Asmara: città segreta
di // pubblicato il 23 Giugno, 2009
Sull'altopiano eritreo a circa 2300 metri di altitudine, si trova una città che racconta un pezzo di storia italiana di ormai quasi settant'anni fa. Nonostante una sanguinosa guerra contro l'Etiopia alla quale l'Eritrea era stata annessa, il centro monumentale di Asmara è rimasto praticamente lo stesso che hanno abbandonato i soldati italiani nel 1941.

Una mostra allestita presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna illustra con bozzetti e pannelli la storia della sua ideazione, costruzione e sviluppo al fine di sostenerne l'inserimento nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco per il suo nucleo costitutivo formatosi durante l'amministrazione italiana che costituisce un esempio unico di architettura del Novecento.
Itinerante, è stata esposta per la prima volta a Berlino nel 2006 e anche a Torino lo scorso anno. Bologna è stata scelta per la sua importanza simbolica: durante gli anni aspri della guerra di liberazione eritrea divenne punto di riferimento per tanti rifugiati politici, una sorta di capitale in esilio, tra il 1961 e il 1991 anno dell'Indipendenza.

L'occupazione da parte del Regno d'Italia avvenne attorno al 1889 sulla scia delle altre potenze europee e durante i primi anni del 1900 si cominciò a costruire una città che potesse accogliere la popolazione italiana in cerca di una nuova vita lungo le acque del Mar Rosso. Da questo momento gli stili architettonici presenti attraversano e riprendono tutte le tendenze dell'arte italiana mescolate anche a tecniche di costruzione o ad influssi locali. E' negli anni '30 però con il regime fascista e la creazione dell'Impero italiano che si ha una vera e propria esplosione della città, purtroppo sottomessa alle leggi di discriminazione razziale. In questo periodo viene totalmente ammodernata anche dal punto di vista urbanistico probabilmente grazie al fatto di essere diventata la città coloniale con più forte presenza italiana. La struttura urbanistica ricerca una funzionalità maggiore in linea con i cambiamenti della società e dei consumi e si basa sulla divisione in quattro aree per il lavoro, l'abitazione, il tempo libero e il trasporto. A queste si aggiunge la divisione in zone europee e zone indigene oppure miste per le sedi amministrative. Certamente le zone ricche e curate erano quelle europee con cinema, teatri, abitazioni, uffici tutti improntati su differenti tendenze stilistiche: Decò, Razionalismo, Novecento e anche Futurismo. Un esempio lampante di architettura futurista è la stazione di servizio Fiat Tagliero perfettamente integra e progettata da Giuseppe Pettazzi nel 1938 che riprende, molto futuristicamente, la struttura di un aereoplano. Non solo la città fu cambiata ma venne anche incrementata la linea dei trasporti e costruita la teleferica più lunga del mondo per il trasporto delle merci.

Non solo questa esposizione si inserisce nel difficile ambito della conservazione di opere del periodo moderno ma crea la possibilità di riflettere su di un passato non molto lontano ma che sembra in realtà lontanissimo; ci riporta ad un periodo della nostra storia che è esistito e che non si può dimenticare nè cancellare e che ha lasciato tracce notevoli che forse neanche noi stessi ci potremmo aspettare. Figuratevi la mia sorpresa quando sono venuta a sapere, proprio grazie a questa mostra, che un mio parente all'inizio del Novecento ha partecipato attivamente alla costruzione di questa città, morendovi nel 1924, e alla cui memoria (ho scoperto costernata) è stato innalzato un monumento! Il passato è più vicino spesso di quanto si possa pensare. A chi è interessato all'argomento e ha una certa dimestichezza con l'inglese consiglio anche di cercare il libro “Asmara. Africa's Secret Modernist City” in cui è raccontata dettagliatamente la storia della città e della sua architettura.