Barock: Barocco contemporaneo a Napoli
di // pubblicato il 16 Febbraio, 2010
Poco più di un anno fa, a Parigi, ci si chiedeva se fosse giusto o meno esporre alla reggia di Versailles, sfarzosa dimora di Luigi XIV, re di Francia, le opere dell'artista americano Jeff Koons, re del kitsch in un certo senso, e famoso per il suo sensazionalismo artistico.
Sarebbe stato corretto? Sarebbe stato irrispettoso e antistorico?
Cosa avrebbe detto il Sovrano a proposito?
In realtà, un personaggio come Re Sole, forte del suo amore per l'ostentazione e per la sua continua volontà di primeggiare in sensazionalismo e kitscheria di certo non avrebbe disdegnato di ospitare nel suo palazzo un artista come Jeff Koons, molto vicino al suo gusto estetico, per quanto lontano nel tempo.
Dopotutto, il Barocco oltre ad una "maniera" artistica è un modus operandi, addirittura un modus vivendi in certi casi, e forse una mostra di Barocco Contemporaneo a Versailles non è una iniziativa tanto sconvolgente.

Al di la di questo primo livello di analisi, il Barocco, lo stile Barocco, è stato ed è una risposta alle contraddizioni epocali che colpirono il XVII secolo; nella sua evoluzione contemporanea è quindi un tentativo di dare risposta alle analoghe problematiche da cui è colpito il secolo corrente.
Un ponte tra dimensioni temporali distanti ma vicine, una volontà di sciogliere quesiti sul valore dell'arte e sl suo ruolo, in relazione alle problematiche sociali del tempo in cui è circoscritto.
La mostra allestita al MADRE di Napoli fino al 5 aprile, curata da Eduardo Cycelin e Mario Codognato, tenta di dare una risposta o quantomeno di proporre delle ipotesi sul valore di una tendenza che si presenta puntualmente alla luce di periodi caratterizzati da rivoluzioni scientifiche, fervori ideologici ed episodi di fondamentalismo religioso.
Periodi di turbamento che trovano spesso un'ancora di salvezza nell'ostentazione formale e nella mutevolezza di una realtà rappresentata volutamente in modo esasperato, perturbante e per molti versi ironico, grottesco, paradossale ma mai ripetitivo e ingenuo.
Una mostra corale, quella di Napoli, che prende in considerazione i protagonisti nazionali e internazionali di questo variegato panorama che accoglie le modalità espressive più diverse.
Sono in tutto ventotto gli artisti che partecipano alla mostra, dislocata tra il terzo piano del museo, la Chiesa di Donnaregina Vecchia, la Project Room, il cortile interno, la sala polifunzionale, il terrazzo di copertura, le scale monumentali ed infine l’ingresso del museo.

Ad accogliere i visitatori, all'esterno del museo l'installazione luminosa "Relational" (2009) della coppia Bianco-Valente e nell'atrio il grande squalo nalla formaldeide "Heaven" (2008/ 2009) di Damien Hirst.
Installazioni ma anche video; tra questi, solo per citarne alcuni, Mattew Barney, con il terzo episodio della saga "Creamaster" (2002) film surreale dalla forte simbologia contemporanea o i video- performance di Orlan, artista nota a tutti per la sua sperimentazione sul corpo attraverso la documentazione di interventi chirurgici e manipolazioni.

Il medesimo interesse per il trasformismo e l'intervento sul corpo attraversa anche la ricerca di Cindy Sherman, in mostra "Untitled" (#471) del 2008 , un ritratto di donna composto e glaciale che evoca la ritrattistica cinque- secentesca.
Una donna è protagonista anche dell'opera di Maurizio Cattelan: di spalle, su un letto da sala operatoria (o da obitorio) bloccata. Senza volto, la donna giace evocando prosternazione e lutto.
Altrettanto drammatiche alcune delle opere dei fratelli Chapman, raffigurazioni di guerre, miniature di tragedie e morti.
Decisamente meno drammatiche ma comunque crudamente ironiche le installazioni di Mona Hatoum "Paravent" e "Daybed" del 2008.
All'appello non potevano ovviamente mancare Jeff Koons, con "Dolphin", una installazione di grande impatto, del 2002 e Damien Hirst, di cui sono presenti vari lavori che vanno dai famosi animali in formaldeide fino alle tele realizzate con farfalle e insetti e alle composizioni di diamanti e medicinali per arrivare al "San Barthlomew. Exquisite Pain" in bronzo del 2006.

Menzionare qui tutte le opere esposte sarebbe limitante per una mostra che ha molto da dire, attraverso il linguaggio delle immagini; e soprattutto molto su cui far riflettere spingendosi oltre l'estetica per indagare, attraverso l'arte, le tematiche della contempraneità: BAROCK - Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell’Età Contemporanea tra immagini, fenomenologia e filosofia.
