Bambi

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 06 Agosto, 2012

Bambi compie 70 anni. Esordì sugli schermi a Londra l’8 agosto 1942 in pieno conflitto mondiale, un soffio di bellezza per la popolazione sotto i bombardamenti, ma ebbe la sua prima ufficiale al Radio City Music Hall di New York cinque giorni dopo.
Quinto lungometraggio animato prodotto da Walt Disney, Bambi avrebbe dovuto essere il secondo facendo seguito al grandissimo successo di Biancaneve e i 7 nani, ma la sua lavorazione si dimostrò più complessa del previsto prolungandosi per oltre cinque anni, dal 1936 al 1942.

Fu un periodo difficile quello per i Disney Animation Studios, segnato da dure lotte sindacali, con gli incassi insufficienti di Pinocchio e Fantasia a comprometterne la stabilità finanziaria e l’esercito che occupò parzialmente gli Studios già in quel maledetto 7 dicembre 1941 dell’attacco a Pearl Harbor.
Disegnatori tecnici che progettavano parti meccaniche per aerei sostituirono gli animatori e anche la produzione di disegni animati di lì a poco fu coinvolta nella propaganda, con la realizzazione di cartoons che invitavano a sostenere economicamente lo sforzo bellico acquistando le obbligazioni di guerra.

Tratto da un romanzo del 1928 di Felix Salten, un impiegato assicurativo viennese, Bambi è un inno alla bellezza della natura, una poetica sinfonia sul ciclo della vita che attraverso lo scorrere delle stagioni, mette in scena il processo irrevocabile di nascita, morte e rinascita proprio di tutte le specie viventi.
Un tema complesso e non immediato per un pubblico di bambini, perciò nonostante l’esuberanza e la gioia di vivere dell’infanzia rappresentate in modo insuperabile, vi sono alcuni passaggi narrativi poco adatti a bimbi troppo piccoli. Io l’ho visto per la prima volta a dieci anni ed ero abbastanza grande da amarlo subito incondizionatamente.

A lungo Bambi è stato l’unico lungometraggio Disney senza personaggi umani e solo con Il re leone nel 1994, per molti versi una sua rielaborazione in chiave moderna, quest’esclusiva è stata infranta.
Nel folto della foresta la presenza dell’uomo è percepita come una minaccia che incombe, i cacciatori sono un’entità mostruosa che non appare mai sullo schermo e per questo ancor più temibile, perché è l’assenza ad amplificarne la presenza. La drammatica sequenza dell’incendio ne mostra tutta la capacità distruttiva.

Allo stesso modo l’uccisione della mamma di Bambi avviene fuori campo, si ode uno sparo lontano e scompare per sempre, ma resta una sequenza di forte impatto emotivo per lo smarrimento del piccolo cerbiatto, che invano invoca la mamma nel silenzio della neve che cade lentamente. Una scena ritenuta talmente traumatica che la pellicola si porta ancora addosso la fama di film triste e il tema della morte è stato bandito da tutti i lungometraggi prodotti dalla Disney per almeno i cinquant’anni a seguire.

Fama riduttiva e largamente immeritata che annulla tutta l’allegria dei giochi di Bambi con l’inseparabile leprotto Tamburino, l’incontro con la puzzola Fiore, la tenerezza del piccolo cerbiatto alla scoperta del mondo e il divertimento delle sequenze che raccontano la stagione dell’amore, con l’allarmismo del Gufo e la goffaggine dei maschi davanti a femmine seduttive.

Walt Disney desiderava una rappresentazione realistica della foresta e l’impiego dalla macchina multipiano, dotata di diverse lastre di vetro sovrapposte su cui fissare i fondali, crea il senso della profondità visibile fin dalla sequenza d’apertura.
Ancora oggi il naturalismo pittorico delle scenografie di Bambi resta ineguagliabile, lo stile generale delle ambientazioni fu definito dai dipinti di Tyrus Wong, artista cinese emigrato bambino negli Stati Uniti, che apportò il naturale influsso di semplicità e sintesi proprio della tradizione pittorica cinese.

