Belle arti

di Francesco Romano // pubblicato il 10 Settembre, 2012

Gli spazi accademici fiorentini riservano più di una sorpresa. La stessa sorpresa che ho provato in un caldo pomeriggio dello scorso marzo (per la precisione era il 16) quando ho deciso di seguire un seminario che si teneva nell'altana della facoltà di scienze della formazione a Firenze dal titolo Estetica ed evoluzionismo: i presupposti. Un dialogo interdisciplinare (a cura di Lorenzo Bartalesi e Maria Grazia Portera). Per chi non conoscesse il luogo, siamo in via Laura 48 in pieno centro a Firenze, dietro piazza Santissima Annunziata a due passi dal Duomo e dalla torre di Arnolfo.
Ma la sorpresa per me è stata doppia se penso che ho passato diversi anni in quel palazzo quando ancora era la sede della facoltà di giurisprudenza ed io ancora ero uno studente.
Ora le domande sono due: o l'altana non era adibita all'epoca a questo tipo di incontri, o se lo era io  non frequentavo le altane, ben più affaccendato con gli esami di procedura civile e penale.

Fatta questa breve introduzione sul luogo ameno, che vi consiglio se possibile di visitare se non altro per la vista mozzafiato su Firenze, verrò al tema del mio breve intervento mensile. Di cosa si parlava in quel convegno seminario? Del concetto di arte nel paleolitico. Il seminario era infatti un incontro interdisciplinare tra zoologi, storici e filosofi della scienza, professori di genetica paleoantropologia, ecologia umana e storia naturale dei primati (naturalmente il giurista non poteva mancare e quindi mi sono buttato nella mischia...) che aveva l'ambizione di stabilire, se possibile, quando nasce l'arte, quando l'uomo inizia ad averne contezza.
Di certo la pratica di conservare i cadaveri, di creare i primi sepolcri in qualche modo avvicina l'uomo alle prime forme artistiche: inizia l'utopia di sfidare la precarietà della vita affidando al sepolcro la memoria dello scomparso.
Tra i 40 e 35 mila anni fa si cominciano ad elaborare dei segni.
Naturalmente i primi segni non sono figurativi ma si tracciano delle linee come mezzo di rappresentazione della realtà. Quando poi all'uso della linea viene coniugato l'uso del colore pare, se il giurista non ha capito male, si sia in presenza della nascita dell'arte.
I temi di queste prime forme artistiche erano naturalmente tratti dalla vita quotidiana dei nostri antenati: si avevano dunque raffigurazioni di scene di caccia e comunque raffigurazioni del mondo animale. Altro tema forte era quello della fertilità femminile (le maggiorate seminude sulle copertine dei nostri rotocalchi avrebbero dunque un precedente storico....) e molte di queste forme artistiche erano destinate a ornare zone sacre dette grandi santuari, anche se pare che non solo in queste zone si siano riscontrate queste prime forme artistiche. Con l'homo sapiens si ha il linguaggio. L'uomo attribuisce un nome alle cose; entra in scena anche un nuovo elemento: l'identità e proprio per attribuirsene una si fabbricano e si indossano degli ornamenti (chi ha figli adolescenti che escono con l'anello al naso non disperi dunque). Anche il ritrovamento di rudimentali flauti testimonia la nascita di una ulteriore primordiale forma di linguaggio: la musica.
Ma la domanda conclusiva del seminario è stata: è giusto parlare di arte nell'età paleolitica?

Se non ho capito male (e questo è un grosso SE) secondo alcuni dei relatori presenti la risposta deve essere negativa perchè l'arte, per esser tale, deve avere una valenza estetica; deve cioè essere prodotta per essere vista e contemplata da qualcuno e i primi segni paleolitici, pare che non sempre fossero fatti per essere visti (spesso sono stati rinvenuti in cunicoli nei quali lo stesso "artista" non poteva avere contezza della visione d'insieme di ciò che stava producendo, erano cioè forme di arte non eidetica). E l'arte per il giurista? Consultiamo il Dizionario legale contenente la difinizione e la spiegazione dei vocaboli e dei modi di dire usati nell'antica e nuova legislazione canonica civile penale amministrativa secondo l'ultimo suo stato nel Regno delle Due Sicilie di Pasquale Liberatore. In uno dei contesti estratti dall'archivio Vocanet vedremo che il giurista definisce l'arte come "l'idea dell'industria umana applicata alle produzioni della natura pe' bisogni e pe' commodi della vita; ma si applica ugualmente ad indicare il metodo e maestria nell'operare secondo alcune regole stabilite; ed in questo significato si distingue in arti liberali o meccaniche". Lo stesso autore definisce poi le belle arti come "tutte quelle arti che servono al decoro e alla soddisfazione, la più ricercata, degli uomini".
Come dargli torto.

 

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In copertina:
Belle arti

Due immagini dalla grotta di Chauvet, in Francia, con dipinti che risalgono a 32.000 anni fa.