Auguste Rodin. Le origini del genio

di Elisa Bergami // pubblicato il 26 Gennaio, 2011

L’essenziale è commuoversi, amare, sperare, fremere, vivere. Essere uomo prima ancora di essere artista” (A.Rodin)

Per Rainer Maria Rilke divenne quasi un’ ossessione; ore ed ore passate ad osservare il processo scultoreo della creazione, interminabili sessioni di analisi delle opere finite giungendo alla conclusione che Auguste Rodin era per lui l’incarnazione del vero artista, la quintessenza del genio creativo.
È innegabile come l’innovazione fosse compagna fedele del suo modo di fare arte, di come la perfetta commistione tra tradizione e sperimentazione fosse fondamentale per la realizzazione di opere spesso controverse e mai totalmente comprese dai suoi contemporanei.

Finalmente l’Italia offre l’occasione di conoscere anche quelle opere mai passate sotto le luci dei riflettori ma gelosamente custodite dal Musèe Rodin di Parigi che in partnership con il Comune di Legnano, permetterà ai visitatori di conoscere i multipli aspetti della personalità umana e creativa dello scultore francese.
Fino al 20 marzo 2011, infatti, l’esposizione presenta 65 sculture, 26 disegni e 19 dipinti inediti nonché fotografie originali dell’epoca (per un totale di 120 opere di cui oltre la metà inedite per l’Italia) che ripercorrono il periodo di formazione di Rodin, fondamentale per l’evoluzione della sua attività dai primi anni Sessanta dell’Ottocento, fino alla progettazione della grandiosa Porta dell’inferno realizzata nel 1884.
Palazzo Leone da Perego ospita alcuni dei capolavori assoluti dello scultore come il Giovanni Battista, il Pensatore, il Bacio, le Grandi Ombre in un viaggio che unisce le prime esperienze, maturate all’interno della bottega di Carrier-Belleuse, alla piena affermazione di una poetica dirompente nella totale liberazione delle potenzialità sovversive dell’anatomia.
Accanto troviamo anche alcune decine di gessi utilizzati per la fase successiva della fusione in bronzo.
Sono i 19 dipinti, risalenti per lo più al periodo trascorso con la moglie in Belgio, ad essere il fiore all’occhiello di questa mostra: tramite essi è possibile non solo prendere visione di una fase importante della sua vita, ma anche rendersi conto di quanto l’ecclettismo, così spesso sottolineato da Rilke, sia una sua peculiarità fondamentale.
In anteprima assoluta viene anche presentato un ritrovamento recente, la Jardinière, ossia un vaso decorativo collocato sul celebre Vaso dei Titani, in verità un piedistallo: rinvenuta qualche mese fa a Parigi, l’opera è stata nuovamente assemblata proprio per l’occasione legnanese.

La mostra, organizzata in sezioni, prende avvio da Giovinezza e formazione dove sono raccolti i lavori giovanili, sia quelli realizzati in età adolescenziale sia quelli successivi alla formazione presso la Petit École, in cui l’aderenza all’accademismo figurativo è il dettaglio più evidente. Il risultato delle lunghe ore trascorse al Louvre ad osservare le statue degli antichi mostra una resa eccelsa del già fatto e parimenti prova quanto affinata fosse la sua tecnica creativa.

Nella sezione In Belgio si trova la serie di dipinti di piccolo formato (olio su cartone) eseguiti tra il 1871 e il 1877, per lo più dedicati ai paesaggi della foresta di Soignes caratterizzati da uno studio della luce tipica della tradizione francese di Corot e Courbet.
Il percorso continua attraverso lavori in cui è evidente il debito contratto nei confronti dell’attività svolta all’interno di alcune botteghe artigiane, a contatto con materiali e tecniche diversi che permisero a Rodin di diventare un virtuoso nel trattamento e nella lavorazione di oggetti e piccoli ritratti eleganti e delicati.

