatie, che astii, e altre simili basse passioni, compresa l’ambizione. Che vuoi che ci faccia io che non ne sento niente di quella roba, che non ho che la coscienza per guida e il mio scarso cervello? Ho la mia coscienza, e la coscienza di me, e sarei reo se io operassi diversamente da ciò che mi si presenta per buono, almeno finché valide ragioni non mi dimostrino l’errore mio”.

Chi ha sempre voluto scoprire i segreti che portarono alla definizione della formula del Chianti? Quanti gli appassionati di storia e dell’Unità d’Italia? E chi si è sempre chiesto come si vivesse nella Toscana ottocentesca? 
Queste e molte altre sono le curiosità e le sorprese riportate nel volume che comprende lettere, incisioni, vignette e grafiche inedite dello stesso Bettino Ricasoli.

 

Dettagli

"Siamo onesti!
Bettino Ricasoli, il barone che
volle l'unità d'Italia"

© Mauro Pagliai 2010
cm 15x21
pp. 192
ISBN: 978-88-564-0104-2


DIDASCALIE IMMAGINI

  • Copertina
  • un ritratto di Bettino Ricasoli
  • caricatura
  • caricatura
  • Villa di Brolio
    (disegno di Bettino Ricasoli)

Le immagini ci sono state fornite dall'editore a
eclusiva integrazione del presente articolo