Benedetta Primavera! Un libro alla riscoperta del rapporto fra l’arte di Firenze ed i fiori
di // pubblicato il 08 Agosto, 2011
Anemoni dei boschi, dente di leone, crisantemo, fiordaliso, nontiscordardime, nigella, ranuncolo; e potrei proseguire ancora, come ci racconta nelle splendide pagine dedicate al capolavoro di Botticelli la soprintendente Cristina Acidini nel suo ultimo libro, dall’inequivocabile titolo dedicato all’arte, ai fiori ed a Firenze.
La Primavera Perfetta, uscito per la casa editrice Le Lettere, nel suo sottotitolo esplica il suo fine: “storia dei fiori a Firenze tra arte e scienza”.
Un libro che parla di Firenze e della sua arte, legata indissolubilmente ai fiori, come il suo stesso nome ci ricorda. Proprio da Firenze e dalla sua fondazione prende il via il volume, ricco di splendide immagini che lo impreziosiscono, guidandoci verso le spiegazioni possibili su questo nome così pregno di significati e a chi si deve la sua paternità. Il nome Florentia, in latino, Fiorenza in volgare, ha avuto dibattiti sulla sua origine sin dai cronisti medievali, intrecciandosi con i miti della fondazione, della figura del fondatore Florino, o Fiorino, che le avrebbe dato il nome, ma anche pensando al rigoglio della posizione.
I fiori quindi come simbolo di nascita e di augurio divengono da subito emblematici per la città: quale fiore, quindi, diverrà poi il simbolo araldico che vedremo nei gonfaloni, nel mitico fiorino sin dal 1252 insieme a San Giovanni, o sotto la zampa del leone detto Marzocco?
Come ci racconta la dottoressa Acidini nel suo libro, “persi molti sostenitori l’ipotesi che si tratti di un adattamento del fleur-de-lys o fiordaliso o giglio delle paludi presente nell’araldica francese, si è affermata la convinzione che la corolla tripartita e frastagliata rappresenti un giglio dei campi o un’iris selvatica, detta giaggiolo, spontaneamente diffusa nella pianura e nelle colline circostanti”.
Inoltrandoci nelle righe si scopre che il giaggiolo in questione era molto diffuso di colore bianco, la cosiddetta Iris fiorentina, il cui candore simile al ghiaccio lo avrebbe portato ad essere denominato giaggiolo da diacciòlo, ovvero la forma dialettale locale per ghiacciolo!
L’autrice si addentra poi nelle spiegazioni del giglio di colore rosso, del giglio argenteo, fino ad arrivare a parlarci del giglio viola dello stemma della ACF Fiorentina, che sin dall’inizio- ovvero il 1926- è apparso sulle magliette dei giocatori, sulla bandiera della squadra, e sui vari gagliardetti. Così leggiamo: “…agli esordi indossava i colori araldici, poiché la prima era metà bianca e metà rossa (colori rimasti rispettivamente nell’uniforme di trasferta e nella terza maglia), e il mutamento in viola è attribuito a un lavaggio erroneo. Ma ricerche più approfondite documentano che si arrivò a una scelta consapevole del colore viola attraverso prove e sperimentazioni, fino ad avvicinarsi al viola intenso dal giaggiolo Iris germanica, che fiorisce spontaneamente in aprile-maggio”.
Il giglio bianco- il Lilium Candidum- viene poi studiato quale fiore dell’incarnazione di Maria, così importante per Firenze, che per secoli faceva coincidere appunto con questa data, il 25 Marzo, l’inizio dell’anno; così vengono indagate le simbologie gotiche legate ai fiori di Maria, come le rose, così come dei Santi, che con la Vergine condividono iconografie floreali, “quali insegne di purezza e dolcezza d’animo nonché anticipazione del Paradiso, immaginato come un giardino eternamente fiorente.”
L’arte del Trecento e del primo Quattrocento è ricca di esempi, fra i quali basta ricordare la Maestà di Giotto (pala di Ognissanti) del 1310 c. conservata agli Uffizi, che ci presenta due angeli inginocchiati ai piedi del trono della Vergine in atto di offrirle due composizioni floreali con corolle aperte e turgidi boccioli di rose.
Con il Rinascimento la natura diviene protagonista e guida per tanti artisti.