Proseguendo ci scontriamo con Guardando ai maestri in cui regnano incontrastati gli studi dei maestri italiani come Donatello, Tiziano e soprattutto Michelangelo. Considerato dallo scultore una sorta di spirito guida, la tensione emotiva riflessa in quella muscolare è ciò che più di ogni altra cosa ispirò lo scultore; particolarmente affezionato alla fase più matura, quella delle torsioni, del “non finito”, del “contrapposto”, Rodin tende ad umanizzare le sue creazioni, riconducendole alla realtà e liberandole definitivamente dalle corde del rigore accademico michelangiolesco.

Segue la sezione Rientro a Parigi in cui spiccano alcuni suoi grandi capolavori, tra cui i ritratti di alcuni intellettuali ed amici del tempo. Fu a Parigi, che nel 1880, lo Stato gli commissionò una porta monumentale per un museo dedicato alle arti decorative; questa doveva essere ornata da undici bassorilievi rappresentanti scene tratte dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Per questo particolare lavoro, Rodin si ispirò alle porte che il Ghiberti realizzò nel XV secolo per il battistero di Firenze unendo al suo interno alcune delle opere in scala da lui già realizzate.
In una sorta di immaginario battesimo ecco che il Pensatore diventa Dante mentre i corpi avviluppati in un eterno abbraccio si trasformano in Paolo e Francesca. L’Inferno che emerge non è troppo aderente allo scritto dantesco, ma risente delle suggestioni simboliste così come del fascino di testi della levatura di Le Fleurs du Mal di Baudelaire.

Infine si giunge a Verso la Porta dell’Inferno, dove ritroviamo alcuni bozzetti e disegni facenti riferimento ad alcune sue celeberrime sculture tra cui L’uomo che cade (L’Homme qui Tombe), Eterna primavera (L’Eternel Printemps), Le tre ombre (Les Trois ombres), solo per citarne alcune.

Incompreso o semplicemente geniale come solo i grandi artisti sanno essere, Rodin adottava sicuramente metodi di lavoro particolari: definendosi cacciatore di verità e osservatore della vita, pretendeva che i suoi modelli non assumessero in alcun modo pose artefatte e innaturali ma che camminassero all’interno del suo atelier normalmente, come se la loro nudità fosse ordinaria espressione del loro essere. “Per il nudo ho un vero culto” era solito dire così come per la bellezza difficile di torsi e polpacci “perché tutto, anche lì, è bocca, occhi, sguardo”. Nel corso della sua decennale carriera non sperimentò mai per le sue sculture, materiali diversi dal bronzo quasi come se questa lega metallica fosse l’unica in grado di rendere appieno la tensione del momento, la rocciosa solitudine della raffigurazione, la silente immobilità.

Nel salone delle mostre della Banca di Legnano, fino al 18 marzo 2011, viene poi presentato il ciclo fotografico che Bruno Cattani elaborò per conto del Musèe Rodin nel triennio 1999-2001 ritraendo i capolavori di Camille Claudel e Auguste Rodin. L’esposizione, che consta di una quarantina di scatti in bianco e nero, mette in luce la relazione artistica e personale tra i due amanti. Camille entra ventenne nell’atelier di Rodin nel 1884 e quindi questa sequenza fotografica inizia dove termina quella monografica sopra descritta, in un continum temporale che evidenzia anche alcuni aspetti della vita personale del grande artista.

Non bisogna avere fretta” era uno dei motti prediletti dallo scultore parigino, nel creare così come nel godere dei frutti di tale processo.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Auguste Rodin
    (Parigi 1840 - Meudon 1917)
  • Auguste Rodin
    Sentiero a Watermael nella foresta di Soignes,1871-1877
    0,27 x 0,3565 m
  • Auguste Rodin
    L'età del bronzo, 1875-1876
    bronzo
    1,8 x 0,8 x 0,6 m
  • Auguste Rodin
    Le tre Ombre
    bronzo
    193 x 190,5 x 108 cm


IN COPERTINA
un particolare di
Auguste Rodin
Il Pensatore
184,5 x 107 cm

Mappa

Dove e quando

RODIN. Le origini del genio (1864-1884)

  • Fino al: - 19 Marzo, 2011
  • Indirizzo: Palazzo Leone da Perego, via Gilardelli 10, Legnano

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