Ascoli Piceno svela il futurismo di Cleto Capponi

di Cecilia Limpido - pubblicato il 12 Dicembre, 2009 in Mostre

Sulla scia delle celebrazioni per il centenario del futurismo, segnaliamo ancora un appuntamento per gli amanti più fedeli di Marinetti & Co. Questa volta si tratta di una rassegna sorprendente e fuori dal comune, adatta allo sguardo vigile e curioso di coloro che sono sempre alla ricerca di artisti ingiustamente trascurati dalla critica e di opere “di recente scoperta” da sottoporre all’attenzione del pubblico. Perché, si sa, soprattutto circa un’avanguardia così intrigante come quella chiamata in causa, non si è detto mai abbastanza.

La mostra “Futurismo inedito – I ritratti nascosti”, ospitata fino al 21 febbraio 2010 nelle stanze signorili di Palazzo dei Capitani ad Ascoli Piceno, raccoglie alcune delle opere inedite di Cleto Capponi, Ivo Pannaggi, Giacomo Balla, Sante Monachesi e Gerardo Dottori, provenienti dalla Pinacoteca civica di Macerata e dall’Archivio Sante Monachesi di Roma. Il nucleo più nutrito dei 50 lavori esposti sono i disegni, propri di una ritrattistica irriverente e introspettiva, dell’ascolano Cleto Capponi, a cui la rassegna, la prima in Italia a lui dedicata, cerca di restituire una notorietà sottratta senza motivo.

L’avvicinamento dell’artista alle qualità grafiche e concettuali di un disegnatore, in molti casi antesignano della “vignetta politica”, nasce dal fortunato incontro con il pluricampione della boxe Primo Carnera che nel gennaio del 1934 si reca ad Ascoli per un’esibizione. Il ritratto che Capponi fa del pugile per la pagina locale del “Messaggero” viene apprezzato e spostato dalla redazione romana nella parte nazionale, per poi passare ad illustrare il quotidiano più potente del regime, il “Popolo d’Italia”. “Galleria dei contemporanei” e “Galleria del regime” sono le serie di ritratti prodotte dall’artista dal’34 per la prima e la terza pagina, una vera e propria sfilata di personaggi, nazionali e internazionali, che fotografa la storia politica, culturale e persino sportiva di quegli anni. Partendo da una griglia o gabbia entro la quale costruisce, su piani e linee contrapposte, la figura, l’artista restituisce del soggetto ritratto l’intensità espressiva ed introspettiva. È così che il volto rugoso e tetro di Vittorio Emanuele III o quello rassegnato e sommesso del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, che verrà assassinato da Hitler da lì a sei mesi, possono definirsi “caricature concettuali”. Ma si può dire altrettanto dei volti di Italo Balbo, Ministro dell’Aeronautica, di Emilio De Bono, Ministro dell’Africa italiana o di Pierre Laval, Ministro degli Esteri francese, tutti immortalati in una foto di cronaca dell’epoca utilizzata da Capponi per “ricreare” sulla carta il carattere del personaggio.

Certo, la scomposizione di piani e linee propria del modello futurista non poteva essergli indifferente. Capponi ne era rimasto colpito e affascinato durante il proficuo incontro del 1922 quando il promettente pittore Ivo Pannaggi, allora poco più che ventenne, espose nelle sale del Convitto Nazionale di Macerata, di cui l’artista era allievo, le opere di Balla, Depero, Prampolini, Boccioni e Sironi, per la prima volta nelle Marche. Il giovanissimo ascolano, infiammato dallo spirito irriverente e guerrafondaio di un Pannaggi totalmente aperto alle novità del mondo dell’arte, si interessò in particolare a quei ritratti di intellettuali romani che il maceratese aveva realizzato tra il 1923 e il 1926 per la rivista “Index virorumque prohibitorum” curata dall’amico Bragaglia, e soprattutto a quelli di Toscanini, Keaton e Kandinsky, risalenti agli anni ’30 e che abbiamo l’opportunità di vedere in mostra, dove, come ha scritto Verdone “…l’anatomia è sparita e le linee esprimono in se stesse e in svariate combinazioni la fisionomia, il carattere della persona”. Tuttavia, se Pannaggi ribalta in primo piano il volto del personaggio annullandone la tridimensionalità, Capponi, elaborando uno stile assolutamente personale, applica alla figura una sintesi plastica senza rinunciare alla resa in profondità.

Questa mostra ci consente di accostare ai ritratti dell’ascolano altre prove di maestria dell’avanguardia futurista, tra cui due tele, del tutto inedite, frutto della genialità del celeberrimo Giacomo Balla. Le due opere, Ritratto di Simboli del 1936 e Ritratto della madre di Simboli del 1928, esposte per la prima volta grazie alla collaborazione dell’Accademia Georgica di Treia, si collocano nella fase del “ritorno all’ordine” e sottolineano la capacità dell’artista nella resa dell’incarnato attraverso un uso del colore che si trasforma in materia liquida e filamentosa. Si deve al curatore Stefano Papetti la straordinaria scoperta, a proposito del primo dipinto, di “tre quadri in uno”: Balla propone infatti un interessante effetto trompe l’oeil, riproducendo alle spalle del benemerito cittadino treiese Simboli un’altra sua opera raffigurante una giovane donna che conversa con un’amica e, proprio all’interno di quest’ultima, sulla parete retrostante, un’ ulteriore opera eseguita negli anni ‘20. Una citazione di se stesso a tutti gli effetti, un vero e proprio “excursus retrospettivo” della sua carriera artistica.

L’anno dedicato alla grande avanguardia italiana si chiude con la scoperta, dopo i maestri maceratesi Pannaggi e Monachesi, di un altro emerito artista che aggiunge un tassello importante al mosaico ancora “in progress” del futurismo marchigiano.

Didascalie & Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Cleto Capponi
    Primo Carnera
    Campione del mondo dei pesi massimi
    Il Messaggero 10 Gennaio 1934
  • Cleto Capponi
    Engelbert Dollfuss
    Cancelliere Austriaco
    Il Popolo d´Italia 30 Gennaio 1934
  • Cleto Capponi
    V. Emanuele III - Re d´Italia
    Il Popolo d´Italia 24 Maggio 1934
  • Ivo Pannaggi
    Ritratto di Arturo Toscanini
    litografia su cartoncino
  • Giacomo Balla
    Ritratto di Carlo Simboli
    olio su tela


IN COPERTINA
(un particolare di)
Cleto Capponi
Platea
olio su tela

Extra

Mappa

Dove e quando

  • Date : 02 Dicembre, 2009 - 20 Febbraio, 2010
  • Indirizzo: Ascoli Piceno, Palazzo dei Capitani del Popolo
  • Sito web

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