L’arte dell’animazione moderna si può dire che nacque proprio con Bambi, la ricerca del naturalismo portò i disegnatori a studiare l’anatomia degli animali e per la prima volta venne adottato un approccio scientifico come quello di Leonardo per il corpo umano, aggiungendo lo studio dello scheletro a quello del movimento. Basta mettere a confronto i cerbiatti di Biancaneve e i 7 nani con quelli di Bambi per vedere l’enorme salto di qualità compiuto.
Rispetto a qualsiasi altro cartone animato, Bambi raggiunse un equilibrio perfetto, tra rappresentazione della realtà ed esigenze antropomorfe dei personaggi, ancor oggi insuperato.

Marc Davis osservò il volto dei bambini, arrivando anche a studiare manuali di psicologia infantile, e seppe innestare espressioni umane sui fluidi corpi animali disegnati da Bernard Garbutt, regalando ai cuccioli atteggiamenti e spirito dell’infanzia umana. Milt Kahl operò la sintesi per adattare il tutto alle esigenze dell’animazione, vere leggende come Frank Thomas e Ollie Johnston, supportate da voci e risate di veri bambini, infine fecero il resto.
Le pause di Tamburino che replica ai rimproveri della mamma, ad esempio, sono quelle del piccolo Peter C. Behn, doppiatore originale del leprotto, che si sforzava di ricordare battute troppo lunghe per la sua giovane età, e che fu d’ispirazione per dar vita a un’interpretazione indimenticabile.

L’uso originale della musica spesso in sincrono ai movimenti dei personaggi o che diventa la voce stessa della natura, come espressione degli eventi atmosferici, contribuisce a fare di Bambi un’opera d’arte immortale e un capolavoro assoluto.
La bellezza della foresta è qualcosa di talmente sublime che pone il film al vertice delle mie preferenze, e in fondo anche lo stesso Walt Disney, in più di un’occasione, ha confessato apertamente che tra tutti i film prodotti Bambi era il suo preferito.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Bambi e Tamburino,
peripezie sul ghiaccio
(© 1942 Walt Disney Production)

- Locandina originale della prima edizione italiana
- Bambi, principino della foresta
- Con Tamburino, l’amico inseparabile / La puzzola
  Fiore in letargo
- Il popolo della foresta e la potenza distruttiva del
  fuoco
- La stagione dell’amore
- Bellezza e sintesi degli sfondi
- Il Bambi definitivo disegnato da Milt Kahl / Con la
  mamma alla scoperta del mondo
- Altri momenti indimenticabili di un’opera d’arte

© 1942 Walt Disney Production

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Bambi
  • Regia complessiva: David D. Hand
  • Regia delle sequenze: James Algar, Bill Roberts, Norman Wright, Sam Armstrong, Paul Satterfield, Graham Heid
  • Con le voci di: Roberto Chevalier, Loretta Goggi, Fiorella Betti, Giuseppe Rinaldi, Massimo Giuliani, Fabio Boccanera, Lauro Gazzolo, Flaminia Jandolo, Gianfranco Bellini
  • Soggetto: Felix Salten dal suo romanzo Bambi: la vita di un capriolo
  • Sceneggiatura: Perce Pearce, Larry Morey, George Stallings, Melvin Shaw, Carl Fallberg, Chuck Couch, Ralph Wright
  • Musica: Frank Churchill e Edward Plumb diretta da Alexander Steinert
  • Scenografie: Thomas H. Codrick, Robert C. Cormack, Al Zinnen, Mc Laren Stewart, Lloyd Harting, David Hilberman, John Hubley, Dick Kelsey
  • Sfondi: Merle T. Cox, Tyrus Wong, W. Richard Anthony, Art Riley, Stan Spohn, Robert Mc Intosh, Ray Huffine, Travis Johnson, Ed Levitt, Joe Stahley
  • Supervisori animazione: Franklin Thomas, Milton Kahl, Eric Larson, Oliver M. Johnston jr
  • Animatori: Fraser Davis, Preston Blair, Bill Justice, John Bradbury, Don Lusk, Bernard Garbutt, Retta Scott, Joshua Meador, Kenneth Hultgren, Phil Duncan, Kenneth O’Brien, George Rowley, Louis Schmitt, Art Palmer, Art Elliott
  • Produzione: Walt Disney per Walt Disney Pictures
  • Genere: Capolavoro
  • Origine: USA, 1942
  • Durata: 70’ minuti