Beijing Dance Academy Company: un lirico soffio di vento
di // pubblicato il 23 Luglio, 2011
Dopo la Spagna gitana, la rassegna Sotto il Cielo di Parma 2011 ha presentato lo scorso 15 luglio la lontana Cina. Il Cortile della Pilotta è stato animato dalla serata composita della Beijing Dance Academy Company, impegnata in La poesia del vento. Lo spettacolo, dal suggestivo titolo, ha proposto per la prima parte una suite tratta dal balletto L’inchiostro e la polvere, ispirato all’arte calligrafica orientale, e per la seconda composizioni riferite a particolari momenti della storia nazionale.

La tournée italiana dell’ensemble pechinese s’inscrive all’interno delle manifestazioni promosse e patrocinate dai Ministeri degli Affari Esteri e della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, e dai relativi organi d’Ambasciata, per l’anno della cultura cinese in Italia. Primo frutto della cooperazione tra le due nazioni è stato il gemellaggio tra l’istituzione coreutica cinese e l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, diretta da Margherita Parrilla. Fondata il 6 settembre 1954, la Beijing Dance Academy è tuttora l’unica istituzione riconosciuta dalla Repubblica Popolare per la formazione specifica di danzatori professionisti. Una danza del tutto particolare è quella proposta dalla Beijing Dance Academy che, secondo le intenzioni del suo Comitato Scientifico - impegnato in studi e ricerche da ormai mezzo secolo - è stata resa autonoma dalle tradizionali forme di spettacolo; dove in precedenza divideva la scena col canto. L’intento seguito è duplice: preservare il ‘gesto tradizionale’ e aprire nuove prospettive dal sapore contemporaneo. Nell’elaborazione del proprio stile espressivo la Beijing Dance Academy tiene conto di tre direttrici principali, quali: la codifica di movimenti e composizioni, ispirati dalle fonti letterarie e iconografiche, adoperando la tecnica del balletto russo; l’acquisizione della plastica e delle qualità ritmiche tipiche della danza contemporanea; l’utilizzo di tecniche e figurazioni derivati dalle arti marziali cinesi, come il wushu e il tai chi chuan, “Fare emergere il nuovo attraverso il passato” è questo il credo professato a Beijing.

Tra tradizione e innovazione, in un melange oscillante tra ‘occidentalismo’ e doveroso omaggio al proprio passato, i mille volti della Cina si sono manifestati nello spettacolo alla Pilotta, contrassegnato dall’abilità tecnica degli interpreti e dalla loro perizia nell’arte del ‘gesto’. Dai richiami delle aggraziate e ‘fluttuanti’ camminate delle donne dai ‘piedi fasciati’ ai giochi visivi creati dalle ‘maniche d’acqua, da immagini che sembrano uscire da stampe dell’epoca, con pescatori e coppie di innamorati sotto ombrelli di carta, agli effetti cromatici bianchi e neri richiamanti le tracce dell’inchiostro, un vero e proprio compendio della tradizionale ‘cinesità’ è stato offerto nella prima parte ai voraci occhi dello spettatore.

Largo spazio, invece, per la seconda parte alla ‘parabola storica’ del popolo cinese che, partendo dai canti dell’etnia Yilan, passa per le atmosfere marziali dell’Imperatore Qin - unificatore della Cina e costruttore del famoso Esercito di Terracotta - per poi confluire nell’esaltazione del fiore di loto quale simbolo di perfezione femminile e della gru solitaria, emblema stesso dell’intellettuale cinese.

La serata è stata conclusa dall’apoteosi ‘sinfonica’ di Yellow River, composizione coreografata da Chen Zemei sull’omonimo concerto per pianoforte dedicato al Fiume Giallo - simbolo di materna fecondità per ogni cinese - che ci ricorda per certi versi le sperimentazioni di Lophukov. Salti dinamici, giochi geometrici tra ensemble maschile e femminile, braccia che si protendono verso l’alto compatte, tutti elementi questi esaltanti il valore di un popolo ‘nuovo e ‘libero’, non più contadini schiavi delle mercificazioni borghesi, ma gaudenti nel formare la ‘Nuova Cina’.