Arte e scienza al “nuovo” museo Galileo
di // pubblicato il 09 Giugno, 2010
Che Firenze sia una miniera più o meno inesauribile di opere d'arte è cosa nota. A volte però si tende a dimenticare che questa città ha avuto anche un ruolo importante nello sviluppo della Scienza moderna. Per ricordarcelo basta una visita al Museo di Storia della Scienza, un luogo dove scienza e arte diventano una cosa sola – come ha sottolineato Vittorio Sgarbi, intervenuto alla presentazione del nuovo allestimento museale alla stampa - e che l'11 Giugno, dopo 2 anni di ristrutturazione, riaprirà al pubblico con il nuovo nome di Museo Galileo, in concomitanza con il 400° anniversario della pubblicazione del Sidereus Nuncius e a conclusione dell'anno dell'Astronomia (2009) dichiarato dall'Unesco per celebrare le scoperte dello scienziato pisano (1609).
Fondato nel 1930, da 80 anni esatti il Museo di Storia della Scienza occupa la prestigiosa sede di Palazzo Castellani, in piazza dei Giudici, un angolo del centro storico incastonato tra i lungarni e il retro degli Uffizi. Il palazzo fu fondato nel XII secolo e poi modificato nei secoli successivi ed è già di per sé un'opera d'arte: fin dalla sua nascita ospitò preziose collezioni scientifiche tra le quali spiccano quelle dei Medici e dei Lorena, i quali oltre che mecenati delle arti furono governanti moderni e amanti delle scienze e del libero pensiero. Entrambi infatti contribuirono a rendere Firenze un polo scientifico all'avanguardia, teatro di episodi e scoperte che hanno segnato la scienza moderna. La Sala delle Carte e lo Stanzino delle Matematiche, ancora oggi visibili rispettivamente a Palazzo Vecchio e agli Uffizi, sono testimonianza della passione - già moderna – di queste due dinastie per la Scienza. Va inoltre ricordato che proprio grazie all'insistenza del Granduca, le spoglie di Galileo Galilei furono trasferite nel sepolcro di Santa Croce: questo fu non solo un atto di sfida verso la Chiesa, ma anche una strenua difesa del libero pensiero.
Proprio a Galileo, da oggi sarà intitolato il “nuovo” Museo, che custodisce gli unici strumenti che egli stesso ideò e costruì a noi pervenuti: tra questi spiccano i due cannocchiali e la lente del cannocchiale con il quale lo scienziato scoprì i satelliti di Giove. Eccezionalmente fino al 31 Ottobre, negli spazi del museo saranno esposte alcune preziose reliquie: 2 dita e un dente di Galileo prelevati dai resti dello scienziato in occasione della traslazione all'interno del sepolcro situato in Santa Croce, di cui si erano perse le tracce e che sono stati recentemente ritrovati dall'antiquario fiorentino Alberto Bruschi.

Il percorso espositivo, che si articola in 18 sezioni, parte proprio dalle scoperte di Galileo, ricostruendo in modo semplice ma efficace lo “stato dell'arte” della ricerca scientifica nella Firenze del tempo, mettendola in collegamento con i progressi raggiunti in altri paesi europei. Il visitatore può quindi ammirare strumenti per la misurazione del tempo e dello spazio, per l'osservazione di fenomeni fisici ed atmosferici, per la cartografia ed il disegno tecnico, in un viaggio che parte dal Rinascimento per giungere fino al XVIII secolo, con oggetti destinati allo studio dell'elettricità e dell'elettromagnetismo. Tra i pezzi esposti anche alcuni pezzi restaurati recentemente, come la celebre Sfera armillare lignea di Antonio Santucci, e i Globi celesti e terrestri di Vincenzo Coronelli.

Il nuovo allestimento permette di fruire al meglio la collezione del museo: infatti le teche – appositamente realizzate per questo progetto – valorizzano gli oggetti lasciando ben visibile la struttura circostante. In questo contesto è possibile apprezzare non solo l'imponenza delle collezioni esposte, ma anche il loro valore artistico. Impossibile infatti non rimanere stupefatti osservando la fattura di alcuni degli strumenti. Le didascalie, chiare, leggibili, e disposte in modo da essere facilmente fruibili, forniscono un supporto discreto ma sostanziale alla visita; allo stesso tempo i grandi schermi disposti nelle sale, illustrano in modo chiaro il funzionamento di alcuni strumenti, aggiungendo un'ulteriore livello di lettura.

La tecnologia infatti è uno dei punti di forza di questo nuovo percorso museale: fedeli all'impegno di un museo che custodisce la memoria delle grandi scoperte scientifiche, i responsabili di questo progetto propongono strumenti che sfruttano la tecnologia più recente per guidare il visitatore non in una semplice visita, ma in una vera esperienza di scoperta a 360°: grazie a Track Man, un piccolo dispositivo dotato di touch screen – grande più o meno quanto un piccolo navigatore satellitare – gli utenti possono esplorare contenuti testuali o audiovisivi legati agli oggetti in mostra. La presenza della tecnologia RFID (Radio Frequency IDentification) infatti permette al dispositivo di individuare tramite delle onde radio a bassa frequenza il contesto espositivo all'interno del quale ci stiamo muovendo, e in base agli oggetti che ci circondano restituisce informazioni pertinenti. In questo modo è possibile ad esempio ottenere contenuti aggiuntivi sugli esperimenti di Galileo mentre stiamo osservando il suo modello di piano inclinato. Questi dispositivi, brevettati dall'azienda italiana Mit, sono uno strumento unico nel panorama museale italiano, e possono essere adattati a qualsiasi tipo di utenza: i contenuti e le interfacce sono infatti stati progettati per l'utilizzo da parte dei bambini, delle persone con disabilità – visive uditive o agli arti – e del pubblico che non ha dimestichezza con queste tecnologie. Raramente la tecnologia è messa al servizio dell'arte in modo così efficace e non per puro virtuosismo.
Per chi non può visitare il museo, o per chi vuole prepararsi alla visita, il Museo Galileo mette a disposizione due ulteriori strumenti: le informazioni disponibili all'esterno del museo tramite connessione wi-fi, e un sito web, anch'esso rinnovato, che permette di navigare all'interno dei cataloghi e della ricchissima collezione libraria, oltre a fornire una eccezionale documentazione fotografica della storia dell'Istituto stesso e una sezione che permette una visita al museo virtuale.

Aggiungiamo infine che tutto il materiale della visita, sia testuale che multimediale, così come il contenuto del sito, è disponibile sia in Italiano che in Inglese, mentre il sito sarà presto aggiornato in altre sei lingue, per venire incontro a un pubblico sempre più vasto.