ARTEINATTESA. Policlinico di Modena
di - pubblicato il 18 Maggio, 2009 in Eventi
Continuano in tutta Italia gli eventi che pongono l’attenzione sui giovani artisti emergenti. Sempre più spesso i luoghi scelti come sede di esposizioni o installazioni sono i meno usuali. Secondo la Vettese, voce di spicco del settore, “intervenire in luoghi non ortodossi è per l’arte contemporanea diventata un’urgenza”.
L’arte ha bisogno oggi di esplorare nuove possibilità, e ai giovani artisti deve essere restituito quel senso di sfida che è indispensabile per riflettere sul mondo esattamente com’è, al di fuori di sovrastrutture precostituite e ormai ampiamente digerite. L’arte di oggi deve prendersi il proprio spazio “crearsi la propria nicchia”, in questo processo è inevitabile l’incontro con i simulacri del passato.
ARTEINATTESA porta, per la prima volta in Italia, il mondo dell’arte all’interno di uno spazio sanitario. Da oggi e fino al marzo del 2010 chi si recherà al Policlinico di Modena avrà l’occasione d’incontrare opere di giovani artisti emiliano romagnoli tra le sale d’aspetto e dei reparti, ma anche negli ambienti dell’adiacente Facoltà di Medicina e Chirurgia della città. L’obiettivo è quello di abbellire i locali ospedalieri modificando la percezione del luogo per umanizzarlo e dare possibilità di svago mentale al paziente.
L’arte, fruibile durante le lunghe attese alle quali consapevolmente ci accingiamo, è proprio per questo inattesa, in quanto non ci aspetteremo mai di trovarla in determinati ambienti. Il sentimento perturbante che scaturisce dalla sorpresa di quest’insolita commistione tra arte e nuovi luoghi ad essa aperti, è ciò che di più propriamente contemporaneo ed innovativo troviamo nella rassegna. In particolare a tre giovani artisti che espongono le loro opere negli spazi del Museo della Facoltà di Medicina, è stata data la possibilità di dialogare con aspetti e contesti totalmente nuovi, e di parlare così di qualcosa che ancora non è stato indagato.
L’esposizione inaugura la nuova edizione di Gemine Muse a Modena, evento che a sua volta rientra nel cartellone di Italia Creativa, manifestazione nazionale che, nell’anno europeo della creatività e dell’innovazione, vuole valorizzare il patrimonio artistico italiano e il dialogo culturale, facendo di 150 giovani artisti e 30 curatori o protagonisti.
Il progetto modenese Diari di Anatomia, curato da Silvia Ferrari, mette in campo tre installazioni appositamente realizzate da giovani artisti modenesi e collocate entro le collezioni scientifiche conservate nel Museo di Anatomia dell’università. Del resto da sempre il Museo di Anatomia è un luogo che ha visto incontrarsi arte e scienza, creazione dell’uomo e innovazioni tecnico-scientifiche, in un florido interscambio d’informazioni. Fondato per volere di Francesco IV d’Este all’inizio dell’Ottocento, il museo conserva i busti anatomici da sempre utilizzati per le lezioni in facoltà. Tutt’ora la collezione mantiene intatta la sua integrità e gli arredi originari.
Gli artisti scelti, partendo da questo materiale e riflettendo sul rapporto odierno che intercorre tra corpo ed identità, intavolano un dialogo serrato tra passato e presente mettendo in gioco tre diverse modalità espressive e calandovi, al loro interno, le proprio personali identità ed emotività, per sciogliere le barriere che troppo spesso rinchiudono in scomparti asettici scienza ed arte.
La prima installazione dal titolo “Second life” opera dell’artista Alessio Bogani è dedicata alla figura dello scienziato tout court.
Recuperando oggetti un tempo in uso, l’artista ricrea il vero e proprio studio del medico intrecciando vissuto e scienza, ma riflettendo anche sulla falsificazione, sui limiti e sugli eccessi della ricerca. Completa l’opera il video che proietta un falso documentario su esperimenti scientifici eseguiti negli anni Trenta in Russia, di nuovo eccessi e la falsificazione.
Fabio Bonetti con l’installazione “Della nostra stessa dissoluzione” ci parla invece della dissoluzione del corpo, che diventa metafora della stessa effimera consistenza che ha l’arte in rapporto con la realtà. Partendo dall’autoritratto e citando un celebre scatto del 1840 di Hyppolite Bayard che si ritrae come un annegato, lo stesso Bonetti si fotografa immerso nell’acqua di una vasca da bagno. In questa maniera il corpo, immerso in tal magica aurea primordiale, perde la sua consistenza e mostra, attraverso delle trasparenze, il proprio interno
Chiude la rassegna Angelica Porrari che con il video “Nowhere fast” reinterpreta la matericità del corpo in continuo movimento, monito di vita e morte. Ispirato ai busti ostetrici in terracotta del museo, il video si sofferma sul corpo femminile al quale è riconferita la sacralità che l’artista vuole donargli.
L’arte, a Modena, catturerà chi non l’attende.