Il libro dedica quindi la maggior parte delle sue pagine al periodo rinascimentale, prendendo in visione l’arte di Gentile da Fabriano, Domenico Veneziano, Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, in quello che l’autrice chiama la flora del sacro: un esempio per tutti è negli affreschi della Cappella dei Magi in Palazzo Medici, l’amena campagna piantata a melograni, agrifogli, palme, cedri e cipressi è impreziosito dal roseto di rose damascene piatte rampicanti sopra ad un graticcio, che vengono colte dagli angeli per costruire festoni per addobbi floreali, proprio come sappiamo venivano composti a Firenze in quel tempo.
Stupenda la parte dedicata alle porte del Battistero e alle cornici, ricche di fiori “nella terza dimensione”, creati da Lorenzo e suo figlio Vittore Ghiberti. Le fotografie che corredano questa parte sono particolarmente suggestive e permettono di ammirare particolari che spesso, a causa anche delle dimensioni, non riusciamo a cogliere dal vivo.
Una delle parti più interessanti è ovviamente dedicata alle opere più famose di Sandro Botticelli, ovvero la Nascita di Venere e l’Allegoria della Primavera; e qui la Soprintendente Cristina Acidini parla di quest’ultimo dipinto come l’apice dei suoi dipinti floreali e che “la chiave di volta della pittura di fiori nel Rinascimento fiorentino coincide cronologicamente e non soltanto con lo splendore d’arti, di cultura e di vita che contrassegnò l’età di Lorenzo il Magnifico, ed è rappresentata dalla pittura di Sandro Botticelli.”
La storia e l’interpretazione della Primavera è affascinante e resa con chiarezza, guidandoci alla scoperta delle simbologie che potrebbero dare risposte e che possono aprire ulteriori ipotesi per spiegare uno dei dipinti più misteriosi che siano mai stati realizzati.
E così in avanti i vari protagonisti si susseguono, fra i quali incontriamo, naturalmente, Leonardo da Vinci e lo studio della natura, e poi Raffaello e Michelangelo, per poi approdare all’era granducale, dove le opere tornano ad essere piene di simbologie floreali, anche per i dettami della controriforma.
Dipinti,sì, ma anche le caratteristiche preziose decorazioni in pietre dure dell’Opificio, sono studiate per comporre un completo excursus dell’arte a Firenze collegata alla rappresentazione floreale, tanto che l’ultima parte è dedicata ai giardini medicei, al Giardino dell’Orticoltura, al Giardino delle Rose e a quello dell’Iris, alle manifestazioni moderne collegate ai fiori, come il concorso dell’Iris, ed alle motivazioni che le hanno create.
Non manca uno sguardo allo Stile Floreale ed alla figura eclettica di Galileo Chini, colui che intitolò La primavera che perennemente si rinnova la sua opera in dodici pannelli del 1914 per la Biennale di Venezia- oggi divisi in tre sedi- vero tripudio decorativo con suggestioni da Secessione austriaca “incorporate in una cultura visiva profondamente nutrita dalla tradizione fiorentina”.
Particolarmente stimolanti sono le pagine dedicate agli orti botanici ed ai trattati all’origine dell’illustrazione scientifica, dove la figura di Jacopo Ligozzi, naturalista e pittore alla corte medicea sotto Francesco I sin dal 1577 viene delineata e approfondita con un corredo di bellissime tavole: fritillaria imperialis, veleriana rubra, tulipa gesneriana, hiacinthus orientalis, passiflora e naturalmente iris, tutte nei disegni su carta acquerellati conservati al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, veri ritratti floreali che vi faranno letteralmente perdere la testa!
La scrittura al tempo stesso erudita e fluida, tipica di chi ha una conoscenza vasta ed approfondita sull’argomento, coinvolge ad ogni passaggio ed incuriosisce pagina dopo pagina, fra spiegazioni colte e leggende popolari.
La grande mole di lavoro che è stata necessaria per la realizzazione del volume ha visto il prezioso e puntuale contributo della dott.ssa Elena Capretti per le ricerche e gli apparati, densi di notizie che spaziano in modo ampio e che rendono questo libro affascinante sia per chi desidera cogliere la bellezza dell’arte partendo dai fiori, che un utile strumento di studio per gli appassionati delle arti decorative e della città di Firenze, vero fiore tra i fiori.