Bernd & Hilla Becher a Bologna
di // pubblicato il 03 Febbraio, 2009
La chiusura del mese di gennaio è per Bologna un momento nel quale l'arte la fa veramente da padrone, soprattutto per l'apertura della conosciutissima Artefiera. Nei giorni della fiera è come se ci fosse per la città un'improvvisa corsa all'opera d'arte, una frenesia di pubblico e di addetti ai lavori con iniziative di ogni genere ed in ogni luogo. Sono giorni molto vivaci e l'aria è decisamente frizzante ma tutti gli anni mi resta sempre l'impressione che i bolognesi si debbano ricordare dell'arte solo quando c'è Arte fiera.
Proprio in questi giorni frenetici si è aperta, oltre alla importante mostra antologica di Giorgio Morandi al Mambo, di cui parleremo, una esposizione all'interno del museo Morandi che mette a confronto le opere del pittore bolognese con le fotografie in bianco e nero dei coniugi Becher, esponenti dell'arte concettuale e creatori della cosiddetta "Becher Schule" all' Accademia di Dusseldorf. La loro attività più conosciuta riguarda la classificazione fotografica di edifici di archeologia industriale in diverse zone, non solo della Germania, che ha prodotto una enorme serie di immagini tutte in bianco e nero, con inquadratura frontale dell'oggetto-soggetto e con l'assoluta assenza di presenza umana.

Nelle due sale centrali del museo sono esposte fotografie selezionate e divise secondo tipologie di soggetti: altiforni, serbatoi, torri di raffreddamento, gasometri.
Il presidente del Mambo Gianfranco Maraniello ha subito sottolineato in conferenza stampa che l'accostamento del lavoro dei Becher all'opera di Morandi non è stato pensato come confronto netto ma come un “confronto con l'operatività di Morandi che consente di guardare attraverso le opere la pratica artistica”. Una scelta maturata più per indagine rigorosa della realtà comune ad entrambi che da un confronto formale.
La stessa Hilla Becher, presente e disponibile alle domande dei giornalisti, ha parlato del metodo di lavoro scelto da lei e dal marito: il loro intento di avviare un lavoro rigoroso che non tenesse conto delle stagioni e delle condizioni atmosferiche per poter rendere l'immagine più chiara e nitida possibile ed evitare qualsiasi atmosfera e sentimento.

Sul rapporto con Morandi nell'intervista che si trova all'interno del catalogo edito da Schirmel/Mosel la signora Becher dice: “Ci sono comuni elementi di base che derivano dall'idea di una raccolta sistematica degli oggetti e della loro organizzazione per realizzare immagini il cui soggetto è posto come centrale, in modo diretto, senza sofisticazioni. Alla fine le interpretazioni più chiare e lucide possono risultare quelle più romantiche. E credo che Morandi abbia ottenuto proprio questo risultato.”
Personalmente mi sono trovata in difficoltà nel rapportare la ricerca classificatrice dei Becher con la ricerca formale dell'artista Morandi, ma chissà che cosa ne penserebbe lui.