Bahlsen, il gusto dell’arte dal 1889
di // pubblicato il 12 Aprile, 2010
Bologna. Il barocco di palazzo Pepoli Campogrande abbraccia una mostra particolare ma suggestiva: una selezione di opere concepite ed eseguite dal 1900 al 1930, non dimenticando anche i decenni successivi, su commissione dell’industriale e mecenate tedesco Hermann Bahlsen (1859-1919). Uno spiccato gusto estetico, l’attenta progettazione di ogni dettaglio, l’unione tra la superba qualità dei biscotti e il radicato interesse per le discipline umanistiche ed artistiche, fanno dell’imprenditore di Hannover una sorta di pioniere, sia per ciò che concerne l’unione tra arte e pubblicità, sia per ciò che riguarda il patrocinio di artisti giovani ancora sconosciuti in quel periodo, ma che avrebbero visto esaltato il proprio talento poco dopo. Una mostra raccolta negli spazi ma ricca di contenuti, un percorso della memoria in grado di accompagnare i meno giovani nella riscoperta della quotidianità di genitori e nonni, e i più piccoli nell’incontro con ciò che è stato il passato di intere generazioni di avi. L’esposizione “Bahlsen, il gusto dell’arte dal 1889”, aperta ai visitatori fino al 15 maggio 2010, festeggia così il 50° anniversario della fondazione di Bahlsen Italia e prosegue la celebrazione del 120° anno di attività dell’azienda in Germania; la collezione storica esce, per la prima volta, dal territorio tedesco per questa particolare occasione.

La meraviglia coglie il visitatore che fin dalla prima sala si imbatte nella scultura “Donna con globo d’oro” di Ludwig Vierthaler (1875-1967): una parte della decorazione esterna dello stand dell’impresa dolciaria all’Esposizione Universale di Colonia del 1914. Un indice di ricerca estetica già piuttosto avviata che nei prototipi di grande formato dei primi manifesti pubblicitari, subito accanto, trova nuova espressione. D’un tratto, incedendo nella contemplazione delle forme e del seducente cromatismo dei poster, non si può fare a meno di fermarsi davanti ad una vecchia macchina da scrivere datata 1897 e fatta arrivare su esplicita richiesta del capofamiglia direttamente dall’America. Un oggetto di antiquariato che posto sulla scrivania con annessa sedia che fu del fondatore, ricrea la semplice atmosfera originale che contraddistingueva il lavoro d’ufficio dell’azienda.

Ma solo entrando nella Sala di Felsina, la seconda, ci si rende conto di quanto centrale fosse la figura di Hermann Bahlsen e di quanto fondamentale fosse la continua ricerca intellettuale di cui si fece reggente. Alcuni album di suoi schizzi testimoniano il suo interesse per l’arte e un non comune talento di disegnatore; la serie di medaglie esposte attesta riconoscimenti ed onorificenze sia per i prodotti elaborati che per l’impegno da lui profuso nell’elaborazione di idee innovative ed originali. All’interno della medesima teca ritroviamo, poi, l’attestazione che il conio della parola Keks, per indicare il biscotto secco al burro (un calco della parola inglese Cakes) e la lotta per il suo inserimento nel vocabolario tedesco, furono opera di Hermann Bahlsen stesso. L’utilizzo di un geroglifico egizio, dal mistico significato e simbolo di imperitura esistenza scelto dall’imprenditore, fu poi trasformato in marchio nel 1904 da Heinrich Mittag (1859-1920).
Se al servizio di ogni grande azienda ci sono sempre stati numerosi rappresentanti con il compito di presentare e promuovere il prodotto, la società tedesca non fu da meno. Ovviamente non si parla di complicate presentazioni multimediali o di pratici e leggeri cataloghi patinati, ma ad inizio ‘900 del trasporto di un imponente bauletto di campionatura contenente tutte le varietà di biscotti, nonché tutte le tipologie di confezioni fino ad allora esistenti: una scatola di tesori dai colori vivaci e dai nomi altisonanti, in cui vicino al dolcetto Leibniz troviamo il biscotto Bismarck. L’allestimento della sala si concentra, inoltre, su schizzi originali, scatole e confezioni ideate da Emanuel Josef Margold (1888-1962), uno dei membri della colonia degli artisti di Darmstadt conosciuto e richiesto da Hermann Bahlsen; completano la visione di insieme alcune scatole e cartoline realizzate da Mela Köhler (1883-1962). Entrambi gli artisti realizzarono, infatti, opere in cui l’eleganza e i decori propri dello Jugendstil viennese si riflettevano in tutta la loro beltà, creando lavori che rappresentano, ad oggi, senza alcun dubbio uno dei punti più alti dell’intera collezione.

Scatole di latta, confezioni di carta, contenitori in ceramica si palesano in ogni sala, mostrando come il gusto della decorazione vada di pari passo con il periodo di realizzazione. Ogni elemento può infatti essere preso come simbolo della corrente artistica vigente in quegli anni, diventando così una vera e propria opera d’arte, testimonianza del connubio tra estetica e consumo. Le parole di uno dei curatori della mostra, il Dott.Werther Salicini, sottolineano proprio questo aspetto: “Le scatole lunghe e strette, una volta svuotate del contenuto venivano spesso utilizzate come pratici porta guanti, così come quelle più squadrate venivano impiegate per la conservazione di foto o bottoni”. Nella Sala dell’Olimpo, ritorna nuovamente il nome di Ludwig Vierthaler perché autore del celeberrimo servizio da the “TET”: ceramica purissima e finemente decorata, i cui motivi ornamentali semplici ma ben fatti adornano teiere e contenitori sui cui coperchi troneggiano piccole figure umane di superba fattura. Accanto, ritroviamo schizzi con motivi “popolari” per le scatole in latta. Con Bernhard Hoetger (1874-1949), Martel Schwichtenberg (1896-1945) e Willi Jäckel (1888-1944) entriamo nell’era dell’espressionismo, dell’art déco e del modernismo fino al 1930.

Inebriati da questa realtà senza tempo né spazio, si avanza fino all’ultima sala. Qui si ha modo di percorrere a grandi passi la storia più recente di una delle marche di biscotti più conosciuta, osservando la miscellanea di confezioni collocabili tra il 1950 e il 1980; ideatrice e curatrice dei progetti Bahlsen in questo arco temporale fu Eva Grossberg (n. 1924), e con lei terminò l’epoca degli artisti come sviluppatori dell’immagine dell’azienda. Da questo momento in avanti furono le diverse agenzie creative a gestire l’immagine degli involucri, dei loghi e delle pubblicità: sempre in equilibrio fra tradizione e modernità, nonostante il progresso e l’innovazione, di alto pregio sono comunque rimasti i risultati.

Completano l’esposizione una serie di attività collaterali: quattro conferenze per approfondire gli stili artistici degli oggetti esposti, curate dall’Associazione Dedalo; visite guidate su richiesta ed eventi ludico-culturali organizzati all’interno delle sale, come intrattenimenti musicali e degustazioni.