As Soon As Possible - L’accelerazione nella società contemporanea
di // pubblicato il 20 Maggio, 2010
Visitando la nuova esposizione ospitata dal Centro di Cultura Contemporanea Strozzina dal titolo As Soon As Possible, mi sono tornate in mente le parole che Seneca nelle Lettere Morali rivolge all'amico Lucilio: “Nessuno si preoccupa di vivere bene, ma di vivere a lungo, eppure tutti possono fare in modo di vivere bene, nessuno di vivere a lungo”.
Un concetto che, malgrado gli enormi progressi della scienza e della medicina, a distanza di oltre duemila anni, è quanto mai attuale e ben riassume le ansie della nostra società.
Benché infatti, rispetto ai tempi di Seneca, l'aspettativa media della vita in occidente sia praticamente raddoppiata, l'uomo di oggi continua ad essere ossessionato dal tempo che scorre e cerca vanamente di esorcizzare la morte.
In modo altrettanto paradossale tuttavia, non sfrutta il tempo che gli è concesso per coltivare le proprie relazioni sociali ed amorose, ma anzi, travolto dall'ansia del rendimento, è costretto a prolungare le ore dedicate al lavoro, in un mondo che, complici le nuove tecnologie, è sempre più accelerato e frenetico.

Il tema affrontato da questo nuovo progetto del CCCS è appunto il tempo come paradigma di riferimento della società contemporanea caratterizzata da una crescita costante della produttività , dall'ambizione di aumentare i livelli di efficienza e da una continua iper-attività che influenza tutti i settori della vita.
“La dinamica dell'accelerazione – osserva Franziska Nori, direttrice della Strozzina – provoca una nuova strutturazione della società. In genere chi ha tempo non ha denaro e chi ha denaro non ha tempo. Così la mancanza di tempo è promossa a status symbol. Chi ha troppo tempo a disposizione si sente escluso dal sistema, quasi anormale, e per questa emarginazione rischia patologie depressive”.
Uno degli strumenti che ha reso ancora più rapido questo processo di accelerazione della vita quotidiana è senza dubbio internet che come afferma il filosofo tedesco Hartmut Rosa nel saggio contenuto all'interno del catalogo della mostra, “in un certo senso rappresenta la realizzazione di un'utopia, l'assenza di luogo fatta struttura: tutte le informazioni sono in tempo reale cioè trasferibili senza le attese causate dalla distanza spaziale e di conseguenza i contatti sociali si possono stabilire all'istante, evitando le lentezze legate allo spazio”.

Ma il guadagno di tempo ottenuto grazie alle nuove tecnologie non basta più e l'uomo moderno continua ad essere angosciato dalla mancanza di tempo in conseguenza del fatto che aumentano in modo esponenziale anche il numero delle cose che vogliamo o dobbiamo fare.
Le opere degli artisti selezionati sono espressioni sintomatiche di questa condizione del mondo presente. Ciascuno di essi è stato scelto secondo la propria diversa modalità di affrontare le tematiche del tempo, della velocità, dell’accelerazione o di una controreazione a tutto ciò.
Standard Time, video realizzato dall'artista tedesco Mark Formanek, è forse l'installazione che meglio rende l'idea della folle e spesso inutile frenesia dei nostri tempi.

Il video mostra settanta operai che costruiscono senza mai fermarsi un orologio dall'aspetto digitale, fatto di aste di legno che funziona in tempo reale e che viene aggiornato per ventiquattro ore.
Chi guarda le immagini quindi, vede l'ora ma soprattutto gli uomini che la costruiscono tramite un'attività apparentemente fine a sé stessa e diretta ad un unico scopo, segnare il tempo.
Da apprezzare per la sua originalità anche l'idea di Fiete Stolte che si pone al centro di un progetto che mette in luce il contrasto contrasto tra il tempo vissuto e quello reale. L'artista tedesco ha deciso di sottrarre tre ore ad ogni giorno della settimana ricavando così un ottavo giorno al fine di sperimentare la compressione del tempo e lo straniamento dell'uomo in costante lotta contro l'accelerazione del mondo.