Barocci e gli “altri”. La sensibilità umbra alla poetica delle emozioni.
di // pubblicato il 04 Aprile, 2010
Recentemente conclusa la retrospettiva senese,si è aperta, il 27 febbraio presso la sede di Palazzo Baldeschi al Corso a Perugia, un’interessante mostra che vede come protagonisti Federico Barocci, con alcune delle sue più riuscite creazioni, e alcuni pittori della cosiddetta “maniera umbra”.
A seguito dell’impegnativo lavoro di ricostruzione identitaria del pittore marchigiano condotto a Siena, “Federico Barocci e la pittura della maniera in Umbria” si pone come obbligata e coerente prosecuzione, al fine di delineare l’incisiva ripercussione che determinate “opere chiave” dell’artista, prima tra tutte la superbamente orchestrata Deposizione dalla Croce, suscitarono nell’ambiente perugino ed eugubino.

Secondo quanto espresso da Francesco Federico Mancini, curatore della mostra, nel capitolo introduttivo al catalogo (edito da Silvana Editoriale), è sembrato opportuno che anche la città umbra dedicasse a questo straordinario pittore un approfondimento espositivo, volto soprattutto alla contestualizzazione della sua opera in una regione non sua.
E fu proprio a Perugia che la vigilia di Natale del 1569 arrivò la prima opera significativamente manierista del maestro marchigiano. La Deposizione dalla Croce, telerio giovanile dipinto tra il 1567 e il 1569 su commissione del Nobile Collegio della Mercanzia, costituì, per il perfetto “accordo tra forma e movimento” e le ardite ma bilanciate innovazioni compositive e coloristiche, il metro di paragone cui i pittori locali dovettero obbligatoriamente far riferimento.
Affinché la travolgente e sofisticata novità introdotta da quest’opera potesse essere recepita e interiorizzata dall’ambiente artistico locale, fu necessario che altre tematiche di Barocci giungessero in Umbria.

Ecco allora che l’intimistica Annunciazione per la Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, traduzione in grande scala del prototipo realizzato, sempre da Barocci, per la cappella di Francesco Maria II della Rovere nella basilica di Loreto, e la giocosa e spontanea Madonna della Gatta, ora agli Uffizi, realizzate e approdate in un secondo tempo in Umbria, influirono positivamente su quello che Mancini ha definito “attardato conservatorismo dell’ambiente locale”.

L’intimo percorso espositivo, che prevede una trentina di opere, si svolge linearmente lungo la sua ripartita articolazione, dove quattro sezioni tematiche Il Cristo deposto, L’Annunciazione, Barocci allo specchio e La miniatura baroccesca a Perugia, affrontano attentamente “il ruolo polarizzante” di Barocci non solo sulla maniera umbra dei pittori locali, ma anche su una particolare forma artistica di rappresentazione come la miniatura.
Chi recepì per primo le pionieristiche proposte del maestro, coadiuvato da un contatto di bottega diretto e amicale, fu Felice Pellegrini che ne imitò il disegno e lo stile. Ippolito Borghese ne riprese la maniera tenera mentre Giovan Battista Michelini si rifece alle sue composizioni bilanciate e pacate. In mostra altri pittori, come Hendrick de Clerck, Ferraù Fenzoni, Giovan Francesco Bassotti, Ventura Mazza, vengono raccontati e illustrati mediante opere riconducibili ai medesimi temi iconografici affrontati da Barocci, mettendone in risalto punti di contatto, affinità e particolari emulati, non trascurando l’indipendenza creativa che questi pittori seppero dimostrare una volta metabolizzate “le accattivanti e innovative proposte del maestro urbinate”.

Un’interessante sezione comprendente tre autoritratti di Barocci svela l’aspetto del pittore, consentendoci di attribuire all’ideale immagine di un grande artista il volto fiero di un uomo determinato. Costituiscono infine un utile corollario alla mostra la proiezione di un film-documentario su Barocci e il supporto visivo che illustra la delicata e significativa operazione di restauro che ha finalmente restituito la “vertigine cromatica” alla bellissima Deposizione della Croce.

Una mostra di alto interesse dunque, per la qualità delle opere in questione e la sapiente ricerca scientifica, che, grazie all’indispensabile contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e il supporto dell’Associazione Civita, tenta ambiziosamente e in modo ammirevole di mettere in luce gli aspetti di un confronto artistico tra più personalità, lanciando così la sfida ad un’interpretazione ulteriore che ne approfondisca possibilità e intuizioni.